SUCELLOS
Il dio col mazzuolo

MITOLOGIA CELTICA - Sommario

Progenitore dei Galli, era un dio nel quale i Romani videro Dis Pater, signore dei morti e re dell'oltretomba. È possibile che tale divinità vada identificata nelle immagini del cosiddetto Dio col Mazzuolo, il cui nome gallico era Sucellos.

NARRATIVA
  1. Dis Pater: il progenitore dei Galli
  2. Sucellos: il Dio col mazzuolo
  3. Sucellos nell'interpretazione di Silvanus
  4. Epiteti del Silvanus gallico
  5. Sucellos nell'interpretazione di Dis Pater
  6. Nantosvelta
    Fonti

SAGGISTICA
  1. Il Dio col mazzuolo: introduzione
  2. Dis Pater: il progenitore dei Galli
  3. Il primo nato e primo morto
  4. Sucellos: il Dio col mazzuolo
  5. Gli attributi di Sucellos: il vaso e il mazzuolo
  6. Silvanus: interprætatio romana di Sucellos
  7. Sucellos non è da considerare un dio-tuono
  8. Il Dio col Mazzuolo: l'interpretazione con Dis Pater
  9. In Irlanda: il Dagda Mór
  10. Nantosvelta

1 - DIS PATER: IL PROGENITORE DEI GALLI

l divo Cesare racconta, in un passo dei suoi commentari, che i Galli affermano di essere tutti discendenti di Dis Pater, il signore degli inferi, e aggiungono che ciò sia stato loro tramandato dalla sapienza dei druidi. Questa è anche la ragione per cui essi non calcolano il tempo contando i giorni, ma le notti; le date natalizie, il principio dei mesi e degli anni sono contati facendo cominciare la giornata con la notte. [BRANO]

Secondi i Galli sarebbe insomma Dis Pater il progenitore dell'umanità. Il primo uomo a nascere, ma anche il primo a morire, e come tale poi divenuto il signore dell'oltretomba.

Le iscrizioni e le dediche a Dis Pater provengono dalla Germania meridionale e dai Balcani nordoccidentali. Il dio vi compare accanto alla sua sposa Æricura, che i Romani considerano una forma locale di Proserpina. In alcune immagini, il dio reca in mano un rotolo di pergamena, forse una sorta di Libro della Vita, mentre la dea ha gli emblemi della grande madre.

 

2 - SUCELLOS: IL DIO COL MAZZUOLO

Sucellos - In una stampa ottocentesca.uando Cesare parlava del Dis Pater gallico, probabilmente si riferiva al cosiddetto Dio col mazzuolo, che i Galli chiamano Sucellos, «il buon battitore» o «colui che ben colpisce».

Il culto di Sucellos ha il centro in Gallia Narbonese, nella valle del Rodano e della Saona, dove è venerato dalle tribù dei Vocontî, degli Allobrogi e dei Sequani. Da qui il suo culto si spinge verso nord; Sucellos è ben conosciuto e venerato nella Gallia Belgica e nella Germania Superiore. Non è raro trovare tracce di un suo culto persino nella lontana Britannia.

Nelle figurazioni che i Galli fanno di questa divinità, Sucellos appare come un giovane con i capelli e la barba ricci, vestito alla maniera gallica, con una tunica stretta in vita e calzari ai piedi. Tiene nella sinistra una lunga asta, una cui estremità è puntata al suolo, mentre l'altra, più alta della testa del dio, termina in una sorta di grosso mazzuolo. Alcuni hanno parlato di un martello o di un maglio, ma non è chiaro, perché in tal caso il manico sarebbe stato più corto e robusto. Piuttosto, Sucellos sembra impugnarlo come fosse uno scettro, dando un'impressione di calma regalità piuttosto che di forza. Nella destra il dio porta invece un piccolo vaso simile a un'olla, che sembra offrire quale simbolo di ricchezza e di fecondità. In altre e diverse figurazioni, Sucellos regge una falce o una borsa per il denaro. In altre ancora, diffuse soprattutto ad Alesia, appare invece appoggiato a un grosso tino.

Spesso accompagna Sucellos la dea Nantosvelta, dignitosa e regale come il suo consorte. Altre volte Sucellos è scortato da un cane o da un corvo.

 

3 - SUCELLOS, NELL'INTERPRETAZIONE DI SILVANUS

Romani hanno identificato Sucellos con Hercules, ma anche e soprattutto con Silvanus, il dio romano delle selve e dell'agricoltura. Con questo nome il dio è onorato in tutta l'area celtica, ma sembra avere il centro del suo culto nella Gallia Narbonese. In Britannia Silvanus è equiparato a varie divinità locali; lungo il Vallum Adriani lo si onora come dio della caccia e il suo nome viene talora affiancato a quello di Sucellos. Sempre in Britannia viene invocato come Silvanus Callirius, il «re della foresta di noccioli», e sembra gli siano sacri i cervi.

Il Silvanus gallico conserva gli attributi tipici di Sucellos: un mazzuolo più alto della sua testa, che impugna maestosamente nella mano sinistra, e la piccola olla che porge con la mano destra. Tali attributi, il mazzuolo e il vaso, compaiono da soli anche nelle lapidi commemorative dedicate a Silvanus.

