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1 - KALEV
 ontano lontano, verso il Settentrione, sulle
falangi scoscese di un'immensa foresta di querce,
si estendeva un dominio nobile e vasto. Vi regnava
Taara,
il dio supremo dei Finni.
In quella foresta crebbero tre giovani eroi,
discendenti del dio.
L'uno partì per la Russia e vi divenne un
uomo abilissimo.
Il secondo si diresse verso la Norvegia e fu un
guerriero valoroso.
Il terzo, il cui nome era
Kalev,
volò via sulle ali della Grande Aquila del
nord.
Volò per diversi giorni: volò
verso il sud, poi verso l'ovest, attraversò
il mare di Finlandia fino al momento in cui, per
volontà degli dèi, l'uccello lo
lasciò cadere dolcemente su un tratto delle
coste del Viru.
In poco tempo
Kalev
divenne il sovrano del paese. Vi fondò un
regno, l'organizzò, poi desiderò
prender moglie.
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Viru è
una provincia
dell'Estonia, nome che nell'epica
viene usato per indicare la terra
degli Estoni. |
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2 - NASCITA DI SALME E LINDA
ntanto nel paese di Lääne una giovane
vedova viveva solitaria, come una stanza senza
travi, come una casa senza tetto. Ella si occupava
di sorvegliare il proprio gregge e di coltivare il
suo modesto possedimento.
Un giorno, del tutto simile agli altri giorni,
in cui aveva condotto le sue bestie al pascolo,
ella trovò tra l'erba un pulcino, un uovo di
gallina e un piccolo corvo. Ella raccolse l'uovo e
la piccola bestiola gialla e li nascose in grembo.
Sarebbero stati di consolazione al suo cordoglio e
di addolcimento al suo dolore. Quanto al piccolo
corvo ella lo mise nel suo grembiule.
Quando ritornò a casa, la vedova
preparò un cesto a mo' di nido e vi mise
l'uovo ed il pulcino. Il piccolo corvo lo
gettò invece in un angolo oscuro.
Poi attese una luna, attese due lune, attese tre
lune.
Una bella mattina, la vedova, secondo le sue
abitudine, aprì il cesto e, che vide essa?
Del pulcino nemmeno l'ombra, ma al suo posto una
piccola bella bimba. Al posto dell'uovo vi era
un'altra bella piccola bimba.
Alla prima diede il nome di
Salme.
La seconda si chiamò col dolce nome di
Linda.
Il corvo a sua volta si era trasformato in una
magra orfanella, una schiava buona solo ad
accendere il fuoco ed a portare l'acqua. |
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3 - I PRETENDENTI DI SALME
on furono davvero i pretendenti che mancarono
alle due giovani, quando esse furono in età
da marito. Otto giovani, tra i più belli, si
disputarono l'onore di sposare
Salme.
Il primo era il figlio della luna.
Salme
lo rifiutò. Poi venne il figlio del sole.
Salme
non volle saperne. Allora apparve il figlio delle
stelle, primogenito della Stella Polare. E
Salme,
la bionda
Salme
dai capelli d'oro, che aveva respinto il figlio
della luna i cui raggi d'argento son troppo
pallidi, che aveva disdegnato il figlio del sole il
cui umore è troppo mutevole, consentì
a diventare la sposa dorata del figlio degli astri.
Salme
dette l'ordine che vennero condotti i cavalli del
suo fidanzato, che fossero nutriti col miglior
fieno e con la migliore avena. Essa poi fece
accomodare il giovane alla tavola adorna di
stoviglie rarissime, ricolme di pietanze squisite.
Intanto che
Salme
si vestiva dei suoi ornamenti e si apprestava alle
nozze, la vedova invitava il pretendente a mangiare
ed a riposarsi. Ma il giovane scuoteva il capo:
- Madre, io non ho
fame
non ho che un
desiderio:
non ho che un
desiderio:
Salme, conducetemi Salme.
E quando
Salme,
abbigliata dalla Signora dei Pascoli e dalle sue
figlie apparve, era così bella che tutti si
domandavano se essa non fosse già l'aurora.
Gli invitati accorsero da tutte le parti,
gioiosi. E il figlio delle stelle celebrò le
sue nozze con
Salme
dai capelli d'oro.
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4 - I PRETENDENTI DI LINDA
ntanto ritornò il figlio della luna,
deciso ad avere la minore se non la maggiore. Egli
chiese di sposare
Linda.
Ma
Linda,
la bionda
Linda
dai capelli d'argento, rifiutò il suo
omaggio.
