SCHEDARIO

GERMANI
Scandinavi

MITI GERMANICI
Æsir
ÆSIR
Nella mitologia scandinava, classe di divinità legate al cielo, alla sapienza e alla guerra. Dimoravano in Ásgarðr e il loro sovrano era Óðinn. Si opponevano a una seconda classe di divinità, legate alla terra, alla ricchezza e alla fecondità, i Vanir, con i quali si fusero per dar vita a una comunità mista.

* * *

 
MITOLOGIA
MITI

Tradizione mitologica

  • Óðinn, Vili e Vé sono i primi tre æsir, nati al principio del tempo, figli di Búri e della gigantessa Bestla. Essi uccidono Ymir e nel suo sangue sterminano i giganti primordiali. In tal modo creano l'universo e vi impongono il loro dominio.
  • Gli Æsir si costituiscono quale comunità divina intorno ai discendenti di Óðinn e ai loro congiunti. Costruiscono la cittadella di Ásgarðr, posta nel centro del mondo (oppure in cielo), e lì vanno ad abitare. Stabiliscono infine un'assemblea suprema presieduta da quattordici dèi e quattordici dee.
  • Si riuniscono in Íðavöllr e là decidono il corso del sole e della luna e stabiliscono il computo del tempo.
  • Dànno inizio alle attività artigianali e forgiano ricchezze. Non hanno tuttavia coscienza del valore dell'oro, né conoscono l'avidità, finché non giunge Gullveig a traviarli.

  • L'uccisione di Gullveig dà inizio alla guerra tra gli Æsir e i Vanir. Questi ultimi mettono in seria difficoltà gli dèi. Viene infine stabilita la pace e, in virtù di un patto, le due parti si scambiano ostaggi. Gli Æsir diventano così una comunità mista.

  • Accolgono Gylfi, re di Svezia, che si presenta a loro col falso nome di Gangleri, e gli svelano l'intera sapienza nordica.

  • Si riuniscono ogni inverno nella dimora di Ægir per bere la birra. Questi viene a sua volta accolto in Ásgarðr ed a lui viene rivelato il significato delle metafore poetiche.
  • Il loro dominio crollerà nel giorno di Ragnarök, combattendo l'ultima battaglia contro i giganti.

Tradizione evemeristica

  • Gli Æsir  sono un ppolo anticamente stanziato nell'Ásaheimr, a oriente del fiume Tanakvísl [il Don], sulle sponde dello Svartahaf [il Mar Nero]. Il loro sovrano è Óðinn, il quale governa il paese insieme a dodici sacerdoti, detti díar o drótnar. La loro capitale è Ásgarðr, che alcuni identificano con la città di Troia, nel Tyrkland [Turchia].
  • Combattono una guerra contro i Vanir, che termina con un patto di pace e uno scambio di ostaggi.
  • Attaccati dai Romani, gli Æsir  lasciano l'Ásaheimr e, dopo un lungo viaggio, guidati da Óðinn, si stabiliscono nel nord Europa.
  • Dopo aver combattuto contro re Gylfi, Óðinn si stabilisce in Svíþjóð e dà origine al culto degli Æsir. Edificate magnifiche dimore per i díar, stabilisce nelle terre del nord le leggi degli Æsir, a cui associa le consuetudini sacrificali e sepolcrali.
  • In virtù della loro sapienza e della loro abilità, gli Æsir sono adorati dagli uomini come vere e proprie divinità. Dopo la morte di Óðinn e dei díar, il loro culto si perpetua nel tempo, fino ai nostri giorni.
ELENCO
Æsir Óðinn ~ Þórr ~ Baldr ~ Njörðr ~ Freyr ~ Týr ~ Bragi ~ Heimdallr ~ Höðr ~ Víðarr ~ Váli ~ Ullr ~ Forseti ~ Loki.
Ásinjur Frigg ~ Sága ~ Eir ~ Gefjun ~ Fulla ~ Freyja ~ Sjöfn ~ Lofn ~ Vár ~ Vör ~ Syn ~ Hlín ~ Snotra ~ Gná ~ Iðunn ~ Nanna ~ Sif ~ Skaði.
FILOLOGIA
ORTOGRAFIA

  ORTOGRAFIA
NORMALIZZATA
LEZIONE DEI
MANOSCRITTI

FONTI

Proto-germanico *Ansuz    
 
Norreno Æsir Æser
Æsir
Ęsir
Edda poetica | Edda in prosa
 
Anglosassone Ēse Esa Contro le fitte
 
Gotico *Anzeiz Anses (latino) La guerra gotica

ETIMOLOGIA

Il termine è citato soprattutto nella letteratura norrena, nella forma áss/æsir «dio/dèi» (femminile ásinja/ásinjur «dea/dee»). In anglosassone è ōs/ēse. In germanico orientale, lo troviamo attestato in gotico, nell'ortografia latinizzata anses (da cui si è voluta ricostruire la forma *anz/*anzeiz). Jacob Grimm ha ricostruito la forma antico-altotedesca del termine in *ans/*ensî (femminile *ansunna) (Grimm 1826).