Nei panni di Silvanus, Sucellos ha un aspetto alquanto diverso: indossa solo una corta tunica di pelle, forse di lupo, che gli lascia scoperte le gambe e la spalla destra, e porta sul capo una coroncina di fronde d'alloro.

Attributi del Silvanus gallico (oltre il mazzuolo e il vaso) sono alberi da frutta, flauti, coltelli e asce. Talvolta viene raffigurato con una roncola in mano, a indicare l'addomesticamento della natura selvaggia.

 

4 - EPITETI DEL SILVANUS GALLICO

n Gallia, a Silvanus sono attributi pochi epiteti, che qui riportiamo:
 

  1. Callirius

  2. Cocidius

  3. Nodons

  4. Pœninus «Delle vette»

  5. Sinquatis

In particolare, Callirius era diffuso tra i Britanni e Sinquatis tra i Belgi.

Vi è tuttavia da notare che alcuni di questi epiteti Silvanus li ha in comune con altre divinità. Ad esempio Cocidius è altrove epiteto di Mars, Pœninus come abbiamo visto è attribuito a Iuppiter, Nodons è nome a sé stante di una divinità britannica.

 

5 - SUCELLOS, NELL'INTERPRETAZIONE DI DIS PATER

Dis Pater - Illustrazione contemporanea.ltrove, il Dio col mazzuolo compare in un terzo aspetto, completamente diverso. Porta solo una pelle di lupo drappeggiata sulla schiena e sul braccio. In certi casi dal suo mazzuolo sembrano diramarsi cinque mazzuoli minori, in una sorta di emanazione e moltiplicazione del potere divino.

Qui, il Dio col mazzuolo viene identificato con Pluto o Dis Pater, che i Romani considerano il dio dei morti, ma che per i Galli è il padre della loro razza.

La sposa di questo Pluto gallico è Proserpina o Æricura. Sovente li accompagna un cane a tre teste.

 

6 - NANTOSVELTA

ccanto a Sucellos appare una dea dal portamento maestoso e regale, abbigliata con una lunga tunica secondo l'uso romano, di nome Nantosvelta.

Ella tiene una cornucopia, o talvolta una piccola patera. Tra i Raurici impugna una lunga asta sormontata da una sorta di piccolo tempio. I Mediomatrici la raffigurano invece con una piccola casa rotonda nella mano sinistra.

I Romani l'hanno identificata con Diana cacciatrice.

Quando Sucellos ha però l'aspetto di Dis Pater, il nome della sua compagna è Æricura o Herecura, anche se ovviamente i Romani la chiamano Proserpina.

 

Fonti

FONTI EPIGRAFICHE

  • Dediche gallo-romane a Dis Pater ed Æricura [ISCRIZIONI]
  • Dediche gallo-romane a Sucellos [ISCRIZIONI]

FONTI ICONOGRAFICHE

I - IL DIO COL MAZZUOLO: INTRODUZIONE

Trattiamo adesso di un gruppo di divinità, diversamente attestate nelle varie fonti, di cui sosteniamo la reciproca identificazione. Da un lato c'è il Dis Pater citato da Cesare nella Guerra gallica [VI: 18], che i Galli consideravano padre della loro stirpe. Dall'altra parte c'è il cosiddetto Dio col mazzuolo, presente in numerose figurazioni gallo-romane e sempre riconoscibile per i due attributi che lo caratterizzano: un mazzuolo e un vaso. In tali immagini il Dio col mazzuolo assume tre aspetti:

  1. un dio vestito alla foggia gallica e chiamato, in due casi, Sucellos;

  2. un dio agricolo identificato dai romani con Silvanus;

  3. un dio della morte identificato con Dis Pater.

II - DIS PATER: IL PROGENITORE DEI GALLI

Dopo aver trattato le cinque principali divinità dei Galli, Cesare aggiunge:

Galli se omnes ab Dite patre prognatos prædicant idque ab druidibus proditum dicunt. ob eam causam spatia omnis temporis non numero dierum, sed noctium finiunt; dies natales et mensum et annorum initia sic obseruant ut noctem dies subsequantur.

I Galli affermano di discendere tutti da Dis pater e che questa tradizione è stata tramandata dai druidi. Per questo motivo misurano la durata del tempo contando le notti, non i giorni; anche il giorno natale, l'inizio del mese o dell'anno vengono calcolati come se la notte precedesse il giorno.

Caio Giulio Cesare: La guerra gallica [VI: 18]

Così veniamo a sapere che i Celti conoscevano un dio che consideravano loro progenitore e l'assimilazione di questo dio con il Dis Pater romano fa pensare a un dio dei morti e dell'aldilà. I due elementi di dio progenitore e dio dei morti non sono tra loro in disaccordo: si tratta del mitologema, ben conosciuto ai miti indoeuropei, del primo nato e primo morto. La rappresentazione celtica sembra essere antichissima, risalendo alla preistoria indoeuropea.

Il nome gallico di questo dio è sconosciuto. Conosciamo circa una ventina di dediche rivolte a Dis Pater, e possiamo anche presumere che il teonimo romano abbia sostituito il nome indigeno del dio, qualunque esso fosse stato.