Intanto le danze nuziali seguivano il loro
corso. Ed ecco il figlio del sole, il figlio delle
acque, il figlio dei venti e il figlio del re di
Kungla le cui ricchezze sorpassavano ogni
immaginazione. L'impiantito cigolava sotto i passi
ritmati dei danzatori ed il figlio delle stelle
celebrava le sue nozze con
Salme
dai capelli d'oro.
I pretendenti tentavano invano la sorte con
Linda,
ma ella tutti li rifiutava. |
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5 - MATRIMONIO DI KALEV
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 uand'ecco un sesto
pretendente giunse alla casa della vedova.
Giunse in groppa ad un magnifico cavallo,
seguito da una schiera di cinquanta
palafrenieri.
Era
Kalev.
Il signore di Viru
scese dal cavallo e si rivolse alla vedova
domandandole la mano di
Linda.
Subito la vedova gliela rifiutò
ma
Linda
si fece avanti e disse:
- A quest'uomo io
dono il mio cuore
io voglio fidanzarmi con lui.
A quest'uomo io dono il mio amore.
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Kalev
venne invitato alla tavola. Dinanzi a lui piatti
d'oro e d'argento traboccavano di vivande e vini
ricercati. Ma anch'egli non volle alcun ristoro.
Non aveva che un solo impaziente desiderio:
Linda,
la sua
Linda.
Intanto la Signora dei Pascoli e le sue figlie
adornavano
Linda
per la cerimonia. Ella uscì dalle loro mani
così rifulgente che la vedova non la
riconobbe e gli altri invitati furono presi dal
dubbio se essa non fosse il sole, o la luna, o
qualche astro còlto nell'istante del suo
sorgere.
E
Kalev
e
Linda,
nel bel mezzo della festa e delle danze, presero a
festeggiare anch'essi il loro matrimonio. Erano
accorse genti da tutte le regioni del paese: da
Viru, da Tartu, da Lääne, da Jerva, e
tutti quanti danzavano lieti insieme agli sposi. |
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6 - L'ORA DEGLI ADDII
llorché suonò l'ora degli addii,
Salme,
in lacrime, lasciò la vedova, il paesaggio
famigliare, la cara casa, tutti i suoi affetti. Lo
sposo la prese in braccio e la portò
lontano, dietro alle nuvole, e nessuno di loro
seppe più nulla.
Kalev,
a sua volta, si accinse alla partenza. Fuori della
porta cadeva la neve. Egli chiamò il suo bel
cigno,
Linda.
- Il mio destino, - disse
Linda
alla vedova, - è di lasciare coloro che io
amo, i luoghi cari, la casa amata. Mentre io me ne
vado, che le feste continuino con gioia e allegria. - E detto
questo, Linda
salì sulla slitta, accanto allo sposo.
Kalev
la circondò col braccio come in una cintura. -
Linda,
cara mia piccola bimba, cosa hai scordato a casa?
Tu hai dimenticato molte cose. La luna che è
tua madre, il sole, tuo vecchio zio, e nelle
brughiere i giovani galletti tuoi fratelli.
- Che essi rimangano dove sono, e che
Ukko,
il dio del fuoco, li benedica - rispose la giovane
stringendosi a
Kalev.
- La tua via sarà la mia via.
La luna cominciò a piangere, il sole
s'intristì, i piccoli galletti della
brughiera presero a lamentarsi. Ma
Linda,
l'uccello d'argento, partì senza nostalgie. Condotta da suo marito, ella traversò,
sulla slitta, pianure e montagne, foreste e
vallate, di giorno illuminate dal sole, di notte al
lucore argentato della luna. Dopo un lungo viaggio giunsero nella terra di
Viru, alla casa di
Kalev.
In camera, un letto di finissime piume sembrava
invitarli.
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Fonti
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I - SULLE ALI DELLA GRANDE
AQUILA
Per quanto messo insieme
soltanto nella seconda metà dell'Ottocento e secondo le forme
e gli stili di una mentalità letteraria post-romantica, il
Kalevipoeg contiene in sé frammenti
provenienti da tempi remotissimi. Le omologie non
si riscontrano soltanto con il Kalevala, che è un po' il fratellastro
letterario del Kalevipoeg dall'altra parte del Golfo di Finlandia,
col quale il Kalevipoeg ha in comune molte scene e personaggi,
ma anche, e molto spesso, con miti di matrice
uraloaltaica diffusi dagli Urali alla Siberia... fin
addirittura al lontano Giappone. Questo può forse
dare un'idea dell'antichità dei temi di
questa straordinaria epica del nord-est
d'Europa.
