PERUN
Il
signore della folgore

MITOLOGIA SLAVA  - Miti

Perun era il signore del tuono, il re degli dèi slavi. Adorato sotto le querce, in suo nome venivano stipulati i trattati militari e commerciali.

NARRATIVA
  1. Perun, il tuono
  2. Per Perun e per le lame delle nostre spade
  3. Dopo l'abbandono del paganesimo
  4. Perun ed Elia
    Fonti

SAGGISTICA
  1. Presenza di Perun nelle fonti antiche
  2. L'analisi etimologica
  3. Perun: dio russo o panslavo?
  4. Perun, esito slavo del dio-tuono indoeuropeo
  5. Sopravvivenza di Perun nella figura del profeta Elia
    Bibliografia essenziale

1 - PERUN, IL TUONO

ra Perun il dio supremo degli antichi Russi, i quali lo consideravano il fabbricatore della folgore, signore del cielo e del tempo atmosferico. Essi ritenevano che Perun fosse il re degli dèi, il signore di tutte le cose.

Perun era un dio guerriero, il protettore dei variaghi. Il fulmine era la sua arma, ma egli aveva anche arco e frecce, brandiva una pesante mazza, un'ascia e anche una lancia. Quale signore della družina, Perun accompagnava le armate nelle campagne militari e poteva garantire la vittoria o la sconfitta in battaglia.

Gli antichi Russi non riconoscevano al fato influenza alcuna sugli uomini, ma quando si trovavano in pericolo di morte, vuoi perché malati, vuoi perché si era in tempo di guerra, essi promettevano sacrifici al dio del tuono affinché li scampasse dalla morte. In tal modo essi credevano di poter comprare la loro salvezza.

A Perun erano sacre le querce, specie quelle poste in cima alle colline, vicine al cielo. E sotto le querce, infatti, i nostri antenati solevano fare sacrifici al dio. Gli storici greci riferiscono che quando mercanti o viaggiatori slavi giungevano da qualche parte, non trascuravano di riunirsi sotto una quercia per fare i dovuti sacrifici al «dio fabbricatore del fulmine». In genere gli venivano sacrificati dei galli e, in occasione delle maggiori festività, tori, orsi o montoni.

I Russi del tempo antico tenevano Perun in altissima considerazione. Al tempo in cui la Rus' non aveva ancora rinnegato gli dèi pagani, l'idolo di Perun, dalla testa d'argento e dai baffi d'oro si levava in cima alla collina di Boričev, in Kiev. Insieme a Perun vi erano gli idoli di Chors, Daž'bog, Stribog, Simar'gl e Mokoš'.

"Perun" - Dipinto di Andrej Klimenko

 

2 - PER PERUN E PER LE LAME DELLE NOSTRE SPADE

quel tempo, i trattati militari e commerciali dei Russi terminavano sovente col giuramento di mantenere la parola per Perun e per le lame delle loro spade.

Quando il saggio Oleg, reggente di Kiev, concluse la pace con gli imperatori di Costantinopoli, nell'anno del mondo 6415 [907], lui e i suoi uomini, secondo la legge russa, giurarono sulle proprie armi e sul loro dio Perun, e inoltre su Veles il dio degli armenti. In tali giuramenti, infatti, Perun era infatti spesso invocato insieme a Veles: sicché si chiamavano a testimoni della sacralità del patto tanto il signore del cielo quanto quello della terra.

Quando, alcuni anni dopo, nel 6453 [945], toccò al gran principe Igor' Rjurikevič giurare la pace con Costantinopoli, egli si recò sulla collina consacrata a Perun, lì depose le proprie armi, gli scudi e l'oro, e lì prestò giuramento. I Russi cristiani invece andarono a prestare un analogo giuramento nella chiesa di Sant'Elia.

Allo stesso modo, quando il figlio di questi, il gran principe Svjatoslav Igorevič strinse il nuovo patto con l'imperatore bizantino, nel 6479 [971], dichiarò ad alta voce: - Se non osserveremo qualche articolo di questo patto, che io e coloro che sono con me e sotto di me, siamo maledetti da quel Dio in cui crediamo, da Perun e da Veles dio degli armenti!