Molti autori interpretano, sulla pura assonanza, il termine Dis Pater come «dio padre», avvicinandosi così alla descrizione cesariana del «dio padre» dei Galli, signore degli inferi e della morte. L'ipotesi, per quanto immediata, è però viziata: Dis Pater non vuol dire «dio padre», ma «ricco padre». In latino, infatti, il nome Dis è la forma contratta di dives «ricco». Questo nome è a sua volta il calco perfetto dell'altro nome del dio dei morti, Pluton, dal greco Plóutōn «colui che dà la ricchezza», epiteto di Hádēs.

Secondo alcuni vecchi studiosi il nome Dis Pater è una latinizzazione di un nome collegato all'antico irlandese dith «morte» (Dottin 1906), ma questa è solo una supposizione. Anche se il dio gallico avesse avuto un nome completamente diverso, Cesare lo avrebbe potuto sempre equiparare al Dis Pater romano.

Dis Pater e Iuppiter sono anche le due interpretazioni che i Commenti Bernesi a Lucano dànno del dio gallico Taranis. Ma è difficile sostenere questa tesi, anche considerando quanto vaghi e contraddittori siano questi tardi scolî in tutte le loro identificazioni:

Taranis / Dis pater presso di loro viene placato in questo modo: uomini vengono bruciati vivi in tini di legno [...]. [Credono] che Taranis sia Iuppiter, signore delle guerre e massimo fra gli dèi celesti, avvezzo un tempo a essere placato con vittime umane, ora con sacrificio di animali.

Commenti Bernesi a Lucano

Un'ipotesi più fondata identificherebbe il Dis Pater gallico al Dio col mazzuolo, che in due figurazioni è chiamato Sucellos, ma in altri monumenti, quale signore degli inferi, è chiamato appunto Dis Pater. Questa teoria spiegherebbe anche la distribuzione dei monumenti dedicati alle due divinità. Infatti le dediche a Dis Pater provengono dalla Germania meridionale e dai Balcani nordoccidentali, ma quasi nessuna dalla Gallia. Quelle a Sucellos provengono invece dalla zona ad ovest del Reno e si infittiscono spostandosi in direzione del Rodano e della Saona, quindi proprio da quelle regioni in cui non compare Dis Pater.

In Irlanda si può forse vedere un probabile omologo del Dis Pater gallico nel personaggio di Donn «scuro». Costui, secondo la tradizione del Libro delle invasioni d'Irlanda, era uno dei capi dei Mílesi che mentre cercava di sbarcare in Ériu, annegò nei pressi di un'isoletta posta a sud-ovest dell'isola e chiamata Casa di Donn [Tech nDuinn]. È qui che secondo la tradizione giungono tutti gli uomini dopo la morte. Ma ci occuperemo di questo personaggio nella sezione dedicata alla mitologia irlandese.
 

III - IL PRIMO NATO E PRIMO MORTO

Il mitologema del primo nato e primo morto è diffuso in quasi tutta l'area indoeuropea.

In India abbiamo Yama: essendo il primo uomo, Yama è il progenitore del genere umano, ma essendo stato anche il primo a morire, è divenuto re degli inferi (Pisani 1949); sua sposa è la sorella gemella Yami. Suo fratello minore Manu è invece considerato il progenitore della razza umana [mānava].

In Iran l'omologo di Yama è Yima Xšaēta, considerato però un re dei primordi.

Difficile dire chi corrisponda a questo mitologema in Grecia od a Roma, dove non c'è una tradizione precisa sul primo uomo (vedremo poi quali punti in comune ha Sucellos con Hádēs ).

Non chiara la faccenda nemmeno tra i Germani. Qui, secondo Tacito, compare un certo Tvistus, essere che sembra racchiudere una doppia natura [tvi-] maschile e femminile insieme. Suo figlio è Mannus, il progenitore delle tre tribù germaniche, che fin dall'etimologia ricorda, come Manu, l'umanità che da lui discende (Germania [2]) [BRANO] [VEDI].

Abbiamo dunque una rappresentazione mitologica antichissima: una coppia di divinità ancestrali, di cui la prima, gemellare o ermafrodita, rappresenta il primo essere a nascere e dunque il primo a morire, e come tale diviene talora il signore dell'aldilà, e la seconda il progenitore della razza umana. Per quanto non vi siano indicazioni sicure, è possibile che il Dis Pater gallico, citato da Cesare, appartenga appunto a questo mitologema.
 

IV - SUCELLOS: IL DIO COL MAZZUOLO

Altare di Sarrebourg, con immagini e dediche di Sucellos e Nantosvelta.Il nome Sucellos risale all'epoca celtica preromana, poiché non è latino e in gallico va forse scomposto in su-cellus, «colui che ben colpisce» oppure «il buon battitore».

Circa duecento tra bassorilievi, statuette di bronzo e vasi della Gallia romana, sono dedicati a un dio giovane e maestoso, vestito alla maniera gallica, o coperto da una corta tunica in pelle, oppure abbigliato con una sinistra pelle di lupo, che tiene in una mano un mazzuolo dal lungo manico, più simile a uno scettro visto il modo in cui lo impegna che a un maglio o un martello, mentre nell'altra regge un vaso tipo olla. Questo cosiddetto Dio col mazzuolo è raffigurato da solo, oppure insieme a una divinità femminile. In molti casi compaiono nelle figurazioni i soli attributi: mazzuolo e vaso. Questi monumenti sono particolarmente numerosi in Gallia Narbonese: alla foce del Rodano e nelle valli del Rodano e della Saona; alcuni arrivano al fiume Reno e ai campi decumati. Il nome del dio è Sucellos.

