MITI

GERMANI
Scandinavi

MITI GERMANICI
BIFRÖST
IL PONTE ARCOBALENO
Č l'ásbrú, il ponte arcobaleno, a fornire un passaggio dal cielo alla terra. Costruito con profonda perizia, anch'esso č destinato tuttavia a crollare quando giungeranno i figli di Múspell.
1 - IL PONTE ARCOBALENO

Ásgarđr e il ponte arcobaleno

Scenografia per una rappresentazione lirica dell'Oro del Reno di Wagner.

l'ásbrú, il ponte arcobaleno, a fornire un passaggio dalla terra al cielo. Questo ponte ha un nome: Bilröst, la «via dai molti colori», o Bifröst, la «via tremula», e furono gli dči stessi a costruirlo, con arte e profonda sapienza. Passaggio arduo e difficile, il ponte arcobaleno č accessibile soltanto a coloro che sanno come accedervi.

Bifröst ha tre colori, manifestazione perfetta di sacralitŕ, e il rosso č fuoco che arde.

L'altra estremitŕ del ponte, sul quale sono incise rune, giunge ai piedi della rocca di Himinbjörg, lŕ dove si spalancano i cancelli di Ásgarđr. In quel luogo Heimdallr, la sentinella degli dči, veglia giorno e notte, attento che i giganti non abbiano accesso al ponte arcobaleno e non tentino di scalare il cielo.

Anche se fragile all'apparenza, il ponte Bifröst č solido e fatto con arte e durerŕ fin quanto durerŕ il mondo. Crollerŕ tuttavia quando arriveranno i figli di Múspell dal sud: ma di questo non c'č da stupirsi, perché allora nessuna cosa nell'universo sarŕ risparmiata.

2 - GLI DČI CAVALCANO SUL PONTE (E ŢÓRR PROCEDE A PIEDI)

li dči cavalcano tutti i giorni lungo il ponte Bifröst, quando si recano al ţing presso la fonte di Urđarbrunnr. Č in quel luogo silenzioso, all'ombra del grande frassino Yggdrasill, che essi tengono le loro assemblee. Solo a Ţórr č impedito il transito sul ponte, perché tutto Bifröst andrebbe in fiamme sotto le ruote del suo carro; perciň egli č costretto a procedere a piedi, guadando una serie di fiumi: il Körmt, l'Örmt e i due Kerlaugar.

Gli dči cavalcano sul ponte Bifröst (e Ţórr procede a piedi)

Illustrazione di Giovanni Caselli. (Branston 1975)

Fonti
1 Edda poetica > Grímnismál [44]
Edda poetica > Fáfnismál [15]
Edda poetica > Sigrdrifumál [16]
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [13 | 17 | 27 | 41 | 51]
2 Edda poetica > Grímnismál [29]
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [15]
I - BIFRÖST: LA TREMULA VIA

Una delle immagini piů caratteristiche e affascinanti della mitologia nordica č quella del ponte arcobaleno che connette la terra al cielo. Esso č chiamato Ásbrú «ponte degli Ćsir», ma ha anche un altro nome, che č Bilröst «via dai [molti] colori» nell'Edda poetica (Grímnismál [44] | Fáfnismál [15]), o Bifröst «tremula via» nell'Edda in prosa (Gylfaginning [13 | 15 | 17 | 27 | 41 | 51]).

Del ponte arcobaleno si parla solo tre volte in tutta l'Edda poetica, due delle quali nel Grímnismál. In questo carme dapprima si dice che Ţórr deve guadare a piedi dei fiumi quando, ogni giorno, si reca al ţing degli dči presso il frassino Yggdrasill, altrimenti il ponte divino [ásbrú] brucerebbe sotto le ruote del suo carro:

Körmt ok Örmt
ok Kerlaugar tvćr,
ţćr skal Ţórr vađa
hverjan dag
er hann dćma ferr
at aski Yggdrasils,
ţvíat ásbrú
brenn öll loga,
heilög vötn hlóa.
Körmt e Örmt
e i due Kerlaugar,
questi deve Ţórr guadare
ogni giorno
quando si reca al consiglio
presso il frassino Yggdrasill,
altrimenti l'ásbrú
brucerebbe tutto in fiamme,
le acque sacre ribollirebbero
Edda poetica > Grímnismál  [29]