Tutte queste forme deriverebbero da un protogermanico *ansuz/*ansiwiz.

Diverse etimologie sono state proposte, nel corso degli anni, per spiegare l'origine e il significato di questo termine. Agli esordi della filologia germanica, Jacob Grimm riteneva la parola áss «dio» etimologicamente identica al termine norreno áss «trave, asse, palo», in particolare l'asse che sosteneva longitudinalmente il tetto (Ulfila traduce con il gotico ans il greco dokós «trave»; cfr. anche il termine latino asser «asse»), e quindi interpretando gli dèi come il sostegno del cielo e del mondo (Grimm 1826). Nonostante il dizionario antico islandese negasse attinenza tra i due omonimi (Cleasby ~ Vigfússon 1874), la macchinosa ipotesi di Grimm si è perpetuata nella letteratura successiva (Anderson 1897 | Vignola 1949). In tempi piuttosto recenti, Régis Boyer la giustificava sostenendo che in origine le divinità fossero rappresentate come idoli lignei (Boyer 1981).

L'ipotesi oggi più accreditata fa invece derivare il protogermanico *ansuz da un indoeuropeo *ANSU/*ṆSU «spirito», a sua volta legato a un *H2ENSU- «respirare» (cfr. sanscrito asu «respiro, vita», da cui il vedico Asura e l'avestico Ahura), termine di significato semanticamente affine all'ebraico ªḥ̣, al greco pneûma, al latino spiritus, e quindi all'idea di respiro, vita, esistenza attiva (Boyer 1981). In tal caso gli æsir vengono a essere gli dèi che hanno infuso nella creazione il soffio vitale (Isnardi 1991).

È stata inoltre notata una curiosa somiglianza tra il termine norreno áss/æsir e l'etrusco aiś/aesar «dio/dèi». Riferisce Svetonio di come un fulmine avesse colpito il piedistallo di una statua di Augusto, cancellando la lettera C della parola «CÆSAR». Poiché quanto era rimasto (æsar) significava «dio» in etrusco, gli aruspici ne dedussero che l'imperatore sarebbe vissuto altri cento (C) giorni prima di diventare egli stesso un dio, come infatti accadde (Vita di Augusto [97]). Anche qui non ci sono le basi filologiche per stabilire se il termine norreno sia legato in qualche modo con quello etrusco: proponiamo la somiglianza dei due sostantivi semplicemente come una curiosità.

Interessante – per quanto priva di fondamento – l'etimologia proposta da Giovanni Semerano che, nella sua battaglia privata contro l'indoeuropeismo, propone per æsir una derivazione dall'accadico āṣū «che sta in alto» (Semerano 2005).

[La terminologia del divino nel mondo nordico]

LETTURA: LE ISCRIZIONI RUNICHE

Il culto degli Æsir è attestato nelle più antiche iscrizioni runiche. Nel fuþark antico, la runa *ansuz corrisponde a una vocale nasalizzata [ã] e viene traslitterato ą. In Scandinavia, la runa è chiamata áss; persa la nasalizzazione e impiegata per indicare le vocali [a] ed [æ], viene traslitterata con a o, più correttamente, con æ. In ogni caso, ha una simbologia fausta.

Nell'amuleto di Lindholm (Scania, Svezia, IV secolo), la ripetizione sistematica di questo segno ha un'evidente funzione magica positiva. Sulla pietra di Mycklebostad (Møre e Romsdal, Norvegia, IV-V secolo), è incisa la parola asugas, probabilmente un antopononimo, ancorché di significato oscuro («colui che appartiene agli Æsir»?), ma forse da leggere asugasdiR (e in tal caso *Ásgestr «ospite degli Æsir»).

Sulla fibula  in bronzo di Vimose (Fionia, Danimarca, inizio del III secolo), si leggono, tra le altre, le parole asau wija che, interpretate in termini di germanico orientale, potrebbero significare «all'áss consacro» (Krause 1974).