Conosciamo tale nome grazie a un monumento iscritto che porta sia il nome che l'immagine del dio: è la stele di un'altare [MUSEO] rinvenuta nei pressi del mitreo di Sarrebourg (Moselle). Qui Sucellos veste alla maniera gallica, con una tunica e calzari ai piedi, ha barba e capelli ricci, impugna il lungo mazzuolo con la sinistra e tiene il vaso nella destra. Gli sta a fianco una dea che nella dedica è chiamata Nantosvelta. Abbigliata secondo l'uso romano, ella poggia la mano destra su una colonna lavorata e regge con la sinistra un'asta-scettro sormontata da un'edicola nella quale si è voluto vedere un piccolo tempio o fanum. Il portamento di entrambi è maestoso e regale, quale potrebbe essere quello di Iuppiter e Iuno. Sotto di essi, alla base della stele, compare enigmaticamente l'immagine di un grosso corvo. L'iscrizione dice:

DEO SVCELLO
NANTOSVELTE
BELLAVSVS MAS-
SE FILIVS V S L M

Deo Sucello
Nantosvelt
æ
Bellausus Massæ filius

Votus Solvit Libens Merito

[CIL xiii 4542] [ISCRIZIONE]

Il nome e l'immagine di Sucellos appaiono anche su un medaglione ornamentale applicato a un vaso rinvenuto nel dipartimento del Rodano [MUSEO]. Qui il dio è raffigurato di profilo, nell'atto di avanzare, sempre reggendo il mazzuolo e l'olla, questa volta accompagnato da un piccolo cane. A un lato del medaglione è riportata la breve iscrizione «Sucellos ci sia propizio»:

SV[CELL]VM PROPITIVM
NOBIS

[ISCRIZIONE]
[
MUSEO]

Medaglione del vaso del Rodano con immagine e dedica s Sucellos.

Iscrizioni col nome di Sucellos (ma senza più l'immagine del dio) sono state trovate in Gallia Narbonese (Vienne), in Gallia Belgica (Saarburg, Metz); in Germania Superiore (Eborudurum, Augusta Raurica, Worms, Mainz), ed una perfino in Britanna (York). La distribuzione dell'area cultuale di Sucellos, che con i monumenti figurati sembrava limitata alla Gallia Narbonese, si allarga considerevolmente, comprendendo una larga fascia che attraversa l'intera Gallia orientale da sud a nord, ma sempre a ovest del Reno.

Sono state date infinite interpretazioni di Sucellos. Lo si è voluto vedere come un dio supremo, un dio del cielo e del tuono, un protettore degli uomini, un dio della ricchezza e della fecondità, un dio protettore delle case e delle piante, un dio della morte, il padre del popolo gallico, persino un dio della guerra. Vedremo tra pochi quali delle caratteristiche di Sucellos hanno suggerito tali interpretazioni della sua figura, quali siano pertinenti e quali meno. Come nota De Vries, tali spiegazioni riflettono fin troppo le opinioni degli studiosi che le hanno formulate (De Vries 1961). Di sicuro, una divinità così elevata ed eminente, non si riconduce sempre agevolmente nella figura bonaria delle rappresentazioni.
 

V - GLI ATTRIBUTI DI SUCELLOS: IL VASO E IL MAZZUOLO

Dio col Mazzuolo - Scultura di epoca galloromana.I due attributi che rendono immediatamente riconoscibile il Dio col mazzuolo, il cui nome è Sucellos, sono il mazzuolo e il vaso tipo olla che il dio regge nella mano.

È interessante la forma del mazzuolo. Non si tratta di un'arma o di uno strumento; si direbbe anzi che venga usato come uno scettro. La testa del mazzuolo si erge in cima a una lunga asta puntata al suolo, asta che il dio sorregge con il braccio alzato, quasi appoggiandosi ad essa. In altre figurazioni, il mazzuolo è più corto, ed è deposto o innalzato accanto al dio: ma l'adattamento è imposto dalle dimensioni dalla rappresentazione.

Nonostante le numerose ipotesi avanzate, il significato del mazzuolo continua a sfuggire agli studiosi. Si è parlato di un simbolo risalente al neolitico preindoeuropeo (Heichelheim e Housman 1948), senza però spiegare la sua sopravvivenza tra i Celti. Altri lo hanno paragonato al martello del dio-tuono, sul modello di quello impugnato dal Þórr scandinavo (Keune 1932), e accessoriamente hanno voluto vedervi uno strumento di morte e resurrezione. Ma si è anche andati a cercare la bipenne di divinità orientali come Tešub o Zeús Dolikenus, o si è tirato in causa il culto cretese della doppia ascia (Lambrechts 1942). Altri hanno pensato al martello di Xarun, il dio etrusco della morte (Linckenheld 1929 - Drioux 1934 - Duval 1954). Altri hanno interpretato il mazzuolo presente sulle lapidi commemorative del Silvanus gallico come un attrezzo da taglialegna (Guiraud 1935 - Toutain 1921). Altri, su analoghe considerazioni, hanno parlato di un dio della viticoltura (Prümm 1954).