Il nome del ponte, Bilröst, viene fornito piů avanti nello stesso carme dove si dice semplicemente che «Bilröst [č il migliore] dei ponti» [Bilröst brúa] (Grímnismál [44]). Bilröst ricompare ancora in un canto di argomento eroico, il Fáfnismál. Qui il famoso drago dell'epica nibelungica rivela, morente, al giovane Sigurđr come si chiami quell'isolotto sul quale, nel giorno di ragnarök, gli Ćsir si scontreranno con le orde di Surtr, e aggiunge un dettaglio interessante:

Óskópnir hann heitir,
en ţar öll skulu
geirum leika gođ,
Bilröst brotnar,
er ţeir á brú fara,
ok svima í móđu marir
Óskópnir č chiamato [l'isolotto],
e lŕ tutti dovranno
gli dči giostrare con lance,
Bilröst s'infrange
quando sul ponte s'avventano
e nuotano nella corrente i destrieri.
Edda poetica > Fáfnismál  [29]

Sarebbe stato assai difficile mettere insieme queste tre citazioni dell'Edda poetica e dar loro un senso, se Snorri non avesse dedicato un capitolo della sua Edda in prosa a illustrarci la natura e le caratteristiche del ponte arcobaleno, che egli tuttavia chiama non piů Bilröst ma Bifröst.

Ţá mćlti Gangleri: «Hverr er leiđ til himins af jörđu?» Quindi parlň Gangleri: «Cos'č che porta dalla terra al cielo?»
Ţá svarar Hár ok hló viđ: «Eigi er nú fróđliga spurt. Er ţér eigi sagt ţat, at gođin gerđu brú af jörđu til himins, er heitir Bifröst? Hana muntu sét hafa. Kann vera, at ţat kallir ţú regnboga. Hon er međ ţrimr litum ok mjök sterk ok ger međ list ok kunnáttu meiri en ađrar smíđir. En svá sterk sem hon er, ţá mun hon brotna, ţá er Múspellsmegir fara ok ríđa hana, ok svima hestar ţeira yfir stórar ár. Svá koma ţeir fram.» Rispose allora Hár, ridendo forte: «La tua domanda non č saggia. Non ti č stato detto che gli dči hanno costruito un ponte dalla terra al cielo che si chiama Bifröst? Dovresti averlo visto. Puň essere che tu lo chiami arcobaleno. Č di tre colori, č molto robusto ed č fatto con piů arte e sapienza di qualunque altra opera. Ma forte com'č, esso si romperŕ quando i figli di Múspell lo attraverseranno cavalcando e guadando grandi fiumi coi loro cavalli. Cosě essi verranno avanti».
Ţá mćlti Gangleri: «Eigi ţótti mér gođin gera af trúnađi brúna, ef hon skal brotna mega, er ţau megu ţó gera sem ţau vilja.» Allora Gangleri disse: «Non mi sembra che gli dči siano stati onesti, costruendo un ponte che potrŕ crollare, quando potevano farne uno come volevano».
Ţá mćlti Hár: «Eigi eru gođin hallmćlis verđ af ţessi smíđ. Góđ brú er Bifröst, en enginn hlutr er sá í ţessum heimi er sér megi treystast, ţá er Múspellssynir herja.»  Rispose allora Hár: «Non sono da biasimare gli dči per quest'opera. Bifröst č un buon ponte, ma niente č abbastanza sicuro in questo mondo da poter reggere alla devastazione dei figli di Múspell».
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [13]
II - L'ARCOBALENO, VIA DI COMUNICAZIONE TRA IL CIELO E LA TERRA

L'idea di una via che connetta la terra al cielo, ovvero il mondo grossolano della manifestazione materiale e il mondo sottile della manifestazione spirituale, sembra un pensiero mitico molto antico, che ritroviamo, in varie forme, in molte culture differenti. L'idea che in una remota antichitŕ gli dči interagissero con gli uomini sembra assai comune: i Greci ritenevano che i loro eroi dell'etŕ del bronzo fossero figli di dči e donne mortali, segno che nel tempo mitico l'interscambio tra cielo e terra era cosa abituale. Nella Bibbia si narra che, nei tempi precedenti il diluvio, i «figli di dio» scendessero sulla terra per unirsi alle «figlie degli uomini» (Genesi [VI: 1-4]). Si ritiene tuttavia che tale interscambio fosse piů agevole in una precedente etŕ del mondo.