   

aadagas[u]
laasauwija

A[nsu] a[n]dag a[n]su
la a[n]sau wija
O áss! Io, Ánsula, Andag
all'
áss consacro
Fibula di Vimose
 
   

Sulla lancia di Kragehul (Fionia, Danimarca, inizio del VI secolo) vi è un incisione su cui tra l'altro si legge asugisalas (forse *Ásugíslas «dell'ostaggio degli Æsir»). (Isnardi 1991)

ekerilazasugisalasmuhahaitegagagaginugahe[...
...]lija[...]hagal[s]wijubig[...

ek erilaz asugisalas muha hait eg agagaginu gahe[...
...]lija
[...]hagala wijub ig
Io, l'erilaR di Ásugíslas sono chiamato Muha
[la seconda parte è congetturale]
Lancia di Kragehul
LETTURA: TESTI GOTICI

La prima testimonianza in letteratura di questo termine la si deve allo storico latino Giordane:

Gothi proceres suos quasi qui fortuna vincebant non pares homines sed semideos, id est, Anses vocavere. Chiamarono i loro capi, la cui fortuna ritenevano di aver ottenuta, non meri uomini ma semidèi, chiamati Anses
Giordane: De origine actibusque Getarum [X]

La notizia di Giordane si riferisce ai Germani orientali. Anses, è evidentemente ortografia latinizzata da cui si è voluta ricostruire un'originaria forma gotica *anz/*anzeiz.

LETTURA: TESTI ANGLOSASSONI

La precoce conversione dell'Inghilterra, impedì uno sviluppo letterario dell'antica tradizione germanica dei popoli Angli e Sassoni, ragione per cui pochi documenti pre-cristiani sono giunti fino a noi. Il relativo termine anglosassone per indicare le antiche divinità pagane, ēse (singolare ōs) è così attestato in pochissimi documenti.

Lo ritroviamo al singolare nel Poema runico anglosassone, il quale offre un arguto gioco di parole tra il termine «dio» [ōs], nome anglosassone della runa *ansuz , e la parola latina per «bocca» [os].

Os byþ ordfruma ælcre spræce,
wisdomes wraþu and witena frofur,
and eorla gehwam eadnys and tohiht.
Ōs è la sorgente di ogni linguaggio,
supporto della sapienza e sostegno del saggio,
gioia e delizia di ogni nobile.
Poema runico anglosassone [11: 10-12]
La stessa parola è offerta al genitivo plurale [ēsa] in un incantesimo del X secolo, Wið færstice «contro le fitte», che offre sollievo contro le fitte improvvise [gescot] causate dagli dèi, dagli elfi o dalle streghe.

Þis ðe to bote esa gescotes,
ðis ðe to bote ylfa gescotes,
 ðis ðe to bote hægtessan gescotes
ic ðin wille helpan.
Questo è il tuo rimedio per i colpi degli Ēse,
questo è il tuo rimedio per i colpi degli elfi,
questo è il tuo rimedio per i colpi delle streghe:
io ti aiuterò.
Wið færstice [23-24]

È attestata infine sull'elmo in rame di York (VIII sec.), nella forma del nome teoforo Oshere.
   

IN NOMINE : DNI : NOSTRI : IHV : SCS : SPS : DI :
ET : OMNIBVS : DECEMVS : AMEN : OSHERE : XPI

Nel nome di nostro Signore Gesù, lo Spirito Santo e Dio.
E a tutti diciamo amen. Oshere. Cristo.
Elmo di York
Yorkshire Museum
 
   

Molti nomi e cognomi inglesi portano tutt'oggi la radice ōs- (Oswald, Oswin, Osgood, Osborne).

LETTURA: TESTI NORRENI

Gli Æsir sono citati frequentemente nelle due Edda, come le divinità risiedenti in Ásgarðr. Anche molte opere scaldiche, di differenti autori, accennano ai loro miti. È pressoché impossibile riferire tutte le apparizioni degli dèi nella letteratura norrena, sia che vengano citati espressamente come æsir, sia che si parli di loro con uno dei molti termini alternativi per indicare le potenze divine (goðir, reginn, tívar, etc.).

I primi dieci poemi dell'Edda poetica sono tutti incentrati sugli Æsir e i loro miti. Nella Völuspá, gli Æsir sono descritti come creatori del mondo e regolatori dei ritmi del tempo; si accenna alle loro imprese (in particolare alla guerra che li oppone ai Vanir) e della loro distruzione nella grande battaglia escatologica. Il Vafþrúðnismál e il Grímnismál entrano nel dettaglio riguardo le singole divinità, il loro mondo, le loro dimore, i loro destrieri, etc. L'Hárbarðsljóð e il Lokasenna accennano a molti miti specifici. Anche l'Hávamál accenna ad alcuni miti, perlopiù incentrati su Óðinn. Lo Skírnismál, l'Hymiskviða e la Þrymskviða narrano delle singole vicende. Anche il Baldrs Draumar e il Rígsþula, poemi appartenenti all'Eddica minora, tracciano due miti particolari.

