TROJAN
Il signore della settima età

MITOLOGIA SLAVA  - Sommario

Un imperatore romano divinizzato o l'antico dio di una remota antichità?

NARRATIVA
  1. Sul sentiero di Trojan
    Fonti

SAGGISTICA
  1. Presenza di Trojan nelle fonti antiche
  2. Trojan: le intepretazioni
  3. Un imperatore romano nella mitologia del sud-est europeo?
  4. Possibile conclusione
    Bibliografia essenziale

1 - SUL SENTIERO DI TROJAN

n nome divino riecheggia a noi dalla più profonda antichità, senza che di lui si sappia dire molto. Si tratta di un dio - o forse di un eroe - chiamato Trojan. Gli antichi poeti lo citavano spesso in ardite metafore, a indicare i tempi più remoti della Rus'. Così ecco che si parlava di un «sentiero di Trojan», dei «tempi di Trojan» o della «terra di Trojan».

Alcuni dicono che questi non fosse altro che l'imperatore romano Traiano, il dominatore della Dacia. Eppure compare un tardo testo cristiano lo cita accanto ad altre divinità. L'antica sapienza è andata perduta e di più non sappiamo dire.

 

Fonti

I - PRESENZA DI TROJAN NELLE FONTI ANTICHE

L'enigmatico nome di Trojan compare per ben quattro volte nel Canto della schiera di Igor':

...Рища въ тропу Трояню чресъ поля на горы. ПЂти было пЂснь Игореви, того внуку:

...Percorrendo il sentiero di Trojan, attraverso i campi e verso le montagne, così, intoneresti questo canto per suo nipote Igor':

Canto della schiera di Igor' [10]

Были вЂчи Трояни, минула лЂта Ярославля, были плъци Олговы, Ольга Святьславличя.

Sono lontani i tempi di Trojan, lontani gli anni di Jaroslav: ci furono le imprese di Oleg, di Oleg figlio di Svjatoslav.

Canto della schiera di Igor' [36]

Въстала обида въ силахъ Дажь-Божа внука, вступила дЂвою на землю Трояню

Perché la sconfitta si è levata sulle le schiere del nipote di Daž'bog; come una fanciulla è sorta sulla terra di Trojan...

Canto della schiera di Igor' [48]

На седьмомъ вЂцЂ Трояни връже Всеславъ жребій о дЂвицю себЂ любу...

Nella settima età di Trojan, gettò Vseslav le sorti per la fanciulla che tanto desiderava...

Canto della schiera di Igor' [84]

Il nome di Trojan compare ancora, anche se come dio svilito in demone, nell'apocrifo russo de La discesa della Vergine all'Inferno (XII secolo):

Ed essi fecero divinità dei dèmoni [chiamati] Trojan, Chors, Veles e Perun, ed essi adorarono questi dèmoni malvagi essi li adorarono.

La discesa della Vergine all'Inferno

II - TROJAN: LE INTERPRETAZIONI

Enigmatica figura del pantheon paleorusso, su Trojan è stato scritto moltissimo e sono state avanzate le più diverse interpretazioni, senza peraltro arrivare a una conclusione.

Nel Canto della schiera di Igor' il nome del dio compare, lo abbiamo visto, ben quattro volte, spesso in contesti che rimandano a un tempo avvertito come un passato ormai remoto, e sempre con un senso di nostalgia più o meno pronunciato: «Sentiero di Trojan»,  «Tempi di Trojan»,  «Terra di Trojan»,  «Settima età di Trojan».

Se la  «Terra di Trojan» è probabilmente la Rus', è evidente che i «Tempi di Trojan» (Canto della schiera di Igor' [36]) sono i bei tempi passati, quando lo stato della Rus' era prospero e vi era unità tra i prìncipi russi, e non contese e rivalità interne. In quanto alla «settima età di Trojan» (Canto della schiera di Igor' [84]), in cui il principe-stregone Vseslav Brjačislavovič di Polock avrebbe compiuto le sue discutibili imprese, inutile dire che questa espressione ha dato molto da pensare agli interpreti. Si tratta probabilmente di numeri simbolici. Eridano Bazzarelli pensa che l'espressione indichi gli ultimi tempi del paganesimo e traduce il passo «nell'ultimo tempo di Trojan» (Bazzarelli 1991).