L'ingresso del ponte Bifröst

Dipinto della «serie islandese» di Elisabet Stacy-Hurley.
<http://www.aufait.net/~squinter/ice/stacy104.htm>

Dall'idea che in un lontano passato sia esistito un legame di comunicazione tra il cielo e la terra, deriva per conseguenza l'idea che tale legame sia stato in seguito spezzato. Nella mitologia cinese il legame tra il cielo e la terra venne interrotto da uno dei primissimi sovrani, Zhuan Xiu, che in tal modo instaurň una sorta di ordine cosmico nel quale gli spiriti non potevano piů scendere dal cielo a visitare la terra e gli uomini non potevano piů salire in cielo per confondersi con gli dči. Lo stesso mito ricompare in Tibet, dove il legame tra il cielo e la terra č rappresentato da una corda (o scala) dmu, lungo la quale si effettuava un continuo interscambio tra i due livelli dell'esistenza. I primi sovrani del Tibet li si diceva scesi dal cielo lungo la corda dmu: quando essi morivano, i loro corpi ritornavano in cielo trasformati in arcobaleni. L'ottavo re, Gri-gum btsan-po, tagliň la corda dmu e interruppe ogni contatto tra il cielo e la terra; egli fu il primo dei sovrani tibetani che alla sua morte lasciň sulla terra un cadavere.

Il legame tra il cielo e la terra assume nelle varie culture aspetti differenti. Abbiamo visto che nel mito tibetano č esemplificato da una corda. Č la scala di Giacobbe nel racconto biblico (e diventerŕ l'albero sefirotico nelle speculazioni della Qabbalah). In altre civiltŕ puň essere rappresentato con una montagna, un albero, una torre o un arcobaleno. La rappresentazione come arcobaleno sembra essere molto antica, a giudicare dalla sua diffusione in tutto il mondo. Pure sgombrando il campo da tutte le mitizzazioni dell'arcobaleno, che non sempre corrispondono al motivo di una connessione tra il cielo e la terra, rimangono tuttavia degli esempi come il ponte Činvat nel mito iranico, o addirittura l'Ame-no-hashi-date, il «ponte fluttuante del cielo» del mito nipponico, sul quale Izanami e Izanagi scesero dal cielo per creare le isole del Giappone. Anche dove l'arcobaleno non rappresenta una vera e propria strada, permane tuttavia l'idea del simbolo di un tramite tra gli dči e gli uomini, come accade nel mito biblico dove l'arcobaleno č la «firma» del patto che Dio strinse con Noč, o come nel mito greco, dove č Îris, la dea dell'arcobaleno, che funge quale messaggera degli dči presso i mortali.

Il mito scandinavo recupera questo motivo dell'arcobaleno facendone un vero e proprio ponte [brú], anzi, un «ponte divino» [ásbrú], gettato a connettere il cielo e la terra. Il suo nome č, come abbiamo detto, Bilröst o Bifröst. Č anche presente il motivo della rottura del ponte, anche se questa non č localizzata in un'epoca remota, bensě nel futuro escatologico, quando i figli di Múspell verranno, guadando i fiumi tempestosi, a combattere contro gli dči; quel giorno il mondo intero arderŕ nel fuoco e il ponte Bifröst andrŕ in pezzi. Perché questo strano spostamento nel futuro? Il mito della rottura del collegamento tra il cielo e la terra, come abbiamo visto dai precedenti esempi, sembra connesso al motivo dei cicli cosmici: in molti sistemi mitologici questa rottura, in un lontano passato, avrebbe segnato la fine dell'epoca mitica in cui gli uomini e gli dči interagivano fianco a fianco e l'inizio del tempo attuale in cui tale comunicazione non č piů agevole. In altre parole, quando vi era un collegamento tra il cielo e la terra, gli uomini avevano piů facile accesso alla sapienza delle cose divine e profonde: tale sapienza oggi č perduta. Nel mito del progredire delle etŕ cosmiche, quale troviamo dall'India alla Scandinavia, il passaggio dall'etŕ dell'oro all'etŕ dell'argento, dall'etŕ del bronzo all'etŕ del ferro, č vista anche come una perdita progressiva della conoscenza, da parte dell'uomo, dei sacri misteri. Assistiamo dunque a un progressivo allontanamento del cielo dalla terra, dello spirituale dal materiale, a cui corrisponde una lenta e costante involuzione e desacralizzazione dell'uomo.

Il mito nordico tratta la caduta dell'umanitŕ dei medesimi termini (si veda Völuspá [45]): qui tuttavia la rottura del ponte Bifröst diventa l'ultimo atto del dramma cosmico: con l'arrivo dei figli di Múspell, alla fine del tempo, l'ultimo filo che collega la terra col cielo viene divelto: č il definitivo crollo morale del mondo. A quel punto non puň che esservi il ragnarök a cui seguirŕ l'incendio universale.