L'altro attributo di Sucellos è un vaso tipo olla presentato sulla mano destra, che il dio sembra offrire quale simbolo di ricchezza. Ma vi sono anche varianti. In raffigurazioni meno dettagliate, un dio simile a Sucellos è fornito di una cornucopia. In certi casi, ad Alesia e in Borgogna, sta invece appoggiato a un tino. Vaso, tino e cornucopia: sono variazioni di un medesimo attributo, un evidente simbolo di ricchezza e di fecondità. È questa l'interpretazione su cui propende il maggior numero di autori. Si è voluto mettere in correlazione il vaso con il calice che sovente compare sulle stele tombali nella Gallia centro-orientale, presso gli Edui ed i Lingoni (Hubert 1896), e naturalmente con il calderone sacro della mitologia irlandese e gallese (Heichelheim e Housman 1948) e quindi con il San Grail della tradizione arturiana. C'è stato pure chi ha voluto spiegare il tino ipotizzando un culto del dio basato su libagioni di birra (Hubert 1914).

Altri autori hanno sospeso il giudizio, ritenendo che non vi siano sufficienti dati per interpretare il simbolo del vaso (Toutain 1921 - De Vries 1961). Apprezziamo la prudenza di questi studiosi, ma crediamo non sia così azzardato interpretare il vaso di Sucellos come un esito gallico del più ampio mitologema celtico del calderone sacro.

Si noti ancora che altre figurazioni mostrano Sucellos con oggetti diversi in luogo del vaso o del mazzuolo: una falce, una clava, persino una borsa per il denaro.
 

VI - SILVANUS: INTEPRÆTATIO ROMANA DI SUCELLOS

Bronzo di Orpierre: Dio col mazzuolo in aspetto di Silvanus - Statuetta di epoca gallo-romana.In alcune immagini, quali il bronzo di Glanum e quello di Orpierre [MUSEO] il Dio col mazzuolo ha l'aspetto di Silvanus, il dio romano dei boschi e delle selve. In quest'ultima figurazione, egli indossa unicamente una corta tunica di pelle che gli lascia nude la spalla destra e le gambe. È barbuto e porta una corona d'alloro sul capo. Il mazzuolo che impugna nella mano sinistra è più alto della sua testa. La mano destra è protesa in avanti, nell'atto di offrire il contenuto del suo piccolo vaso.

È fuor di dubbio che i Celti venerassero una versione locale del dio romano Silvanus. In Gallia sono state rinvenute diverse iscrizioni dedicate a Silvanus, alcune delle quali accompagnate da epiteti: Sinquatis in Belgio (a Géromont), Cocidius (altrove riferito anche a Mars), Pœninus (altrove riferito anche a Iuppiter). L'epiteto Callirius, «re della foresta» o «dio dei boschi di nocciolo», è presente unicamente a Colchester, in Britannia. È stato rinvenuto in una dedica a punzonatura incisa su una placca di bronzo trovata in una fossa nei presti di un santuario; la dedica era stata offerta al dio da un ramaio. Insieme alla placca si trovava la figurina in bronzo di un cervo.

In alcune delle lapidi dedicate a Silvanus appaiono anche le figurazioni del vaso e del mazzuolo. Al riguardo, si è fatto notare che tutte le rappresentazioni del Dio col mazzuolo vengono dalla Gallia Narbonese (Hubert 1914), la stessa regione in cui veniva venerato Silvanus. Qui si assiste infatti a prestiti reciproci tra le due figure divine. Seminudità, pelle d'animale, corona d'alloro, coltello, scure e flauto per Sucellos; il mazzuolo su un altare per Silvanus.

Sono stati appunto tali rapporti tra il Dio col mazzuolo e Silvanus a portare alcuni studiosi a interpretare il mazzuolo come un attrezzo da taglialegna: in tal caso Sucellos sarebbe stato una divinità agricola, che proteggeva il raccolto e il bestiame (Toutain 1921 - Guiraud 1935). Qui però bisogna procedere con prudenza. Le identificazioni tra divinità che venivano operate nell'antichità erano raramente basate su affinità filologiche: in genere si tendeva a mettere in correlazione non i personaggi, ma solo qualche loro attributo o aspetto esteriore. È più prudente ritenere che qualche aspetto secondario di Sucellos abbia originato un'interpretazione del dio come Silvanus, piuttosto che trasformarlo totalmente in una divinità agricola.
 

VII - SUCELLOS NON È DA CONSIDERARE UN DIO-TUONO

Alcuni hanno voluto identificare il Dio col mazzuolo con lo Iuppiter gallico di cui parla Cesare (Keune 1932). Si è detto che il mazzuolo di Sucellos si possa avvicinare al martello del dio-tuono germanico *Þūnraz / Þórr più di quanto non sia possibile con i fulmini retti dal Dio con la ruota, e che di conseguenza lo Iuppiter gallico sarebbe il Dio col mazzuolo, a cui in tal caso sarebbe da attribuire il nome Taranis.