 

3 - DOPO L'ABBANDONO DEL PAGANESIMO

uando il gran principe Vladimir Svjatoslavič rinnegò gli dèi pagani e ordinò il battesimo a tutto il popolo della Rus', egli ordinò di abbattere gli idoli, farli a pezzi e bruciarli. L'idolo di Perun, per ordine del gran principe, fu gettato al suolo e dodici uomini lo percossero con dei bastoni, dopodiché fu legato alla coda di un cavallo e trascinato nel fiume, dove venne abbandonato alla corrente.

Tuttavia trascorsero molti secoli prima che il popolo dimenticasse il culto del possente dio Perun. A lungo perdurò la dvoeverie, quella triste situazione di bicredenza in cui al culto di Cristo si affiancava quello degli dèi pagani. Gli evangelizzatori lamentavano di come, nelle zone rurali, il popolo continuasse ad adorare Perun e gli altri dèi, ed a loro tributare sacrifici.

 

4 - PERUN ED ELIA

con il passare del tempo, quando gli dèi vennero dimenticati, la figura di Perun sopravvisse trasformata in quella del profeta biblico Elia, detto Elia il folgoratore [Il'ja Gromovnik], che viene tuttora raffigurato nelle icone seduto su un carro di fuoco, talvolta scacciando i diavoli che tentano di sfuggirgli tramutandosi in animali, bersagliandoli con le folgori.

Gli agricoltori russi venerano particolarmente il profeta Elia, soprattutto perché suppongono che eserciti un controllo sulle forze della natura, fra cui la pioggia che bagnava i loro raccolti e il fuoco che bruciava le loro case. Elia è dunque un continuatore di Perun, e quei contadini analfabeti si passano di padre in figlio le icone devotamente appese alle pareti dell'izba come talismani contro la cattiva sorte, insieme naturalmente a tutte le leggende legate alla figura di Elia.

Il giorno della festa del profeta, il 20 luglio (secondo il calendario russo ortodosso) in molti luoghi vengono sacrificati ad Elia buoi o mucche, come si faceva un tempo per Perun.

 

Fonti

I - PRESENZA DI PERUN NELLE FONTI ANTICHE

Nonostante l'importanza che Perun dovette avere tra gli antichi Slavi, il suo nome è sopravvissuto in un numero limitatissimo di fonti.

La Cronaca degli Anni Passati lo cita in tutto cinque volte. Le prime tre citazioni riguardano i giuramenti che sanciscono altrettanti trattati di pace con Costantinopoli, stretti rispettivamente dai gran principi Oleg [6415/907], Igor' Rjurikevič [6453/945] e Svjatoslav Igorevič [6479/971]:

Царь же Леонъ со Олександромъ миръ сотвориста со Олгом, имшеся по дань и ротЂ заходивше межы собою, целовавше сами крестъ, а Олга водивше на роту и мужи его по Рускому закону, кляшася оружьемъ своим, и Перуном, богомъ своим, и Волосомъ, скотьемъ богомъ, и утвердиша миръ.

Gli imperatori Leone ed Alessandro la pace conclusero con Oleg, accordandosi sul tributo e dandosi scambievole giuramento, baciarono la croce e Oleg invitarono a prestare giuramento, e gli uomini di lui secondo la legge russa giurarono sulle proprie armi, e su Perun, loro dio, e su Veles, dio degli armenti, e stipularono la pace.

Cronaca degli Anni Passati [6415/907]

Заутра призва Игорь слы, и приде на холмъ, кде стояше Перунъ, и покладоша оружье свое, и щиты и золото, и ходи Игорь ротЂ и люди его, елико поганыхъ руси; а хрестеяную русь водиша ротЂ в церкви святаго Ильи..

Il giorno dopo Igor' chiamò gli ambasciatori e andò sulla collina, sulla quale era Perun, e deposero le proprie armi, e gli scudi, e l'oro, e prestarono giuramento Igor' e i suoi uomini, i russi pagani; mentre i russi cristiani prestarono giuramento nella chiesa di Sant'Elia...

Cronaca degli Anni Passati [6453/945]

Аще ли от тЂхъ самЂхъ прежереченыхъ не съхранимъ, азъ же и со мною и подо мною, да имЂемъ клятву от бога, въ его же вЂруемъ в Перуна и въ Волоса, скотья бога, и да будемъ золоти, яко золото, и своимъ оружьемь да исЂчени будемъ.

