| I -
CREAZIONE DEGLI UOMINI DALLE PIANTE La caratteristica del mito
antropogonico, in Scandinavia, è che la prima coppia umana non deriva dalla
terra, come nel mito biblico: qui sono i nani, piuttosto, a nascere dalla terra
e dal fango. Il primo uomo e la prima donna, nella mitologia norrena, vengono
creati a partire da due alberi, un frassino e un olmo. Ragione per cui essi
vengono chiamati Askr ed
Embla. In norreno, infatti, askr
è il «frassino» (cfr. tedesco Esche, inglese ash) ed embla
è l'«olmo» (cfr. tedesco Ulme, inglese elm).
Il tema della creazione dell'uomo dagli alberi o dalle piante sembra derivare
da un antichissimo mitologema che ritroviamo diffuso nei miti di tutto il mondo,
anche se spesso in contesti diversi. Ricordiamo brevemente il mito eschimese
della nascita della prima coppia umana dai baccelli di una pianta di pisello, o
il mito maya della creazione degli uomini dal mais.
Ma troviamo questo motivo anche nell'area indoeuropea. Se nel mito norreno
Askr ed
Embla nacquero rispettivamente da un
frassino e da un olmo, nella mitologia greca gli uomini della prima età del
bronzo nacquero cadendo come frutti maturi dai frassini. Analogamente nel mito
iranico, il seme di Gāyōmart generò una
pianta (Rheum ribes) dalla quale nacque la prima coppia umana, formata da
Mašī e Mašanī, ed essi
erano talmente uniti che era impossibile distinguere l'uno dall'altra.
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| II -
GLI DÈI CREATORI: TRIADI A CONFRONTO La differenza più rilevante
nel mito della creazione dell'uomo, tramandato dalla
Völuspá
e dall'Edda in prosa,
riguarda le tre divinità che intervengono nell'operazione antropogonica.
Sappiamo che vi è una triade di dèi responsabile degli atti creativi che
avevano dato inizio all'universo. La
Völuspá
parla inizialmente dei «figli di Borr»,
senza fornire alcuna indicazione sui loro nomi e la loro identità. Più tardi,
quando tratta della creazione degli uomini, fa intervenire una triade divina
formata da Óðinn,
Hǿnir e
Lóðurr. Al riguardo, il poema racconta
che tre dèi, mentre tornavano a casa, trovarono in terra un tronco di frassino e
un tronco di olmo; i loro nomi compaiono soltanto durante l'atto in cui essi
trasformano i tronchi in creature umane, e sono:
Óðinn,
Hǿnir e Lóðurr.
Unz þrír kómu
ór því liði
öflgir ok ástkir
æsir at húsi,
fundu á landi
lítt megandi
Ask ok Emblu
örlöglausa. |
Finalmente tre vennero
da quella stirpe,
potenti e belli,
æsir,
a casa.
Trovarono in terra,
senza forze,
Askr ed
Embla,
privi di destino. |
Önd þau né áttu,
óð þau né höfðu,
lá né læti
né litlu góða
önd gaf Óðinn,
óð gaf Hænir,
lá gaf Lóðurr
ok litu góða. |
Non possedevano respiro
né avevano anima,
non calore vitale, non gesti
né colorito.
Il respiro dette Óðinn,
l'anima dette Hǿnir,
il calore vitale dette Lóðurr
e il colorito. |
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Edda poetica
>
Völuspá [17-18] |
La
Völuspá non associa in alcun modo i
«figli di Borr» con la triade formata da
Óðinn,
Hǿnir e Lóðurr. Nell'ambito del
poema, sembra trattarsi di due gruppi diversi che agiscono in contesti diversi.
Al contrario, Snorri ci informa fin da subito che i figli di
Borr avevano nome
Óðinn,
Vili e Vé, e a loro attribuisce lo
sterminio dei giganti primordiali, la creazione del mondo e l'organizzazione del
cosmo. Ma quando Snorri arriva a narrare il mito della creazione degli uomini,
non fa nomi e parla, genericamente, dei «figli di
Borr».