L'interpretazione più semplice potrebbe essere quella di considerare Trojan come il simbolo, o l'eroe della storia più remota della Rus'. È quanto pensa Dmitrij Lichačëv che traduce zemlja Trojanju con «terra russa» (Lichačëv 1982, Bazzarelli 1991).

Ma Trojan è probabilmente un dio slavo (quantunque di possibile origine scitica), il cui nome potrebbe forse essere collegato con il numero tre. Si tratterebbe dunque di un dio con tre teste o facce. Il pantheon slavo in fondo è pieno di figure divine policefale. Trojan, in particolare, forse corrisponderebbe al dio Triglav adorato dagli Slavi dell'isola di Rügen (Bazzarelli 1991).

Che Trojan sia un dio, però, sembra attestato dalla Discesa della Vergine all'inferno, dove Trojan compare insieme Perun, Chors e Veles, e tutti sono detti essere dèmoni malvagi che il popolo stolto e ignorante avrebbe adorato come dèi. La semplice presenza del suo nome in una lista di nomi divini ci autorizza a sostenere che Trojan sia stato in origine una vera e propria divinità, oppure un personaggio di grande importanza nell'antica mitologia slava in seguito addirittura divinizzato o comunque confuso con figure divine.

Un'altra teoria vuole la figura di Trojan derivata da quella dell'imperatore romano Traiano, sotto il cui regno furono fondate città e spianate strade in Dacia e in Tracia e che è ancora ricordato in numerose leggende e canti popolari in Romania, Bulgaria e Serbia. L'evoluzione fonetica [a] > [o] dovrebbe essere già avvenuta nell'antichità, prima che gli Slavi cominciassero la loro espansione nei Balcani (Magdearu 2002). «Terra di Trojan» sarebbe dunque in questo caso la Rus' sudoccidentale e la Bessarabia, che conservano in molti toponimi il ricordo dell'imperatore romano. Tuttavia, anche se l'ipotesi di Trojan come dio slavo è la più verosimile, non si può escludere l'ampliamento dell'immagine divina al ricordo di Traiano (Bazzarelli 1991, Campanile 1994).

Si noti che Traiano fu anche un nome di persona nei Balcani. Un principe bulgaro (figlio dell'ultimo zar Ivan Vladislav che ha regnato nel 1015-1018) si chiamava Traian. Il nome Troian è ugualmente attestato dai macedo-romeni durante il XVI secolo.

Tra le altre teorie proposte, alcuni vedono in Trojan una personificazione di tradizioni e canti epici che riflettono la guerra di Troia. Renato Poggioli, nella sua resa del canto igoriano, traduce ogni volta il nome Trojan con l'aggettivo «troiano», giustificando la traduzione con una pretesa confusione tra i Polovesiani, che erano di origine turca, i Teucri dell'epica omerica (Poggioli 1954).

Lo scrittore kazako Olžas Sulejmenov ha proposto invece una lettura del Canto della schiera di Igor' che elimina completamente il nome di Trojan, in quanto questo non sarebbe altro che una contrazione del toponimo Tmutorokan' (Sulejmenov 1975). L'ipotesi, seppur interessante, è tuttavia giudicata troppo ardita (Bazzarelli 1991).


 

III - UN IMPERATORE ROMANO NELLA MITOLOGIA DEL SUD-EST EUROPEO?

Sulla presenza di Traiano nel folklore del sud-est europeo ha dedicato un fitto studio il romeno Alexandru Madgearu. Quanto segue riassume i dati da lui forniti, le sue analisi e le sue conclusioni (Magdearu 2002).

La mitologia medievale ha fatto dell'imperatore romano Traiano un eroe leggendario, in Occidente come in Oriente. Tale evoluzione, cominciata dalla stessa propaganda imperiale romana, che assimilò l'imperatore ad eroi storici e mitici quali Ercole o Alessandro il Grande, trasformò Traiano in una sorta di eroe civilizzatore. La funzione principale del monarca ellenistico e romano era quella di ktistes o conditor, di costruttore. Da qui questo modello ideale dell'imperatore quale eroe conquistatore [philostratiotes] e fondatore [philopolis], su cui si basa la mitologia dell'attività costruttiva di Traiano, diffusa nel sud-est europeo.