Se non osserveremo qualche articolo [di questo patto], che io e coloro che sono con me e sotto di me, siamo maledetti da quel Dio in cui crediamo, da Perun e da Veles dio degli armenti; e che diventiamo gialli come l'oro e che la nostra stessa arma ci trafigga.

Cronaca degli Anni Passati [6479/971]

La quarta citazione è quella del cosiddetto «Canone di Vladimir» [6488/980], di cui abbiamo già trattato [VEDI]. Vi si narra di come il gran principe Vladimir abbia innalzato sulla collina di Boričev in Kiev sei simulacri di altrettante divinità, di cui l'idolo principale era quello di Perun:

И нача княжити Володимеръ въ Кие†единъ, и постави кумиры на холму внЂ двора теремнаго: Перуна древяна, а главу его сребрену, а усъ златъ, и Хърса, Дажьбога, и Стрибога и Симарьгла, и Мокошь.

E cominciò a regnare Vladimir in Kiev, da solo, ed eresse simulacri sulla collina che si trovava dietro il terem: di Perun in legno, con la testa d'argento e i baffi d'oro, e di Chors, e di Daž'bog, e di Stribog, e di Semargl, e di Mokoš'.

Cronaca degli Anni Passati [6488/980]
(Traduzione di Itala Pia Sbriziolo)

Nella quinta e ultima citazione [6496/988], che si svolge otto anni dopo l'innalzamento degli idoli, si narra invece dell'abbattimento degli stessi, in seguito alla conversione del gran principe Vladimir al cristianesimo, a cui segue l'obbligo di conversione di tutto il popolo russo:

Яко приде, повелЂ кумиры испроврещи, овы исЂщи, а другия огневи предати. Перуна же повелЂ привязати коневи къ хвосту и влещи с горы по Боричеву на Ручай, 12 мужа пристави тети жезльемь...

Allorché [Vladimir] giunse [in Kiev] ordinò di abbattere gli idoli, alcuni fare a pezzi e altri mettere a fuoco. Ordinò di legare Perun alla coda di un cavallo e di trascinar[lo] giù dalla collina di Boričev sul ruscello; a dodici uomini dette ordine di percuoterlo con bastoni...

Cronaca degli Anni Passati [6496/988]

Inoltre Perun è citato nella gramota di Lev Danilovič, principe di Galizia, del 1302, dove si legge che il dio veniva adorato in cima a una collina [A ot toj gory do Perunova duba gore sklon].

Perun è ancora citato in diversi slova, opere che criticano e condannano il paganesimo. Si tratta di fonti soggettive, visto il loro atteggiamento negativo verso il mondo pagano.

...Non potendo sopportare i cristiani che vivono nella dvoevorie e credono in Perun, in Chors, in Sem, in R'gl, in Mokoš'...

...Quelli che pregano il fuoco sotto l'attizzatoio, le vile, Mokoš', Sem, R'gl, Perun, Volos dio del bestiame, Chors, Rod, le Rožanicy e tutti i loro dèi maledetti...

Testi ecclesiastici antico-russi >  Sermone del Christoljubec

...A tali dèi compie sacrifici anche il popolo slavo: alle vile, a Mokoš', a Diva, a Perun, a Chors, a Rod e alle Rožanicy, agli upyr, alle beregyni, a Pereplut' e girando, bevono per lui nei corni...

...Ma adesso nei sobborghi pregano il maledetto dio Perun e Chors e Mokoš' e le vile e questo lo fanno di nascosto...

Testi ecclesiastici antico-russi >  Sermone di San Gregorio il Teologo

Ulteriore citazione di Perun, quale demone, in un apocrifo russo del XII secolo intitolato La discesa della Vergine all'Inferno:

Ed essi fecero divinità dei dèmoni [chiamati] Trojan, Chors, Veles e Perun, ed essi adorarono questi dèmoni malvagi essi li adorarono.