Nell'Edda in prosa, Snorri Sturluson fa una panoramica dei principali miti che riguardano gli Æsir, spiegando peraltro molti dettagli che i poemi dell'Edda poetica si erano limitati ad accennare. Egli narra della creazione, della nascita di Óðinn e dei suoi fratelli [7], e quindi dell'imposizione dell'ordine universale da parte degli Æsir [8-11]. Descrive i luoghi del cielo, la fortezza di Ásgarðr e le dimore divine [13-16]. Snorri afferma che gli Æsir avessero un santuario in Glaðsheimr, e lì tenessero i loro dodici seggi, oltre all'alto trono di Óðinn.

Var þat hit fyrsta þeira verk at göra hof þat er sæti þeira standa í, tólf önnur en hásætit þat Allföðr á. Þat hús er bezt gört á jörðu ok mest, allt er þat innan ok útan svá sem gull eitt. Í þeim stað kalla menn Glaðsheim. La loro prima opera fu la costruzione di quella corte ove stanno i loro dodici seggi insieme all'altro, l'alto seggio che appartiene ad Allföðr. Questo edificio è il migliore costruito sulla terra e il più grande. Qui tutto, dentro e fuori, appare come oro puro. Questo posto gli uomini lo chiamano Glaðsheimr.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [14]

Nel seguito, Snorri fornisce finalmente un canone esaustivo degli Æsir, dando di ciascun personaggio una breve descrizione. Il primo di essi è Óðinn. Seguono i dodici dèi che lo affiancano: Þórr, Baldr, Njörðr, Freyr, Týr, Bragi, Heimdallr, Höðr, Víðarr, Váli, Ullr e Forseti. A questi, Snorri aggiunge Loki, portando il numero complessivo a quattordici [20-33]. Subito dopo, Snorri elenca le ásynjur, anch'esse in numero di dodici: Frigg, Sága, Eir, Gefjun, Fulla, Freyja, Sjöfn, Lofn, Vár, Vör, Syn, Hlín, Snotra e Gná [35]. In questo elenco mancano però le spose degli dèi, alcune delle quali sono divinità di non trascurabile importanza, come Iðunn, Nanna, Sif, Skaði. Anche le Valkyrjur sono annoverate tra le dee [36]. In seguito, dopo aver raccontato alcune avventure di Þórr [45-48], Snorri passa a narrare il mito della morte di Baldr e dell'imprigionamento di Loki [49-50], che prelude al ragnarøkr, l'evento escatologico nel quale sarà distrutto l'universo e la maggior parte degli Æsir troverà la morte [51-53].

Se nell'Edda Snorri tratta degli Æsir in termini poetici e mitici, diverso approccio egli ha nell'altra sua opera, l'Ynglinga saga, presentata come un trattato di carattere storico e non mitologico. Giocando sulla paraetimologia Æsir/Asíá, Snorri afferma che gli Æsir fossero un'antica popolazione originaria delle sponde settentrionali del Mar Nero. Si noti che la medesima interpretazione evemeristica veniva suggerita anche nel Prologo dell'Edda, dove Ásgarðr viene identificata con la Troia omerica. Nell'una e nell'altra fonte, Óðinn non è più il capo degli dèi, ma un semplice re del passato, e i dodici dèi sono trasformati nel collegio di sacerdoti che affiancano il sovrano nei giudizi. Curiosamente, Snorri li chiama díar «dèi», con un termine (corradicale a tívar) giunto in Scandinavia attraverso la mediazione celtica.

Fyrir austan Tanakvísl í Asíu var kallað Ásaland eða Ásaheimur en höfuðborgin, er í var landinu, kölluðu þeir Ásgarð. En í borginni var höfðingi sá er Óðinn var kallaður. Þar var blótstaður mikill. Það var þar siður að tólf hofgoðar voru æðstir. Skyldu þeir ráða fyrir blótum og dómum manna í milli. Það eru díar kallaðir eða drottnar. Þeim skyldi þjónustu veita og lotning allt fólk. La terra a oriente di Tanakvísl in Asia era detta Ásaland o Ásaheimr, e la capitale del paese fu detta Ásgarðr. Nella fortezza c'era un capo che si chiamava Óðinn. Era quello, luogo di solenni sacrifici. Era la regola che dodici sacerdoti del tempio fossero i preminenti che prendevano le decisioni circa i sacrifici e giudizi fra gli uomini; essi erano detti díar o drótnar. A loro tutto il popolo doveva tributare servizio e venerazione.
Snorri Sturluson: Ynglinga saga [2]

Più tardi, l'espansione romana costringe gli Æsir a lasciare la loro sede in Asia e a spostarsi in nord Europa. Per merito delle loro conoscenze esoteriche e magiche, gli Æsir vincono ogni battaglia e Óðinn conquista per sé un regno in Danimarca, a cui in seguito ne aggiunge un altro in Svezia, e fonda le dinastie regnanti nei due paesi (Skjöldungar e Ynglingar). Gli Æsir agiscono nei loro nuovi regni come eroi culturali, diffondendo pratiche e tecniche, e tale è la loro sapienza che il popolo ignorante li scambia per divinità.