Schedario: [Bifröst | Ragnarök]

III - IL PONTE ARCOBALENO: UN SIGNIFICATO ASTRONOMICO?

Bifröst č la via di comunicazione tra il cielo e la terra. Da questo punto di vista si tratta di una figurazione equivalente a quella del frassino Yggdrasill: nelle cosmologie sciamaniche č spesso l'axis mundi a fungere da asse di comunicazione tra tutti i livelli dell'essere. D'altra parte l'immagine stessa dell'arcobaleno č, in molti sistemi mitici, il simbolo percepibile del legame tra il cielo e la terra, tra gli dči e gli uomini; in certi casi diventa esso stesso un ponte gettato tra la terra e il cielo, dunque una vera e propria via percorribile da chi ne conosca il segreto o abbia la necessaria sapienza per intraprendere il viaggio per le sfere celesti.

D'altronde, alcuni studiosi hanno messo in dubbio che Bifröst sia un semplice arcobaleno. Come abbiamo visto nelle due pagine precedenti, la cosmologia nordica appare fortemente strutturata in senso astronomico, con Yggdrasill che rappresenta l'asse terrestre, le sue tre radici dirette nelle tre fasce del cielo e l'Útgarđr che rappresenta l'eclittica, ovvero la fascia zoodiacale. Vedremo anche che questo sistema, secondo un procedimento connesso con il fenomeno della precessione equinoziale, č destinato a essere divelto e ricostituito alla fine di ogni ciclo cosmico; e sappiamo che alla fine del mondo anche il ponte Bifröst č destinato a essere distrutto dai figli di Múspell. Ci si puň dunque chiedere se anche lo stesso Bifröst non sia in realtŕ una figurazione astronomica. E non un arcobaleno.

Che il ponte Bifröst sia un arcobaleno [regnboga] lo afferma Snorri: ci si puň perň chiedere se la sua non sia un'idea posteriore. In effetti Snorri afferma spessa che il ponte sia «molto robusto e fatto con grande abilitŕ e ingegno, piů di altre costruzioni» [mjök sterk ok ger međ list ok kunnáttu meiri en ađrar smíđir], descrizione che sembra essere incompatibile con la natura evanescente e instabile degli arcobaleni: cosě come il fatto che il ponte Bifröst dovrŕ durare fino alla fine del mondo, quando sarŕ distrutto dai figli di Múspell, pare riportare a idee astronomiche piů che agli incerti fenomeni ottici dell'atmosfera.

Ci aiuta ancora Snorri il quale, trattando di Bifröst, aggiunge un importantissimo dettaglio che invano avremmo cercato nell'Edda poetica, riguardo al luogo dove cade l'«estremitŕ del ponte» [brúar sporđr], quella che si protende verso il cielo, sulla quale, se possiamo dar credito alla strana informazione nel Sigrdrifumál [16], sarebbero incise delle rune. Si tratta di Himinbjörg, la «rocca del cielo» posta ai piedi di Ásgarđr, lŕ dove si erge a scolta il dio Heimdallr. Afferma Snorri:

Ţar er enn sá stađr, er Himinbjörg heita. Sá stendr á himins enda viđ brúarsporđ, ţar er Bifröst kemr til himins. C'č anche quel luogo chiamato Himinbjörg, che si trova alla fine del cielo, sulla soglia del ponte, lŕ dove Bifröst giunge nel firmamento.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [17]
Hann býr ţar, er heita Himinbjörg viđ Bifröst. Hann er vörđr gođa ok sitr ţar viđ himins enda at gćta brúarinnar fyrir bergrisum. Egli [Heimdallr] abita in quel posto chiamato Himinbjörg, presso Bifröst. Egli č il guardiano degli dči: risiede lassů, alla fine del cielo, per vegliare sul ponte l'arrivo dei giganti di montagna.
Snorri Sturluson: Edda in prosa > Gylfaginning [27]

