| ETIMOLOGIA Il nome
Búri deriva dal norreno bera «procreare», a sua
volta derivato dalla radice indoeuropea *BHĒR- «portare»
(cfr. anglosassone byre «figlio», norreno byrð e inglese birth
«nascita»). Il nome andrebbe forse tradotto con «nato, generato». Ci si può
chiedere quanto possa essere significativo il collegamento con l'albanese bur
«uomo», quasi che Búri sia stato, in qualche perduta
tradizione, il «primo uomo». |
| LETTURA Il personaggio di
Búri è completamente assente nei poemi eddici, ma fa la sua comparsa
soltanto nell'Edda
in prosa di Snorri. Qui viene narrata la sua nascita, in un mito
suggestivo ambientato nei tempi primordiali, quando l'universo non era che una
dicotomia di gelo e fuoco alle due estremità del
Ginnungagap. Ma la presenza di Búri non dura molto: ha il solo
compito di dare alla luce (non si dice con chi) Borr,
padre di Óðinn, Vili e
Vé.
| Hon sleikti hrímsteina þá er saltir
váru. Ok hinn fyrsta steinanna er hon sleikti, kom ór steininum at kveldi manns
hár, annan dag manns höfuð, þriðja dag var þat allr maðr. Sá er nefndr Búri.
Hann var fagr álitum, mikill ok máttigr. Hann gat son þann er Borr er nefndr.
Hann fekk þeirar konu er Bettla hét, dóttir Bölþorns jötuns, ok fengu þau þrjá
sonu. Hét einn Óðinn, annarr Vili, þriði Vé. Ok þat er mín trúa at sá Óðinn ok
hans brœðr munu vera stýrandi himins ok jarðar. Þat ætlum vér at hann muni svá
heita, svá heitir sá maðr er vér vitum mestan ok ágæztan, ok vel megu þér hann
láta svá heita. |
[La vacca Auðhumla]
leccava le rocce brinate, che erano salate, e nel primo giorno in cui essa le
leccò, da quelle pietre spuntarono a sera i capelli di un uomo, il giorno dopo
la testa e il terzo giorno vi fu l'uomo intero. Il suo nome era Búri. Era
di bell'aspetto, grande e possente. Generò un figlio chiamato
Borr; questi prese in moglie quella donna che si
chiamava Bestla, figlia del gigante
Bölþorn ed ebbero tre figli. Il primo si chiamava
Óðinn, il secondo Vili, il
terzo Vé, e io so per verità, che
Óðinn e i suoi fratelli saranno i signori del cielo e
della terra. |
| Snorri
Sturluson: Edda in prosa >
Gylfaginning [6] |
Il nome di Búri compare anche in una strofa attribuita a Þorvaldr
Blönduskáld, citata da Snorri nello
Skáldskaparmál. Il poeta si vanta di aver
attinto all'idromele della poesia che, con una complessa kenning, viene
attribuita a Óðinn, qui definito «figlio di
Borr | di Búri erede».
Nú hef ek mart
í miði greipat
burar Bors
Búra arfa. |
Ora ne ho preso
molto idromele
del figlio di Borr
di Búri erede. |
|
Snorri Sturluson:
Edda in prosa >
Skáldskaparmál [9] |
Ciò non aggiunge nulla a quanto già sappiamo.
Miti [Búri e i suoi figli] ► |