A ciò si ribatte facilmente: il Dio col mazzuolo non ha alcuna caratteristica di dio-tuono. Il mazzuolo di Sucellos, montato su una lunga asta, è più uno scettro che un simbolo del tuono, e non è assolutamente confrontabile con il martello di Þórr. Inoltre è probabile che il martello di Þórr sia solo un punto d'arrivo nell'evoluzione di un attributo del dio-tuono germanico *Þūnraz, che in origine era più probabilmente un fulmine o una clava: ciò rende più problematica, piuttosto che spiegare, l'interpretazione del mazzuolo.

Non si può tuttavia tacere la breve iscrizione dedicatoria di Mainz, dedicata ad uno Iuppiter Optimus Maximus Sucælus:

I O M SVCÆLO

Iovi Optimo Maximo Sucælo

[CIL xii 6730] [ISCRIZIONE].

Alcuni studiosi hanno visto in questa dedica una chiara indicazione del fatto che Sucellos sia stato il dio supremo della religione celtica e quindi sia da identificare con lo Iuppiter gallico (Pisani 1949 - Lambrechts 1954). Tuttavia, come altri hanno fatto notare (De Vries 1961), Sucælus può essere solo un epiteto dello Iuppiter gallico, a indicare il carattere celeste del dio (cfr. latino cælum). In tal caso si esclude, in tale dedica, qualsiasi riferimento a Sucellos.

A nostro avviso è sciocco interpretare l'iscrizione di Mainz in senso tale da escludere a priori un nomen divinum riconosciuto dall'epigrafia, com'è quello di Sucellos. È invece possibile che Sucellos sia stato eccezionalmente interpretato come Iuppiter, ma si tratta di un episodio isolato, assolutamente insufficiente per operare identificazioni tra Iuppiter e Sucellos.

A ogni buon conto, si tenga presente che fin nell'antichità il Dio col mazzuolo venne interpretato via via come Silvanus, Dis Pater, Hercules, e che nessuna di queste interpretazioni può spiegare completamente il carattere del dio. Tantomeno è utile, su basi tanto labili, cercare di identificarlo con Iuppiter!

Con ogni probabilità, Sucellos non è un dio-tuono, né è un dio-cielo, e non è assolutamente da identificare con Iuppiter o Taranis. A giudicare dai dati iconografici, il Dio col mazzuolo e il Dio con la ruota sono personaggi da tenere ben distinti.
 

VIII - IL DIO COL MAZZUOLO: L'INTERPRETAZIONE CON DIS PATER

Sull'altare di Sulzbach (presso Ettlingen) compare ancora il Dio col mazzuolo. Ma ora il suo aspetto è diverso: porta una pelle di lupo drappeggiata sul capo, sulla schiena e sul braccio. Nell'iscrizione il suo nome è Dis Pater, come il dio romano degli inferi, e la dea che gli sta accanto ha il nome di Æricura. L'iscrizione dice:

I H D D D
S ÆRICVR ET DITI PAT
VETER PATERNVS 
ET ADI PATER

In honorem Domus Divinæ Deæ
Sanctæ Æricuræ et Diti Patri
Veterius Paternus 
Et Adi Paterna

[CIL xiii 6322] [ISCRIZIONE]

In una simile figurazione nell'altare di Ober-Seebach, il Dio col mazzuolo compare a fianco di una dea chiamata Æricura, e accanto a loro si trova un piccolo cane a tre teste. Così vestito il Dio col mazzuolo ha un aspetto infernale, e ricorda stranamente il dio dei morti dipinto su una parete della tomba etrusca dell'Orco, a Tarquinia. Allora Sucellos è anche un dio dei morti? Gli indizi suggerirebbero di sì. Abbiamo già visto che occasionalmente Sucellos è accompagnato da un cane, e da sempre il cane è l'animale che scorta le anime nell'aldilà e fa la guardia agli inferi.

Ma Pluto non è che un epiteto di Dis Pater, il re degli inferi. E Hádēs, la sua versione greca, era raffigurato con indosso una pelle di lupo, la cui testa gli copriva il capo, e aveva come attributi uno scettro e un vaso tipo kántharos, che reggeva nelle mani. Se la pelle di lupo è tipica del Dio col mazzuolo nel suo aspetto di Dis Pater, lo scettro e il vaso sono molto vicini ai tipici attributi di Sucellos, in tutti i suoi aspetti!

Ne consegue che il mazzuolo è un simbolo di morte. Quest'ipotesi non è così assurda come sembrerebbe a prima vista. Nel rimproverare ai seguaci dell'antica religione il loro gusto per gli spettacoli estremi e sanguinosi, Tertulliano riferisce di una comparsa chiamata Dis Pater che impugnava un martello quando portava i cadaveri fuori dell'arena:

Vidimus saepe castratum Attin deum a Pessinunte, et qui uiuus cremabatur, Herculem induerat; risimus at meridiani ludi de deis lusum, quo Ditis pater, Iouis frater, gladiatorum exsequias cum malleo deducit, quo Mercurius in caluitio pennatulus, in caduceo ignitulus, corpora exanimata iam mortem que simulantia e cauterio probat.