Heimdallr, come vedremo meglio quando tratteremo di lui, č un personaggio che si muove in un ambito cosmologico. Egli č il «misuratore» dello spazio e del tempo, il guardiano dell'equinozio di primavera, legato alla costellazione dell'ariete. Heimdallr si erge su questa rocca di Himinbjörg, all'anticamera del cielo, proprio lŕ dove ha termine il balzo del ponte Bifröst. Sarŕ lui a dare l'allarme, quando verrŕ il giorno di ragnarök, suonando il corno Gjallarhörn, che č nascosto nella sorgente di Mímisbrunnr, ai piedi del frassino Yggdrasill. In tal modo egli avvertirŕ gli dči che sta arrivando da sud la schiera sfolgorante dei figli di Múspell, guidata da Surtr. Sappiamo che i loro destrieri guaderanno difficili correnti prima di arrivare ai piedi del ponte, dopodiché il ponte stesso andrŕ in pezzi (Gylfaginning [13]). Questi fiumi che i destrieri dei giganti di fuoco dovranno guadare, sono probabilmente gli stessi citati in Grímnismál [29], che il povero Ţórr deve guadare ogni giorno quando si reca all'assemblea divina, perché il ponte brucerebbe se lui ci passasse sopra col suo carro. Risulta qui che Ţórr condivide la stessa natura dei giganti: il ponte non regge i suoi passi, cosě come non regge quelli dei giganti di fiamma, e dunque Ţórr si accolla quotidianamente lo sforzo di passare a guado ogni giorno il Kormt, l'Örmt e i due Kerlaugar. Non cosě attenti i figli di Múspell, essi manderanno il ponte in frantumi... insieme all'universo, che arderŕ nelle fiamme scatenate da Surtr.

Che legame c'č tra il ponte Bifröst e i fiumi? I fiumi che Ţórr passa a guado hanno certo a vedere con gli Élivágar. Anche se non sono espressamente citati nel novero degli undici fiumi cosmici provenienti dalla sorgente di Hvergelmir, il Grímnismál li cita di seguito a quelli. Si tratta senza alcun dubbio di alcuni dei molti fiumi che solcano e attraversano tutti i mondi dell'universo, a rappresentarne l'eterno flusso e riflusso dell'esistenza. La sorgente di Hvergelmir dal quale sgorgano e al quale ritornano, altri non č che la sorgente abissale di tutte le acque, quella che in Mesopotamia si chiamava Apsű ed era posta sotto gli auspici del dio Enki/Ea. Astronomicamente, si chiamava «via di Ea» la parte di cielo australe, invisibile dall'emisfero boreale, posto sotto il tropico celeste del Capricorno. L'oceano esterno era, per cosě dire, la superficie superiore di questo oceano cosmico: astronomicamente la fascia zoodiacale.

E dunque, il ponte Bifröst? Difficile entrare nei dettagli: molti studiosi hanno spesso cercato di identificarlo con la Via Lattea, ma senza ragioni convincenti. Purtroppo ci mancano ancora molti dettagli. Quanto esposto qui č soltanto il suggerimento di un'ipotesi di lavoro. Il ponte Bifröst č sě, l'arcobaleno ma ha, probabilmente, un significato cosmologico ben preciso. Č anche l'opinione di De Santillana e della Von Dechend anche se, naturalmente, molti altri studi e analisi dovranno essere fatti prima di giungere - se mai vi giungeremo - a una soluzione di questa imponente visione cosmologica che fonde insieme il cielo e la terra, il tempo e lo spazio (De Santillana & Von Dechend 1969).

Schedario: [Bifröst | Múspell | Himinbjörg | Heimdallr]

Bibliografia

  • BRANSTON Brian: Gods of the North. Thames & Hudson, Londra 1955. → ID. Gli dči del nord. Mondadori, Milano 1991.
  • BRANSTON Brian: Gods & Heroes from Viking Mythology. Eurobook, Londra 1978. → ID. Dči e eroi della mitologia vichinga. Mondadori, Milano 1981.
  • CLEASBY Richard ~ VIGFÚSSON Gudbrand: An Icelandic.English Dictionary. Oxford, 1874.
  • DE VRIES Jan: Altgermanische Religionsgeschichte. 1957.
  • ISNARDI Gianna Chiesa [cura]: Edda di Snorri. Rusconi, Milano 1975.
  • ISNARDI Gianna Chiesa [cura]: Leggende e miti vichinghi. Rusconi, Milano 1977.
  • ISNARDI Gianna Chiesa: I miti nordici. Longanesi, Milano 1991.
  • POLIA Mario: Völuspá: I detti di colei che vede. Il Cerchio, Rimini 1983.
  • SCARDIGLI Piergiuseppe [cura] ~ MELI Marcello [trad.]: Il canzoniere eddico. Garzanti, Milano 1982.
BIBLIOGRAFIA
Intersezione: Aree - Holger Danske
Sezione: Miti - Asteríōn
Area: Germanica - Brynhilldr
Ricerche e testi di Dario Giansanti e Oliviero Canetti.
Creazione pagina: 21.01.2007
Ultima modifica: 24.05.2010
 
POSTA
© BIFRÖST
Tutti i diritti riservati