Il ciclo di leggende che si sviluppò, riguardo a Traiano, nell'Occidente latino rivelò inizialmente lo spirito di giustizia dell'imperatore (una fu inserita anche nel Purgatorio di Dante). Durante i secoli VIII e IX fu diffusa la leggenda secondo la quale il Papa Gregorio il Grande avrebbe pregato Dio per la redenzione dell'anima di Traiano, unico pagano che abbia ricevuto un tal favore (Watley 1984). La letteratura bizantina ha consegnato altre leggende che parlano della giustizia di Traiano.

Nelle tradizioni del sud-est europeo l'immagine di Traiano si caratterizzò sul fatto reale che l'imperatore fu anche un grande costruttore. Diverse città e fortificazioni, molte vie e alcuni ponti, dalla Romania alla Penisola Balcanica, furono erette durante il regno di Traiano, e molte portano ancora oggi il suo nome.

Le città di Tropæum Traiani e Augusta Traiana, sfurono erette durante il suo regno. Lo stesso dicasi del famoso ponte di Drobeta sul Danubio. Un passo e una città, lungo la via tra Oescus e Philippopolis, nell'attuale Bulgaria, si chiamano ancora oggi chiamano Trojan. L'importante via romana, usata anche nel Medio Evo, che collegava Singidunum [Belgrado] e Costantinopoli è nominata Trojanov put dai bulgari e Trajan jol dai turchi. Questa via passava per una gola presso Ihtiman, dove esisteva la fortificazione romana chiamata Trojanova Vratsa «porta di Traiano», nome che ha continuato ad essere usato anche dopo la distruzione della fortificazione stessa. Sulla stessa via, accanto a Tatar-Pazarcik, il ponte che attraversa il fiume Topolnica è chiamato Trojanov most «ponte di Traiano». Le rovine di Hissar, a nord di Plovdiv, portano il nome di Trojanov-grad. Altre rovine e vie chiamate col nome di Trojan sono attestate a Lomeč, Raz­grad e vicino Sofia. Due città chiamate Trojanovgrad e Trojanskigrad sono attestate in Serbia. A Mostar, in Bosnia, un ponte è considerato opera di Traiano. Anche in Croazia, le rovine della città romana di Burnum [Ivoševci] sono chiamate Trojanski-grad. Secondo Procopio di Caesarea, una fortificazione dei Monti Rodopi era chiamata nel VI secolo toû hagíou Traianoû (Degli Edifici [IV: 11]), anche se non è sicuro se il nome si riferisca all'imperatore o ad un santo che sarebbe vissuto in Macedonia nel quarto secolo (Graf 1883).

Alla fine la tradizione popolare finiva per attribuire a Traiano quasi ogni antica costruzione monumentale, tanto che a lui vennero infine attribuite quasi tutte le vestigia romane diffuse lungo la valle del Danubio.

La cosa curiosa è che, mentre nella tradizione occidentale e bizantina Traiano è un imperatore dalla virtù esemplare, nelle leggende slave e balcaniche compare  a volte come un personaggio affatto diverso, dai tratti titanici e demoniaci. Già nell'Ottocento, lo scrittore e storico romeno Bogdan Petriceicu Hasdeu, osservava come gli Slavi avessero trasformato l'Optimus Princeps  in un personaggio malvagio (Hasdeu 1973); e Louis Léger puntualizza che nella tradizione popolare le rovine attribuite a Traiano erano popolate da dèmoni e lemuri (Léger 1897).