Spesso abbiamo visto in un criminale castrato il vostro dio di Pessinunte, Attis; ed Hercules impersonato da un infelice che veniva bruciato vivo. Abbiamo riso ai vostri giochi di mezzogiorno, quando Dis Pater, il fratello di Iuppiter, portava via, col martello in pugno, le spoglie dei gladiatori uccisi; e quando Mercurius, il cappello alato in testa, provava il caduceo arroventato sui corpi esanimi, distinguendo quelli che erano davvero senza vita da quelli che simulavano la morte.

Quinto Settimio Fiorente Tertulliano: Alle Nazioni [I: 10]

Il mazzuolo di Sucellos suggerisce pure l'analogo martello impugnato da Xarun, il dio etrusco della morte, che se ne serviva per recare la morte agli uomini (Linckenheld 1929 - Drioux 1934). In definitiva, un simbolo analogo alla falce impugnata dall'immagine tradizionale della Morte.

Markale ricorda che molte tradizioni celtiche associavano il martello alla morte. In Irlanda fino a non molti anni or sono si poneva un martello sulla bara «per bussare alla porta del Purgatorio» (Hartmann 1952). In Bretagna, soprattutto nel Morbihan, era in uso il marteaux de la bonne mort: se l'agonia durava troppo a lungo, la più anziana donna del paese veniva a reggere un martello sul capo del morente dicendo che doveva prepararsi ad abbandonare la terra (Varagnac 1941).

Non dimentichiamo il carattere ambivalente di tali armi mitologiche. Un colpo uccideva, un altro resuscitava. Così funzionava la mazza del dio irlandese Dagda Mór, che sembra essere l'omologo irlandese di Sucellos. In un racconto gallese, Arawn, il re dei morti, consiglia al principe Pwyll di colpire il suo nemico una volta sola, perché, mentre il primo colpo l'avrebbe ferito a morte, il secondo l'avrebbe risanato. Anche il martello di Þórr era dotato di entrambi i poteri: poteva uccidere, ma anche far tornare alla vita.

È dunque possibile che il mazzuolo di Sucellos fosse un'arma ambivalente, come del resto era ambivalente il carattere del dio. Ora un allegro e maestoso Silvanus, re della vita che sboccia e fiorisce, ora il cupo e oscuro Dis Pater, re dell'oltretomba. E insieme, quali suoi attributi, il vaso che dà la vita (il San Grail nel mito arturiano) e il maglio che dà la morte (la lancia associata al San Grail).

Se si ammette il parallelismo tra Sucellos e Dis Pater, si deve credere che proprio a Sucellos si riferisse Cesare quando chiamò Dis Pater il padre divino dei Celti.

Un discorso sui cani inferi ci porterebbe troppo lontano. L'esempio più conosciuto è il Kérberos greco, il cane a tre teste incatenato alle soglie dell'oltretomba. Nella mitologia scandinava questo cane ha nome Garmr. Anche lo Yama indiano, che rassomiglia così tanto al Dis Pater citato da Cesare, in quanto considerato allo stesso tempo progenitore dell'umanità e dio dei morti, era accompagnato da cani con quattro occhi. Ma senza andare troppo lontano, anche i Celti conoscevano il mitologema del cane infero: basti pensare ai cwn annwn, i «cani infernali» del mito gallese, i cani bianchi con le orecchie rosse che scortavano Arawn, il re dell'aldilà, durante i suoi viaggi nel nostro mondo.

La falce della Morte è la falce del tempo che nulla risparmia. Tale falce deriva da quella impugnata da Saturnus, antico dio italico della semina e del raccolto, poi associato al dio greco Krónos., il cui falcetto d'adamante, in Esiodo, era servito per castrare Ouranós e incidentalmente per rompere l'immobile staticità dei primordi e dare inizio allo scorrere del tempo. Ora, per la somiglianza tra il nome Krónos e il termine greco chrónos «tempo», a Saturnus vennero conferite caratteristiche di «dio del tempo» (non inconciliabili con il suo carattere di dio stagionale). A ogni buon conto, si tenga presente che anche Sucellos è talora raffigurato con una falce in mano. E si tenga ancora presente che nel folklore della Bretagna francese, lo spirito della morte, l'Ankou, impugna una falce montata al contrario.

IX - IN IRLANDA: IL DAGDA MÓR

Un interessante parallelo con Sucellos può essere offerto da uno degli dèi più importanti della mitologia irlandese, il Dagda Mór. Si tratta di un dio onnisciente, rozzo e gaudente, abbigliato con una corta tunica grigia dotata di cappuccio e stivali di cuoio ai piedi, che trascina la sua enorme clava montata su ruote, la quale uccide da un lato e resuscita dall'altro, e possiede un gran paiolo che non è mai vuoto.

Clava e paiolo. Ovvero, a loro modo, il mazzuolo e il vaso di Sucellos. Almeno a livello di attributi, è stato notato che i rapporti tra le due divinità sembrano piuttosto stretti (Duval 1954); altri non sono d'accordo e considerano questa somiglianza abbastanza superficiale (De Vries 1961).

Noi crediamo che Sucellos e il Dagda Mór siano personaggi perfettamente omologhi, e portiamo a sostegno di questa tesi un'ulteriore indicazione. Il Dagda Mór era considerato il padre progenitore dei Túatha Dé Dánann, donde il suo epiteto di  «Padre di tutti» [Ollathair]. Questo può senz'altro avvicinarlo al Dis Pater gallico, che era, a detta di Cesare, il padre della stirpe celtica, e noi abbiamo già mostrato che in realtà tale personaggio era Sucellos.
 