Óðinn tók sér bústað við Löginn þar sem nú eru kallaðar fornu Sigtúnir og gerði þar mikið hof og blót eftir siðvenju Ásanna. Hann eignaðist þar lönd svo vítt sem hann lét heita Sigtúnir. Hann gaf bústaði hofgoðunum. Njörður bjó í Nóatúnum en Freyr að Uppsölum, Heimdallur að Himinbjörgum, Þór á Þrúðvangi, Baldur á Breiðabliki. Öllum fékk hann þeim góða bólstaði. Óðinn stabilì la residenza presso [il lago] Lögrinn, vi eresse un tempio e sacrificò all'uso degli Æsir. Si appropriò di un territorio molto vasto che chiamò Sigtúnir e diede dimora ai sacerdoti del tempio: Njörðr abitò a Nóatún, Freyr a Uppsalir, Heimdallr a Himinbjörg, Þórr a Þrúðvangr, Baldr a Breiðablik. A tutti egli elargì ottime dimore.
Þá er Ása-Óðinn kom á Norðurlönd og með honum díar er það sagt með sannindum að þeir hófu og kenndu íþróttir þær er menn hafa lengi síðan með farið. [...] Si dice in verità che, quando Óðinn degli Æsir giunse nelle terre del nord, e con lui tutti i díar, essi diedero inizio diffondendo le arti che in seguito gli uomini hanno a lungo praticato. [...]
En Óðin og þá höfðingja tólf blótuðu menn og kölluðu goð sín og trúðu á lengi síðan. [...] Gli uomini adoravano Óðinn e i dodici capi, li dicevano loro dèi e credettero in loro a lungo da allora in poi. [...]
Snorri Sturluson: Ynglinga saga [5-6]

Approfittando di questo stato di cose, Óðinn stabilisce leggi e costumanze religiose, e infine fonda lo stesso culto degli Æsir, destinato a diventare la religione pagana degli antichi Scandinavi.

Óðinn varð sóttdauður í Svíþjóð. Og er hann var að kominn dauða lét hann marka sig geirsoddi og eignaði sér alla vopndauða menn. Sagði hann sig mundu fara í Goðheim og fagna þar vinum sínum. Nú hugðu Svíar að hann væri kominn í hinn forna Ásgarð og mundi þar lifa að eilífu. Hófst þá að nýju átrúnaður við Óðin og áheit. Óðinn morì di malattia in Svíþjóð. Quando fu vicino alla morte, si fece segnare con la punta della spada e dichiarò suoi tutti gli uomini uccisi dalle armi, poi disse che sarebbe andato in Goðheimr per accogliervi i suoi amici. Così gli Svíar pensarono che egli fosse tornato nell'antico  Ásgarðr per vivervi in eterno. Si accrebbe allora la fede in Óðinn e l'invocazione a lui.
Snorri Sturluson: Ynglinga saga [9]

Al singolare, il termine áss viene usato, nella letteratura mitologica e scaldica, per riferirsi all'uno o all'altro dio, in particolare a Óðinn. In quanto a Þórr, egli è particolarmente associato agli Æsir con uno specifico epiteto: Ásaþórr, l'áss per eccellenza. Troviamo inoltre ás- come suffisso in diversi termini mitologici, come Ásgarðr «fortezza degli Æsir», Ásgrindr «cancello degli Æsir», e via dicendo. Attestati anche composti come ása-gisling «ostaggio degli Æsir», ása-heiti «nomi degli Æsir», ása-ætt «stirpe degli Æsir», etc.

Il suffisso ás- è presente in molti nomi di persona; maschili: Ásbjörn, Ásgautr, Ásgrímr, Ásketill, Áslákr, Ásleifr, Ásmóðr, Ásmundr, Ásúlfr, Ásvaldr; e femminili: Ása, Ásbjörg, Ásgerðr, Áshildr, Ástríðr, Áslaug, Ásleif. Si ritiene tuttavia che il suffisso ás- sostituisca, almeno in alcuni casi, il teonimo di Þórr, com'è evidente della registrazione di nomi quali Þórbjörn (vs. Ásbjörn) o Þórmóðr (vs. Ásmóðr).

Dell'importanza degli Æsir, ormai ben affermata in epoca vichinga, testimoniano anche diversi toponimi scandinavi. In Svezia abbiamo Åsaka, Åslunda e Aspberg, In Norvegia, Aaseral (< Ásarall) e presumibilmente Oslo (< Ósló), forse «bosco sacro agli Æsir».