| Þá er þeir gengu með
sævarströndu Bors synir, fundu þeir tré tvau ok tóku upp trén ok sköpuðu af
menn. Gaf inn fyrsti önd ok líf, annarr vit ok hræring, þriði ásjónu, mál ok
heyrn ok sjón, gáfu þeim klæði ok nöfn. Hét karlmaðrinn Askr en konan Embla, ok
ólst þaðan af mannkindin, sú er byggðin var gefinn undir Miðgarði. |
Mentre i figli di
Borr andavano lungo la riva del mare
trovarono due alberi, li raccolsero e li mutarono in uomini. Il primo diede loro
respiro e vita, il secondo ragione e movimento, il terzo aspetto, parola, udito
e vista. Gli diedero poi vesti e nomi. Il maschio si chiamò
Askr, la femmina
Embla e nacque allora l'umanità, a cui
fu data dimora entro Miðgarðr. |
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Snorri Sturluson:
Edda in prosa >
Gylfaginning [9] |
Riassumendo, la
Völuspá ci spiega che a operare la
creazione del mondo furono i «figli di Bórr»
ma non ci dice i loro nomi; mentre, arrivando alla creazione degli uomini,
c'informa che ne furono artefici Óðinn,
Hǿnir e
Lóðurr. L'Edda in prosa
di Snorri afferma invece che i figli di Bórr
erano Óðinn,
Vili e Vé,
e a loro attribuisce la creazione degli uomini.
Si ha l'impressione che i teonimi Vili e
Vé, traducibili con «volontà» e «santità»,
non siano dei nomi veri e propri, ma semplici epiteti dei due fratelli di
Óðinn. Se questo è vero, ci si può
legittimamente chiedere quali fossero i veri nomi dei due personaggi e, in tal
caso, se la triade di Snorri [Óðinn ~
Vili ~ Vé]
sia da identificare con la triade della
Völuspá
[Óðinn ~
Hǿnir ~
Lóðurr].
Anche se Snorri attribuisce la creazione degli uomini ai «figli di
Bórr» (che lui stesso aveva precedentemente
identificato con Óðinn,
Vili e Vé),
il personaggio di Hǿnir non gli è affatto
sconosciuto. Lo pone infatti come uno dei due ostaggi inviati ai
Vanir (l'altro è
Mímir) dopo la guerra tra le due stirpi
divine. Al contrario, il nome di Lóðurr
non compare mai nei testi di Snorri. Nel secondo libro dell'Edda, però,
Snorri mette in scena una triade formata da
Óðinn, Hǿnir e
Loki (Skáldskaparmál
[2-4]), dove troviamo Loki laddove
ci aspetteremmo di trovare invece Lóðurr.
Che Snorri non abbia inventato quest'ultima triade sembra attestato dal fatto
che essa ricompare in una scena della Völsunga saga.
Ci si può dunque chiedere se Lóðurr sia
da identificare con Loki. In realtà, quel
poco che sappiamo di Lóðurr lo
caratterizza come dio creatore, fisionomia che male si adatta al carattere
malvagio e livoroso di Loki. Inoltre,
Lóðurr si muove agli inizi del tempo,
laddove Loki sembra più interessato a
portare l'universo al suo compimento. Sembra di poter asserire che
Loki e
Lóðurr non abbiano nulla in comune, anche se, all'epoca di Snorri, venivano
probabilmente confusi tra loro.
Ricapitolando, Snorri aveva certamente presente la
Völuspá,
quando tratteggia il mito della creazione degli uomini. Eppure egli fornisce una
diversa triade di divinità coinvolte, senza che traspaia mai alcuna confusione o
identificazione tra l'una [Óðinn ~
Vili ~ Vé]
e l'altra [Óðinn ~
Hǿnir ~
Lóðurr] triade. Nonostante siano state
avanzate molte dotte proposte, specie in campo filologico, non si è giunti a
nessuna conclusione e in mancanza di altri dati una soluzione definitiva non
sarà mai raggiungibile. Per ora nulla ci vieta di identificare
Hǿnir e
Lóðurr con
Vili e Vé.
Ma nulla ci autorizza nemmeno a farne la chiave di volta di un'interpretazione
di tali personaggi.
Nelle due fonti, la
Völuspá e il
Gylfaginning,
vi è anche un diverso ordine dei «doni» fatti da ciascuna triade divina ai primi
due esseri umani.
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Völuspá |
Gylfaginning |
Óðinn
respiro
[önd] |
(Óðinn)
respiro e vita
[önd ok líf] |
Hǿnir
anima
[öð] |
(Vili)
ragione e movimento
[vit ok hrœring] |
Lóðurr
calore vitale e colorito
[lá ok litu góða] |
(Vé)
aspetto, parola, udito e vista
[ásjónu, málit ok heyrn ok sjón] |
Sarebbe problematico cercare di stabilire l'esatto significato del legame tra
gli dèi e i loro «doni», anche perché non è facile riprendere l'esatto
significato delle espressioni norrene. Si tratta evidentemente dello stesso mito
riportato in due forme diverse, ancorché molto simili.
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