La discesa della Vergine all'Inferno

 

II - L'ANALISI ETIMOLOGICA

L'etimologia del nome del dio Perun, che ricorre nella forma antico russa Perunŭ, si muove in un campo semantico abbastanza coerente, nondimeno ha dato molte perplessità ai filologi. Il confronto proposto da Roman Jakobson con altri nomina divina, quali il sanscrito Parjanya, il lituano Perkū́nas, l'albanese Perën-dí e il norreno Fjörgynn  (Jakobson 1970), non è stato giudicato pienamente soddisfacente (Vyncke 1970), dal momento che questi quattro teonimi non concordano nemmeno tra di loro (Parjanya presuppone, per esempio, un'affricata sonora [ʤ] laddove Perkū́nas ha l'occlusiva sorda [k], Perën-dí deriverebbe forse da un latino imperatorem, mentre il maschile Fjörgynn sembra essere secondario rispetto al femminile Fjörgyn) (Campanile 1994).

Più prudente attenersi alla vecchia etimologia proposta di Vittore Pisani, che si limitava a confrontare il teonimo Perun con il nome baltico del dio del tuono, che è in lituano Perkū́nas e in lettone Pērkons, ammettendo che in seguito la forma slava abbia perso l'occlusiva velare [k] per accostamento paraetimologico con il verbo antico russo perą «colpisco», passando inizialmente ad una forma *Perynu (conservata in diversi toponimi: Perinplanina, Perynskoj Monastir) e da questa al nome Perunŭ. I tre teonimi Perun, Perkū́nas e Pērkons sarebbero a loro volta derivati da un indoeuropeo *PERKUOS «quercia», forse nel significato originale di «signore della quercia» (Pisani 1949, Campanile 1994). Alcuni studiosi, quali Brückner e Jakobson hanno escogitato ingegnosi artifici per spiegare la perdita di [k] (Brückner 1918, Jakobson 1970).

Altri studiosi non concordano nella corradicalità di Perun con il gruppo Perkū́nas/Pērkons e sostengono che il teonimo slavo sia invece da connettere con il polacco piórun «tuono» o con l'ucraino pérun «lampo». Ma forse, il termine perunŭ dovette prima ipostatizzarsi come nome del dio, per essere poi passibile di designare il fulmine.

Qualunque sia la corretta storia etimologica del teonimo, il nome di Perun finisce per essere legato o con la «quercia» o con il «tuono». Ora queste due ipotesi non sono tra loro incompatibili, in quanto un legame tra il dio fulminante e la quercia sembra essere una costante di molte mitologie indoeuropee. In Grecia c'era uno Zeús Phēgōnaîos; in Frigia uno Zeús Bagaîos; a Roma si aveva parimenti uno Iuppiter Quercus, in ambito celtico uno Iuppiter Baginatis (Pisani 1949). Si può ancora ricordare la Silva Hercynia (< Percynia). La quercia era inoltre sacra a Þórr nel mondo germanico. D'altronde che anche gli Slavi adorassero il dio fulminante sotto le querce, lo attesta esplicitamente Costantino Porfirogenito nella sua Amministrazione dell'impero [9], dove scrive che certi slavi, sbarcati nell'isola di San Gregorio, celebrarono un sacrificio a Zeús presso un'enorme quercia. Il benedettino Herbord, nella Vita di Ottone, ricorda che la plebe di Stettino adorava una quercia. Se dunque la quercia era oggetto di venerazione e centro di pratiche culturali, ciò viene a rafforzare l'ipotesi di una connessione cultuale, oltre che etimologica, fra il nome del massimo dio slavo e il nome della quercia (Campanile 1994). Insomma, sia che richiami il fulmine sia che richiami la quercia, l'etimologia del nome di Perun finisce sempre per ricadere nel campo semantico legato al dio del tuono.

 

III - PERUN, DIO RUSSO O PANSLAVO?

Tra gli studiosi non c'è unanimità sul fatto che Perun fosse un dio esclusivamente variago-russo o che fosse conosciuto ad altri popoli slavi. La corrente conservatrice insiste su un culto di Perun limitato alla sola Russia (Stender-Petersen 1956, Meriggi 1952, Rybakov 1987), talvolta ancora limitandolo alla classe aristocratica (Aničkov 1914, Brückner 1918).