FONTI PRINCIPALI

Giordane: De origine actibusque Getarum [X]
Poema runico anglosassone [11: 10-12]
Wið færstice [23-24]
Edda poetica > Völuspá [7 | 17 | 23-24 | 28 | 43 | 48 | 60]
Edda poetica > Hávamál [143 | 159 | 160]
Edda poetica > Vafþrúðnismál [28 | 38 | 50]
Edda poetica > Grímnismál [4 | 30 | 37 | 42 | 44-45]
Edda poetica > Skírnismál [7]
Edda poetica > Hárbarðsljóð
Edda poetica > Lokasenna
Edda poetica > Hymiskviða
Edda poetica > Þrymskviða
Edda poetica [minora] > Baldrs Draumar
Edda poetica [minora] > Rígsþula
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Prologo [3-4 | 5]
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [2 | 9-10 | 15 | 20-33 | 37-38 | 42 | 46 | 49-51]
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Skáldskaparmál
Snorri Sturluson: Ynglinga saga [3-5 | 7-8]
Cfr. Sassone Grammatico: Gesta Danorum [I: VII]
Cfr. Adamo di Brema: Gesta Hammaburgensis Ecclesiæ Pontificum [IV: 26-27]

BIBLIOGRAFIA
ANALISI
SVILUPPO DEL TERMINE «ÆSIR»

Molti studiosi sono concordi nell'affermare che il termine æsir avesse in origine il significato generico di «dèi» e che solo in seguito si specializzasse per indicare la famiglia divina di Ásgarðr. Un'analisi più attenta dimostra che, ancora nell'Edda di Snorri, il termine è ampiamente utilizzato come sinonimo di goðin «dèi».

In effetti sembra ragionevole assumere che un termine generico come «dèi» non possa specializzarsi facilmente, se non in contrapposizione con qualche altro gruppo di esseri divini o soprannaturali con essi comparabili. Non conosciamo i precoci sviluppi della teologia germanica, ma soltanto il suo esito più tardo, fissato dai testi eddici. Possiamo però arguire che gli Æsir cominciarono a essere avvertiti non più come divinità generiche, ma come una sorta di «gruppo etnico» divino, soltanto quando la speculazione mitica cominciò a contrapporli in maniera significativa ai Vanir.

La prima attestazione degli Æsir in senso specifico è nella Völuspá, dove essi vengono a opporsi appunto ai Vanir. Si fa riferimento al mito della guerra tra le due stirpi divine, che vengono qui presentate in esplicita contrapposizione tra loro:

Brotinn vas borðveggr
borgar ása,
knáttu vanir vísgpá
völlu sporna.
Infranto il riparo di legno
della città degli Æsir
minacciosi poterono i Vanir
porre il piede in campo.
Edda poetica > Völuspá [24]

In questo passo, æsir non sembra più essere un termine generico per «dèi», ma un etnonimo divino. Si tratta di una scelta di significato che però non comparirà più in tutti i poemi eddici. Anche Snorri, nella sua Edda in prosa, trattando della guerra tra Æsir e Vanir e del successivo patto di pace, sembra ignorare la contrapposizione dialettica tra le due stirpi e, più volte nel testo, oppone i Vanir non agli Æsir, ma a un più generico «dèi».

Þat váru upphöf til þess, at goðin höfðu ósætt við þat fólk, er Vanir heita. Tutto iniziò quando gli dèi [goðin] ebbero un conflitto con il popolo [fólk] che si chiama dei Vanir.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Skáldskaparmál [2]

In questo passo, «dèi» [goðin] non è certamente utilizzato come sinonimo di Æsir. Se costoro sono detti «dèi» [goðin], lo sono soltanto in contrapposizione con il «popolo» [fólk] dei Vanir, ai quali evidentemente Snorri non concede un rango divino, o comunque il medesimo rango degli Æsir. Anche in seguito, Snorri sembra utilizzare la parola æsir in senso peculiare, intendendo con essa gli dèi appartenenti all'entourage di Ásgarðr, e non in contrapposizione ai Vanir. Trattando del passaggio del vanr Njörðr nella comunità ásgarðiana, Snorri fa un uso delle parole assai rivelatore, affermando che occasionalmente anche un vanr può essere definito un áss.