Secondo certe tradizioni bulgare, serbe e macedoni, Traiano aveva orecchie di becco o di asino, come il re Mida della leggenda greca. Ne ebbe sentore anche lo scrittore bizantino Ioannes Tzetzes (XII secolo), che scrisse: «si dice che Traiano avesse avuto un orecchio di caprone, un fatto che io non ho trovato nei libri» (Historiæ). Nel 1433 il viaggiatore Bertrandon de la Broquière riferisce una leggenda secondo la quale la città di Traianopolis fu fondata da un imperatore «che aveva, come dicono i greci, un orecchio di ariete» (Léger 1897). È possibile che questa tradizione sia sorta per accostamento paraetimologico tra il nome Traiano e la parola greca trágos «caprone».

Secondo una leggenda bosniaca, nella cittadella di Troja­novgrad, vicino al fiume di Sava, regnava nei tempi passati uno zar Trojan, descritto come un tricefalo (in serbo troje significa «tre») che ogni notte andava dalla sua amante a Sirmium [Mitrovica]. Non sopportando la luce del sole, egli fu annientato quando ritornò troppo tardi a casa (Léger 1897). La narrazione  assomiglia a certe leggende romene sul cosiddetto Domnul de Rouă. (Magdearu 2002).

Bulgari e Serbi ereditarono probabilmente le tradizioni su Traiano dai Daci romanizzati della regione nord-danubiana. La documentazione romena è vastissima. Le leggende e le fiabe popolari romene tramandano una ricca tradizione riguardo la figura di Traiano, di cui lo studio di Madgearu è costretto necessariamente a scegliere solo alcuni degli aspetti più interessanti.

Nelle leggende romene, l'imperatore Traiano, che qui assume il nome di Trăian o Troian, compare come un personaggio puramente mitico, una sorta di grande condottiero ed eroe dei tempi passati, vincitore di draghi e giganti; si diceva cavalcasse un destriero con gli zoccoli grandi come la testa e ferri di cavallo d'argento, capace di varcare il Danubio con un balzo, tant'è vero che si usava indicare il segno degli zoccoli sulle rive del fiume. (Magdearu 2002).

In un primo ciclo di leggende, raccolte nelle regioni di Brăila, Galaţi, Neamţ ed Argeş, a Trăian viene attribuita la distruzione di una razza di possenti giganti che, agli albori del tempo, infestavano il mondo. Tali giganti erano descritti come esseri la cui statura non era meno poderosa della loro malvagità, legati agli elementi naturali e all'antico mondo pagano. Sconfiggendo il popolo titanico, Trăian inaugurò l'età degli uomini. (Magdearu 2002).

"Iovan Iorgovan uccide il drago" - Scultura su legno di Romul Ladea (1901-1970)Alcune varianti ricordano come Trăian vinse non i giganti, ma i Tartari, i cinocefali o altre popolazioni pagane. Per citare alcune tradizioni orali raccolte nel territorio romeno: «Gli anziani sanno che qui abitavano i cinocefali, i tartari e i giganti e che l'imperatore Trăian li ha vinti e li ha cacciati via» (regione di Neamţ); «Trăian ha cacciato via gli uomini cattivi da tutto il paese ed anche i tartari» ( regione di Vâlcea). Molto interessante è una testimonianza secondo la quale Trăian lottò contro i tartari: «I soldati di Trăian avevano cavalli con ferri messi al contrario per ingannare i nemici sulla loro direzione» (regione di Prahova). Questo motivo dei ferri messi al contrario è tipico delle leggende su Negru Vodă, l'eroe nazionale della Valacchia, che trattano anche esse delle lotte contro i tartari. È evidente che le tradizioni di Trăian e Negru Vodă derivano da qualche archetipo comune. D'altra parte la mitologia popolare li dipinge entrambi come eroi fondatori del territorio. (Magdearu 2002).

