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FONTI - La ricerca dei testi

Caio Giulio Cesare
Appunti sulla guerra gallica

MITOLOGIA CELTICA - Fonti

ITALICI > Romani
CELTI >
Galli

Titolo

Commentarii de bello Gallico

Autore

Caio Giulio Cesare (102/100 - 44 a.C)

Genere

Cronaca storica

Epoca

50 a.C.

Appunti sulla guerra gallica

Caio Giulio Ceare - BustoGli Appunti sulla guerra gallica, oltre ad essere un importantissimo documento storico, sono un gioiello di prosa latina. Scritti all'insegna dell'impersonalità, accentuata dall'uso narrativo della terza persona, hanno uno stile rapido e terso, privo di orpelli, come se Cesare pensasse già (ed è Cicerone a dirlo) di star consegnando importanti materiale ai futuri storici. Ma al di là del loro valore storico e letterario, gli scritti cesariani sono una delle pochissime fonti classiche ad aprire uno squarcio sull'antico mondo gallico. Certo, tutto è filtrato attraverso l'ottica romana e i dettagli antropologici non hanno alcuna pretesa scientifica: Cesare vi si sofferma qua e là sugli usi e costumi celtici in ossequio a una moda letteraria, non per un reale interesse, ed i Galli vi compaiono quali barbari da ricondurre nel'orbita civilizzatrice del mondo classico. Ciò ovviamente non toglie che, nella penuria di documentazioni, i commentarii cesariani siano di primaria importanza per la nostra comprensione della realtà e della cultura degli antichi Celti.

Edizioni italiane

  • CESARE Caio Giulio: La guerra gallica - La guerra civile. NEWTON & COMPTON 1995. Traduzione di Maria Pia Vigoriti.

(Brani citati nel sito)

[I sacrifici dei Galli]

Natio est omnis Gallorum admodum dedita religionibus, atque ob eam causam, qui sunt adfecti grauioribus morbis quique in prœlis periculisque uersantur, aut pro uictimis homines immolant aut se immolaturos uouent, administrisque ad ea sacrificia druidibus utuntur, quod pro uita homnis nisi hominis uita reddatur, non posse deorum immortalium numen placari arbitrantur, publiceque eiusdem generis habent instituta sacrificia. Alii immani magnitudine simulacra habent, quorum contexta uiminibus membra uiuis hominibus complent, quibus succensis circumuenti flamma exanimantur homines. Supplicia eorum qui in furto aut latrocinio aut aliqua noxia sint comprehensi, gratiora dis immortalibus esse arbitrantur. Sed cum eius generis copia deficit, etiam ad innocentium supplicia descendunt.

Tutto il popolo gallico č molto osservante per quanto riguarda le pratiche religiose, e quindi, chi č affetto da malattie di una certa gravitą, si trova in battaglia o esposto ad altri pericoli, immola, o fa voto di immolare, vittime umane, e ricorre ai druidi per amministrare questi sacrifici, perché ritengono di non poter placare la potenza degli dči immortali se non offrono vita per vita, e si istituiscono anche sacrifici pubblici di questo tipo. Alcune popolazioni hanno delle immagini di enormi proporzioni, fatte di vimini intrecciati, al cui interno rinchiudono degli uomini ancora vivi, poi vi appiccano il fuoco e li fanno morire tra le fiamme. Credono che il supplizio di chi sia stato sorpreso a commettere furti, ladrocini o altri delitti sia pił gradito agli dči immortali, ma quando mancano vittime di questo tipo, arrivano anche a sacrificare degli innocenti.

Caio Giulio Cesare: La guerra gallica [VI: 16]
Traduzione di Maria Pia Vigoriti, con qualche variazione

[Le divinitą galliche]

Deorum maxime Mercurium colunt, huius sunt plurima simulacra, hunc omnium inuentorem artium ferunt, hunc uiarum atque itinere ducem, hunc ad quæstus pecuniæ mercaturasque habere uim maximam arbitrantur. post hunc Apollinem et Martem et Iouem et Minerua. de his eandem fer quam reliquæ gentes habent hopinionem: Apollinem morbos depellere, Mineruam operum atque artificiorum initia tradere, Iouem imperium cælestium tenere, Martem bella regere.

Il dio che i Galli onorano di più è Mercurius: le sue statue sono le più numerose, essi lo considerano come l'inventore di tutte le arti, egli è per loro il dio che indica il cammino, che guida il viaggiatore, egli è il più abile ad assicurare i guadagni e a proteggere il commercio. Dopo di lui adorano Apollo, Mars, Iuppiter e Minerva. Essi si fanno di questi dèi pressappoco la stessa idea degli altri popoli: Apollo guarisce dalle malattie, Minerva insegna i princìpî dei lavori manuali, Iuppiter è il signore degli altri dèi, Mars presiede alla guerra.

Huic, cum prœlio dimicante contistuerunt, ea quæ bello ceperint, plerumque deuouent; cum superauerint, animalia capta immolant reliquasque res in unum locum conferunt. multis in ciuitatibus harum rerum exctructos cumulos locis consecratis conspicari licet; neque sæpe accidit au neglecta quispian religione aut capta apud se occultare aut posita tollere auderet, grauissimumque ei rei supplicium cum cruciatu constitutum est. In genere dedicano a lui [a Mars] il bottino, quando stabiliscono di entrare in guerra e, in caso di vittoria, gli sacrificano gli animali catturati e raccolgono in un sol luogo il resto della preda. In molte città è possibile osservare, in spazi consacrati, ammassi composti delle spoglie di guerra, e non accade quasi mai che qualcuno osi nascondere presso di sé o trafugare dalle offerte il bottino, venendo meno ai suoi doveri religiosi; per una simile colpa è prevista una terribile pena di morte tra le torture.
Galli se omnes ab Dite patre prognatos prædicant idque ab druidibus proditum dicunt. ob eam causam spatia omnis temporis non numero dierum, sed noctium finiunt; dies natales et mensum et annorum initia sic obseruant ut noctem dies subsequantur. I Galli affermano di discendere tutti da Dis pater e che questa tradizione è stata tramandata dai druidi. Per questo motivo misurano la durata del tempo contando le notti, non i giorni; anche il giorno natale, l'inizio del mese o dell'anno vengono calcolati come se la notte precedesse il giorno.

Caio Giulio Cesare: La guerra gallica [VI: 17]
Traduzione di Maria Pia Vigoriti, con qualche variazione

Sezione Fonti - Šāhrazād.
Area Greco-Romana -
Odysseśs.
Area Celtica -
Óengus Óc.

Creazione pagina: 10.11.2003
Ultima modifica:
29.04.2005

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