Inn þriði áss er sá er kallaðr, er Njörðr [...]. Eigi er Njörðr ása ættar. Hann var upp fæddr í Vanaheimi, en Vanir gísluðu hann goðunum... Il terzo áss è chiamato Njörðr. [...]. Njörðr non è della stirpe degli Æsir. È stato allevato nel Vanaheimr, ma i Vanir lo diedero in ostaggio agli dèi [goðunum]...
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [23]

Anche qui i Vanir non vengono confrontati con gli Æsir, ma con gli «dèi» [goðunum] in generale. Nel canone degli Æsir fornito da Snorri (Gylfaginning [20-35]), compaiono indifferentemente divinità di stirpe odinica, come Þórr, Baldr, Höðr, Víðarr, Váli, ma anche alcuni vanir, quali Njörðr , Freyr e Freyja, trasferitisi in Ásgarðr in qualità di ostaggi. Alcune donne sono diventate ásynjur attraverso il matrimonio, come Sif, Nanna e Iðunn, la cui origine non viene mai chiarita; o come Rindr, che in certe fonti risulta essere una principessa mortale; o come Gerðr e Skaði, che sono figlie di giganti. Ma sono considerati «æsir» anche degli individui la cui origine non sembra avere nulla a che vedere con gli dèi, quali ad esempio il perfido Loki. In Snorri, il termine Æsir indica dunque, in senso generale, gli dèi; più specificatamente, quegli dèi che dimorano nell'Ásgarðr.

L'assimilazione tra Æsir e Vanir, e quindi una distinzione dialettica tra i due gruppi, sembra piuttosto rimontare al periodo in cui, tramontata la religione germanica, si cominciarono a rileggere gli antichi miti dal punto di vista storicistico. All'epoca di Snorri, l'Islanda vantava una solida letteratura storiografica, inaugurata un secolo prima da Sæmund Sigfússon (1056-1133) e Ari Þorgilsson (1067-1148) e destinata a dar vita all'imponente fenomeno letterario delle saghe. Nel prologo dell'Edda e nella Ynglinga saga, Snorri seguì l'interpretazione evemeristica in voga ai suoi tempi. Escludendo qualsiasi ordine di idee soprannaturale, egli trasferì le vicende mitiche alla realtà terreno. Gli dèi, trasformati in condottieri dell'antichità, vennero spostati dal cielo alla terra, e le loro imprese furono definite storicamente. In questo contesto, Æsir e Vanir furono posti su un medesimo piano, l'unico possibile: quello di due antiche popolazioni di esseri umani che combatterono tra loro una guerra e poi stipularono un patto di pace.

Óðinn fór með her á hendr Vönum, en þeir urðu vel við ok vörðu land sitt, ok höfðu ymsir sigr; herjuðu hvárir á land annarra ok gerðu skaða. En er þat leiddist hvárumtveggjum, lögðu þeir milli sín sættarstefnu, ok gerðu frið ok seldust gíslar. Óðinn partì con l'esercito per combattere i Vanir, ma essi resistettero bene e difesero la loro terra. La vittoria toccò un po' agli uni un po' agli altri: gli uni e gli altri saccheggiarono il paese avversario arrecando danni. Quando ambedue furono stanchi, indissero un convegno di pace e si accordarono scambiandosi ostaggi.
Snorri Sturluson: Ynglinga saga [4]

Tale interpretazione non ricalcava necessariamente la situazione originale. Si può però cercare di definire una sorta di sviluppo diacronico del significato del termine æsir.

È probabile che all'inizio esso abbia indicato una concezione della divinità come principio del soffio vitale che mantiene in essere il mondo. In seguito, specializzandosi per indicare gli dèi, esso diviene sinonimo di termini generici come goðir, reginn e tívar. Parallelamente, nell'ambito del mitema indoeuropeo della lotta tra stirpi divine, esso si specializza indicando una specifica classe di dèi, gli Æsir. L'opposizione tra questi e i Vanir, però, non sembra mai assumere, nei testi mitologici, una precisa dicotomia: semplicemente, il termine Æsir continua ad essere usato nel senso generico di «dèi», delineando, nella comunità divina di Ásgarðr, un pantheon funzionalmente completo a cui appartengono personaggi di diversa origine e provenienza. È anzi probabile che la specializzazione della parola Æsir quale etnonimo di una specifica stirpe divina, opposta a quella dei Vanir, sia sorta proprio nel periodo in cui cominciava l'interpretazione dei miti in senso «storico» e gli dèi cessavano di essere tali, per essere letti come un antico popolo di esseri umani, mortali, inseriti in un contesto storico. A nostro parere, si può parlare di un uso specifico del termine Æsir soltanto a partire delle opere storiche; è una visione che appartiene soltanto alla rielaborazione evemeristica di Snorri e degli altri storici islandesi, compiuta al tempo in cui gli antichi dèi non avevano più credito e rimasta in piedi fin quasi ai nostri giorni.

[Æsir e Vanir: definizioni e rapporti reciproci]

GLI ÆSIR: ANALISI FUNZIONALE

Quanto sappiamo del carattere e della natura degli Æsir (in senso specifico) non può che derivare dall'analisi dei suoi nomi più famosi, specificatamente Óðinn Týr e Þórr. I centri di interesse di questi tre dèi bastano in effetti a caratterizzare il gruppo degli Æsir nel loro complesso. Vediamoli rapidamente (a ciascuno di loro sarà in seguito dedicato un capitolo specifico: quello che ora ci interessa è definire la classe di divinità a cui appartengono).