Altre leggende romene palesano aspetti particolari dell'immagine di Traiano. Per esempio, quella raccolta da Constantin Rădulescu-Codin all'inizio del XX secolo nella regione di Mehedinţi: Trăian lottò con un drago che lasciò nella terra una grande traccia, chiamata Brazda lui Traian. L'eroe riuscì a mozzare la testa del drago, ma dalla testa uscirono fuori certe mosche, chiamate in romeno mustele columbace, che presero a infestare le mandrie di bestiame facendo morire le bestie (Rădulescu-Codin 1910). Questa leggenda può essere fatta derivare dal ciclo degli eroi romeni Novac e Iovan Iorgovan, i quali pure combatterono contro un drago. Novac e Iovan Iorgovan erano eroi civilizzatori . A loro venne anche attribuita la vittoria sui giganti o sui tartari. Inoltre, secondo le tradizioni, l'invenzione dell'agricoltura è prima di tutto l'opera di Novac il quale, scavando fossati, insegnò agli uomini come arare e dissodare i campi (Fochi 1982). Tuttavia, benché Trăian fosse considerato l'autore di vari fossati in tutta la Romania, sembra non abbia ricevuto caratteristiche di primo agricoltore se non nelle rielaborazioni letterarie ottocentesche dei canti popolari.

In un altro ciclo di leggende romene, Trăian fu colpevole d'incesto. Secondo una leggenda attestata nelle regioni di Gorj, Mehedinţi e Vâlcea, Trăian sposò sua figlia: questo gli permise di costruire un ponte attraverso il Danubio. Ma dopo la costruzione, la figlia si gettò nel fiume. D'altronde, esistono anche tradizioni romene dove Trăian è un personaggio demoniaco. Nelle regioni vicine al Danubio si può ammettere un'influenza bulgara, nelle regioni vicine al Danubio, come in una leggenda raccolta nella regione di Teleorman, dove Trăian è descritto come una sorta di tiranno malvagio, i cui talloni emettevano fumo. Egli fece lastricare di mattoni una lunga strada e le donne incinte trasportavano anche loro tre mattoni per il bimbo che portavano in grembo. Questa via è quella che si chiama ancora oggi Drumul lui Troian (è il Limes Transalutanus romano). (Magdearu 2002).

 

IV - POSSIBILE CONCLUSIONE

Da queste notizie sembra evidente che, nello sviluppo del folklore romeno, la figura dell'imperatore Traiano dovette sovrapporsi a quella di qualche eroe locale, il quale probabilmente affondava le sue radici nell'antica tradizione dacia. Pochissimo sappiamo della  mitologia dei Daci, se non che anch'essa traeva la sua origine dal comune fondo indoeuropeo. È assai poco per decifrare i pochi nomi che sono stati tramandati e per comprendere la natura degli antichi eroi che intravediamo in controluce attraverso i canti popolari romeni.

È un po' anche questo il caso di Trăian. Com'è noto, certi personaggi storici che colpiscono l'immaginazione popolare tendono, col tempo, ad attrarre su di sé motivi mitici preesistenti, fino a divenire il nucleo di importanti cicli epici. Possiamo ricordare i racconti medievali su Alessandro il Grande, nei quali confluirono addirittura miti e tradizioni le cui prime formulazioni ci arrivano addirittura dall'Epopea di Gilgameš; oppure la figura semi-storica di Artù, un oscuro condottiero britanno-romano che ottenne qualche vittoria contro gli invasori sassoni, ma che, nella rielaborazione epica, finì per attrarre su di sé una serie enorme di elementi originariamente indipendenti (la spada nella roccia, Merlino, la tavola rotonda, il Graal, etc.) fino a divenire il fulcro di un immenso ciclo mitico.

Difficile capire quale fosse l'antico personaggio mitico che fu messo in ombra dall'imperatore Traiano. Forse una sorta di Hēraklês o Θraētaōna dacio, che sgombrò la terra da giganti e mostri, inaugurando una nuova età del mondo. Questo potrebbe forse spiegare certe espressioni presenti nel Canto della schiera di Igor', quali «Sentiero di Trojan»,  «Tempi di Trojan»,  «Terra di Trojan»,  «Settima età di Trojan». Un rimando a un tempo primordiale in cui si stava appunto elaborando il passaggio da un'età dominata dai titani al mondo presente, il tempo degli esseri umani.

Ma è davvero così? Impossibile dirlo. Rimane il fascino di una bella ipotesi.

 

Bibliografia essenziale

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[BIBLIOGRAFIA]

Sezione Miti - Holger Danske.
Area Slava -
Koščej Vessmertij.

Creazione pagina: 26.10.2004
Ultima modifica:
20.10.2005

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