La scena iniziale del poema
estone, con Kalev che giunge dal nord sulle ali di una
Grande Aquila per fondare il regno di Viru, ci presenta un
motivo non soltanto diffuso nell'epica finnica (nel Kalevala c'è una
scena analoga in cui
Väinämöinen
vola sul dorso di un'aquila), ma che è parte integrante dei miti cosmogonici uraloaltaici.
In questi racconti l'universo ha inizio da una sterminata
distesa marina in cui non vi è
terra in nessun luogo e vediamo il dio
creatore arrivare volando in groppa a un'aquila su questo mare
primordiale per creare la terra. Nei miti
ungheresi, assistiamo all'arrivo delle tribù
degli Ungari nella loro terra, seguendo un'aquila
volare davanti a loro. Nel Kalevala, prima ad apparire è
Ilmatar, la vergine dell'aria;
un uccello marino (una folaga, un'anatra o - in certe versioni
- un'aquila) depone
un uovo sul suo ginocchio: dal guscio rotto
dell'uovo si formano il cielo e la terra [VEDI].
Ilmatar sembra corrispondere a Linda: questo nome in estone significa infatti
«uccello», con evidente riferimento del
fatto che di Linda si narra la nascita da un uovo.
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II - IL MISTERIOSO KALEV
Importante personaggio della
mitologia finnica, Kalev rimane per molti versi una figura
decisamente enigmatica. Conosciuto sia
dall'epica estone [Kalev] che da quella finlandese [Kaleva], a lui non vengono
attribuite delle imprese specifiche, ma è
semplicemente ricordato come il fondatore del regno
delle mitiche origini e come padre e antenato degli
eroi di cui effettivamente si narrano le gesta.
Nel
Kalevipoeg, ad esempio,
Kaleva non
compare mai di persona. Ma rieccheggia
interminabilmente in tutto il poema, a cominciare
dal suo stesso titolo.
Kalevala, appunto «Terra di
Kaleva»,
è il nome poetico di un'ampia regione
compresa tra la Finlandia centrale e la Karelia, il
luogo che è teatro delle imprese dei
personaggi principali del poema.
Kaleva non compare mai nel poema finlandese, o almeno non
compare nella versione canonica di Lönnrot, ma è comunque
presente in molti canti raccolti nel corso degli anni dai vari
folkloristi, in alcuni dei quali si narra la guerra tra
Kaleva e
Untamo. Sono detti
figli di Kaleva, piuttosto, i vari eroi
di cui il Kalevala narra le
gesta, quali
Väinämöinen,
Ilmarinen,
Lemminkäinen, Kullervo. In tempi
moderni si è voluto vedere
Kaleva come una personificazione
della Finlandia, idea certamente presente nelle
idee nazionalistiche che furono alla base della
creazione del poema nazionale finlandese, ma che
non possono essere proiettate nei tempi mitogenetici.
Al contrario di quanto
accade nel poema finlandese, nel Kalevipoeg estone Kalev ha una piccola particina. Il suo compito
è fondare il primo nucleo del regno di Viru
(l'Estonia) e generare l'eroe del poema, Kalevipoeg, il quale già nel nome si
presenta subito non di per sé stesso, ma
come figlio di suo padre. È lo stesso caso
presente nelle
byliny
russe, dove compare un personaggio chiamato
Samson
Kolyvanovič, in cui
ritroviamo, slavizzato, il medesimo patronimico, ma
senza che di questo Kolyvan (versione russa
di Kalev/Kaleva) si
dica nulla.
Può forse essere d'aiuto
il ricordare che in alcune versioni finlandesi
dell'Antico Testamento, i giganteschi Repaîm ed Enakîm
sono detti «figli di
Kaleva». Il personaggio avrebbe dunque
connotazioni di gigante. Vi sono però
ragioni per intendere il suo nome come
«fabbro» (Setälä 1903-1910 - Krohn
1924), facendo dunque di
Kaleva un
fabbro ancora più primordiale di
Ilmarinen.
Sembra evidente che il nome Kalev/Kaleva non
faccia riferimento un personaggio dalla precisa
identità, quanto sia piuttosto l'indicatore
di un tempo e di uno spazio mitici, di un passato
assoluto, di uno scenario proiettato negli albori
del mondo. In questo senso ha ragione chi
suggerisce un suo parallelo con Krónos e con gli altri sovrani dell'età
dell'oro (De
Santillana e Von Dechend 1969).
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