Óðinn è il dio stregone, padre e signore degli dèi, detentore della scienza runica e conoscitore delle cose profonde. È il viandante, colui che conosce le strade del mondo, l'ospite inatteso che si presente alle porte delle case chiedendo un riparo per la notte. È il signore della guerra, che combatte utilizzando le arti della stregoneria e lascia serpeggiare il terrore negli eserciti, colui che decide le sorti in battaglia il patrono dei guerrieri vittoriosi e dei caduti [VEDI]. Quella di Týr è una invece figura assai sbiadita: rimane comunque un dio guerriero, che stabilisce la vittoria in battaglia, una figura virile, ardita, invocata dagli uomini di coraggio. Ma anche un dio di grande saggezza, che stando alle fonti archeologiche – presiede all'assemblea [þing], anche se poi Snorri dice che non è considerato propizio alle riconciliazioni tra gli uomini. Rimane Þórr, il dio del tuono, armato di martello, il nemico dei giganti a cui il suo furore [móðr] a volte lo rende straordinariamente simile. Dio atmosferico, la sua azione è violenta e rapida come la tempesta: è il protettore delle classi non aristocratiche, degli uomini liberi e dei proprietari terrieri, i cui campi sono irrigati dalla pioggia che egli porta. Ma non si tratta di un dio della fecondità ma, essenzialmente, di un vigilatore dei confini, di un protettore dell'ordine cosmico, di un acerrimo nemico delle forze del caos.

Già da queste tre figure si comincia a delineare i settori del sacro su cui gli Æsir hanno il loro patronato. Non si tratta di un gruppo omogeneo. Óðinn è un dio-vento, legato alla magia e alla sapienza, Týr uno sbiadito dio-cielo, legato al diritto e alla legge, Þórr un dio-tuono, protettore dell'ordine cosmico. Tutti e tre si interessano di attività guerriere, ma in maniera molto diversa: Óðinn combatte con la magia e con l'astuzia, Týr garantendo le norme del combattimento, Þórr con la furia e la violenza. Óðinn è il patrono dei nobili [járlar], Þórr dei proprietari terrieri [bœndr]. I loro interessi gravitano insomma in quelle che, nella tripartizione di Georges Dumézil, sono la prima e la seconda funzione, le quali nel mondo germanico appaiono fuse tra loro (De Vries 1970). I rapporti interni tra i principali degli Æsir e le omologie con personaggi analoghi e omologhi di altri panthea indoeuropei sono stati attentamente analizzati dal grande studioso francese: ne tratteremo quando si parlerà delle singole divinità. Gli Æsir appaiono dunque specializzati nelle funzioni magico-sacrali, nel campo del diritto e della legge, nel mantenimento dell'ordine e in tutte le declinazioni dell'attività bellica. (Dumézil 1959)

Al contrario, il campo d'azione dei Vanir è diverso da quello caratteristico degli Æsir. I tre vanir che conosciamo, Njörðr, Freyr e Freyja, sono innanzitutto dei dispensatori di ricchezza e di pace, patroni della fecondità e del piacere sensuale, legati tanto alla terra che produce le messi quanto al mare che arricchisce i naviganti. Essi appartengono evidentemente alla terza funzione duméziliana. Dunque, la compresenza in Ásgarðr di divinità Æsir e Vanir è finalizzata al completamento funzionale del pantheon scandinavo, che è formato da entrambi i gruppi. In tal caso il mito della guerra tra le due stirpi divine e della loro riconciliazione, non è la causa della coesistenza di Æsir e Vanir, ma la sua giustificazione mitica.

Saggi: [Æsir e Vanir: la teoria storicistica]
Saggi: [Æsir e Vanir: specializzazioni funzionali in un sistema unitario]

BIBLIOGRAFIA

RIFERIMENTI
IMMAGINI
L'età dell'oro degli Æsir
Lorenz Frølich
(1895)
La guerra tra Æsir e Vanir
Lorenz Frølich
(1895)
Assemblea degli Æsir
Arthur Rackham
(1910)
Gli Æsir
Locandina di una rappresentazione lirica wagneriana.
Gli Æsir
Locandina di una rappresentazione lirica wagneriana.
PAGINE
L'inganno di re Gylfi - Viaggio nell'Ásgarðr
I Nove Mondi - Cosmologia nordica
Æsir e Vanir - Le due stirpi divine
Óðinn - La sapienza e il furore

Creazione pagina: 01.01.2009
Ultima modifica: 12.03.2010

 
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