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ETIMOLOGIA Il significato del nome del nostro
personaggio è di interpretazione piuttosto dibattuta. L'ambiguità nasce
soprattutto dal fatto che le diverse lezioni ortografiche fornite dai
manoscritti si prestano a più d'una interpretazione etimologica. La prima parte, mundil-,
viene
di solito associata a due parole, tra loro legate. Un sostantivo mund e
il suo corradicale möndull. Cleasby e Vigfússon dànno ben tre significati alla parola mund.
(1) Al femminile, mund
vuol dire «mano», termine poetico ma anche tecnico-giuridico. (2) Derivato da questo, il maschile,
mundr ha il significato di «tutela, custodia». Il termine sembra legato al
basso latino mundium «tutela», di cui le antiche leggi germaniche si
erano presto appropriate; le donne, ad esempio, venivano considerate sub mundio
dei genitori o del marito (dall'antico alto tedesco munt sono poi derivati, in
tedesco, parole come Vormund «guardiano, tutore», e Mündling
«minore, persona sotto tutela»). (3) Infine, al neutro, mund vuole anche dire
«attimo di tempo, istante, momento giusto». (Cleasby ~
Vigfússon 1874) Derivato dal femminile mund, il termine mundull/möndull
vuol dire «impugnatura, manico» (inglese mangle, tedesco Mangel
«mangano»), indicando in particolare il manico col quale si faceva girare la macina
del
mulino. Nel termine sembra connesso il senso di un movimento di rotazione.
(Cleasby ~ Vigfússon 1874 | De Santillana ~ Von Dechend
1983) Vediamo ora la seconda parte del nome, -fari/-föri/-fǿri,
ancor più delicata. Il significato di questa dipende dalle varie lezioni
ortografiche fornite dai manoscritti. Il Codex Regius [R] dell'Edda poetica
utilizza la grafia Mvndilfǫri.
I quattro codici dell'Edda in prosa
presentano invece altrettante lezioni diverse: Mvndilfæri
[K], Mvndilfǫri
[T], Mvndilfari [W] e Mvndilferi [U].
Poirché nell'ortografia antica, la lettera ǫ
veniva usata a indicare tanto il suono [ɔ]
quanto [ø], la grafia Mvndilfǫri
potrebbe essere normalizzata sia in Mundilföri che in Mundilføri.
Il primo caso suggerisce una forma originale del nome in Muldilfari,
con vocale [a]
metafonizzata in [ɔ].
Il secondo caso, una forma Mundilføri, che poteva anche essere scritta
come Mvndilfæri
o Mvndilferi.
L'ambiguità deriva dal fatto che la seconda parte
del nome può essere interpretata sia come -fari che come -fǿri.
Il sostantivo fari «viaggiatore, navigatore» è connesso al verbo fara «navigare, viaggiare» (cfr. gotico
farjan «navigare», che sembra essere il significato originale della parola;
antico sassone faran, tedesco fahren «viaggiare» e, in senso più
limitato, inglese fare «tariffa di un percorso»; danese fare,
svedese fara «viaggiare»). (Cleasby ~ Vigfússon
1874) Al contrario, fǿri «capace, efficace, abile» è connesso al
verbo fǿra, una forma causativa formatasi appunto da fara e che ha
assunto il significato di «muovere, portare, offrire» (cfr. anglosassone ferjan, inglese to ferry «traghettare», tedesco
föhren, danese føre
«condurre», svedese föra «condurre»; cfr. antico alto tedesco ferjo,
medio alto tedesco verge «traghettatore»). (Cleasby ~ Vigfússon
1874 | De Santillana ~ Von Dechend 1983) A seconda di quale dei vari
significati o radici si
voglia prendere in considerazione, il nome del nostro personaggio può essere
chiamato tanto Mundilfari (≈ Mundilföri) «viaggiatore del tempo» (De Santillana ~ Von Dechend
1983); quanto Mundilfǿri «[colui che] muove la maniglia» o «[colui
che] muove il tempo». Seguendo un'intuizione di Finnur Jónsson, Huho Gering propone: «[colui che] si muove
secondo movimenti determinati» (Gering 1892
| Isnardi 1975 | Isnardi 1991). NB. La grafia Mundilfœri,
spesso fornita nella letteratura moderna, altro non è che una diversa
traslitterazione della grafia qui fornita Mundilfǿri. Nelle
normalizzazioni moderne, la lettera
œ è spesso utilizzata come versione «lunga» della lettera ø
[ø] in luogo di
un più coerente ǿ [ø:]. |
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LETTURA L'affascinante personaggio di
Mundilfǿri, padre del sole e della luna, compare per la prima volta nel
Vafþrúðnismál, dove assistiamo a
questo illuminante scambio di domanda e risposta:
...Hvaðan máni um kom,
svá at ferr menn yfir,
eða sól it sama? |
...Da dove la luna è venuta,
lei che sugli uomini va,
e il sole ugualmente? |
Mundilfǿri heitir,
hann er mána faðir
ok svá Sólar it sama;
himin hverfa
þau skolo hverjan dag
öldom at ártali. |
Mundilfǿri si chiama
colui che fu il padre della luna
e del sole ugualmente;
il cielo percorreranno
quei due ogni giorno
per segnare agli uomini il tempo. |
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Edda poetica
>
Vafþrúðnismál [22-23] |
Il racconto della nascita del sole e della luna viene sviluppato
da Snorri:
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Sá maðr er nefndr Mundilfǿri er átti tvau börn. Þau
váru svá fögr ok fríð at hann
kallaði annat Mána en dóttur sína
Sól, ok gipti hana þeim manni er
Glenr hét. En guðin reiddusk þessu
ofdrambi ok tóku þau systkin ok
settu upp á himin, létu Sól keyra
þá hesta er drógu kerru sólarinnar [...]. Máni stýrir göngu
tungls ok ræðr nýjum ok niðum.
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Un uomo che si chiamava Mundilfǿri ebbe due figli. Essi erano così belli e gentili che egli chiamò
suo figlio
Máni e sua figlia
Sól e diede questa in sposa a quell'uomo che
si chiamava Glenr. Ma gli dèi si adirarono per questa insolenza, presero i due
fratelli e li posero in cielo, costringendo
Sól a cavalcare quei cavalli che tirano il
carro del sole [...].
Máni dirige il corso della luna e governa le sue fasi. |
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Snorri Sturluson:
Edda in prosa >
Gylfaginning [11] |
Mundilfǿri è poi citato nello
Skáldskaparmál
[33]. Si noti, infine, che in uno degli elenchi
dei re del mare [sækonunga heiti] contenuti nelle þulur, compare
il nome di Mundill. |