IX - NANTOSVELTA

Immagine di Nantosvelta - Bassorilievo d'epoca gallo-romana.L'etimologia di questo nome è ignota. Si è pensato al termine celtico nanto «valle», ma anche a un possibile nesso con il nome del dio irlandese Nét (< *Nanto). Secondo la Green, che riporta l'opinione di altri studiosi, il teonimo andrebbe interpretato come «fiume serpeggiante» o «torrente impetuoso», per quanto l'autrice sia conscia del fatto del niente, nell'iconografia della dea, autorizzi un suo legame con le divinità fluviali (Green 1998).

In tredici delle circa duecento raffigurazioni di Sucellos, il dio è accompagnato da una figura femminile. Le due divinità compaiono nel bassorilievo dell'altare di Sarrebourg [MUSEO], dove sono chiamati Sucellos e Nantosvelta. Dal portamento maestoso e regale, la dea è qui abbigliata secondo l'uso romano, poggia la mano destra su una colonna lavorata e regge con la sinistra un'asta-scettro sormontata da un'edicola nella quale si è voluto vedere un piccolo tempio o fanum. Sotto le due divinità, alla base della stele, compare l'immagine di un grosso corvo. Un'altra raffigurazione rinvenuta assieme all'altare di Sarrebourg, anch'esso recante un'iscrizione a entrambe le divinità, con una dedica da parte di un membro della tribù dei Mediomatrici, mostra però soltanto la dea. Anche in questo caso ella regge in mano un'asta con in cima un'edicola o tempietto, mentre sull'altra mano tiene qualcosa che si crede possa essere un alveare sul quale è appollaiato, ancora una volta, un corvo. Alla sua sinistra si trovano ammucchiati tre oggetti, anch'essi interpretati generalmente come favi (Green 1998).

Altre immagini, prive di nome, sono comunque ricollegate alla dea a causa del medesimo simbolismo. Un ritratto, ora perduto, proveniente da Speyer, e dunque dal territorio dei Nemeti, nella Gallia orientale, rappresentava la dea con uno scettro sormontato anche qui da una edicola, dei frutti e un corvo posato ai suoi piedi. A Teting, nel territorio dei Treveri, una divinità femminile porta un vaso e di nuovo l'asta con l'edicola. Altre rappresentazioni di una dea che potrebbe essere Nantosvelta sono presenti nella regione del Lussemburgo, sempre nel territorio dei Treveri: le immagini ritraggono una divinità femminile seduta in un'edicola o in un piccolo tempio, in compagnia di un corvo. In altre figurazioni, una dea identificata con Nantosvelta sembra portare una cornucopia. Dalla Britannia viene una sola immagine che sembra riconducibile alla dea: una piccola pietra trovata a East Stroke (Nottinghamshire) nel territorio dei Corieltauvi ritrae una coppia: un anziano Dio col mazzuolo e accanto una dea dai capelli irsuti, un pesante torques al collo e una gonna a balze. Ella tiene una scodella di mele davanti a sé.

Il simbolismo che prevale in queste immagini sembra legato a una situazione di benessere, prosperità e abbondanza. Sempre secondo la Green, Nantosvelta doveva essere una divinità domestica, guardiana del focolare e della casa (Green 1998), ma si tratta di un'interpretazione viziata dall'immagine della piccola casa o edicola impilata sulla cima dello scettro della dea, la cui natura tuttavia non è chiara. Analogamente, il grosso corvo non introduce necessariamente un ruolo della dea come protettrice delle anime nell'oltretomba: si ricorda che il corvo, nel mondo germanico, è legato piuttosto alla saggezza e all'onniveggenza, e comunque era animale sacro a Mercurius.

Questi sono solo alcuni dei problemi di identificazioni legati alla figura di Nantosvelta. Né ci aiuta il fatto che la compagna del Dio col mazzuolo è chiamata Diana venatrix nell'altare di Mainz, Æricura in quello di Ober-Seebach, e Proserpina in quello di Sulzbach. Non ci aiuta di molto sapere che Æricura / Herecura (di cui dunque Proserpina è l'interpretazione romana) è il nome della compagna del Dio col mazzuolo nel suo aspetto di signore dei morti o Dis Pater. In realtà non è chiaro se la dea che accompagna il Dio col mazzuolo nelle molte immagini in cui quest'ultimo compare in coppia, sia davvero da identificare con Nantosvelta. Coppie divine di questo tipo erano assai comuni, particolarmente in Borgogna, nei territori tribali degli Edui e dei Lingoni. Qui le divinità compaiono in associazione con il vino e con la vendemmia e vengono frequentemente rappresentate con barili o grandi brocche di vino. Ancora una volta gli emblemi personali di questa dea, la cornucopia e la patera, non sarebbero in contraddizione con il suo ruolo di divinità del nutrimento, della fertilità e dell'abbondanza.
 

Sezione Miti - Holger Danske.
Area Celtica -
Óengus Óc.

Creazione pagina: 10.11.2003
Ultima modifica:
27.03.2005

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