Ma che il culto del dio fosse diffuso in un modo o nell'altro presso tutti gli Slavi sembra attestato dal frequente tornare del suo nome nella toponomastica extrarussa: abbiamo infatti Prohn in Pomerania, Piorunowa e Piorunka in Polonia, Perunać nei Balcani e così via (Pisani 1949, Filipović 1954).

A favore di un culto panslavo di Perun, sono state proposte anche delle indicazioni linguistiche. Voci come il polacco piórun «tuono» o l'ucraino pérun «lampo» provengono probabilmente dal nome del dio e non viceversa. Molti detti e proverbi diffusi in tutta l'area slava, puntualmente fatti notare dagli antropologi, non indicavano necessariamente il dio folgoratore ma piuttosto il fulmine stesso: nei dintorni di Chełm si diceva ad esempio «la folgore cade anche sull'orfano» [na syrotu i perun bje], nei Carpazi si diceva «talvolta tuona a ciel sereno» [i v pogodu časom Perun b'e] e si augurava poco gentilmente «che ti colpisca un fulmine!» [ubij tebja perun!]. Vi sono, in tutto il mondo slavo, espressioni in cui la parola perun non sembra indicare la folgore ma piuttosto l'agente che la scaglia. Ad esempio in Slovenia, in una regione dove la voce perun come nome comune della folgore è del tutto sconosciuta, è stata registrata l'espressione «quando Perun batte» [ko je Perün bija] usata dai montanari per dire che tuona. In questo caso Perun non può essere che un nome di persona. Stessa cosa per un'espressione polacca traducibile con «va' al diavolo!» [iź do Pióruna!]. (Gasperini 1973)

Gasperini riferisce ancora un curioso episodio registrato in Ucraina. Nel 1901 era morto a Bystrikova, nel distretto di Starodub, un vecchio contadino che aveva l'abitudine, prima di accendere il fuoco nell'essiccatoio per asciugare il grano, di togliersi il berretto e farsi il segno della croce dicendo «Dio, dacci salute!» [Da i Bog, dra!]. Se gli si domandava a chi si rivolgeva, il contadino rispondeva:  «A chi, a chi? A Perun! Il fuoco non è mica uno scherzo!» [Komu, komu? Perunu, s agnem ni velikaja stuka!], e aggiungeva che così gli avevano insegnato a fare i vecchi. Per quanto isolato, secondo Gasperini, questo episodio dimostrerebbe l'infondatezza delle tesi di Aničkov e Brückner sul carattere aristocratico del culto di Perun (Gasparini 1973).

I fautori di un Perun panslavo citano solitamente un passo de La guerra gotica di Procopio di Cesarea, che non riporta il nome di Perun, ma tratta di un dio «fabbricatore della folgore» [astrapēs demiurgos], venerato presso gli Slavi.
 

Questi popoli infatti, Sloveni e Vendi, credono che signore di tutte le cose sia il solo dio fabbricatore della folgore ed a lui sacrificano buoi ed ogni specie di offerte. Nulla sanno del fato, né comunque riconoscono ad esso influenza alcuna sugli uomini; ma quando si trovino in pericolo di morte, o perché malati o perché guerreggiano, promettono, se scampino al pericolo, un sacrificio a quel dio, in grazia della vita; e, scampati, fanno il sacrificio promesso e credono di aver comprato a tal prezzo la propria salvezza. Adorano però anche fiumi e ninfe ed altre divinità e sacrificano ad essi tutti; e nel corso di questi sacrifici tirano gli auspici.

Procopio di Cesarea: La guerra gotica [III: 14]

La notizia di Procopio si riferisce più propriamente agli Slavi meridionali e sud-occidentali, ma il quadro che ci offre si adatta alle concezioni religiose degli Slavi orientali, in quanto distingue un dio supremo, padrone di tutte le cose e non dominato, come gli dèi greci, da un fato ferreo [heimarménē], più varie divinità inferiori tra cui i fiumi e le ninfe. Sembra probabile che in questo frammento si tratti proprio del dio folgoratore slavo che nella mitologia russa figurerà poi sotto il nome di Perun (anche se altri autori hanno piuttosto associato il dio di Procopio al deus deorum di cui parla Helmond a proposito degli Slavi del Baltico).

 

IV - PERUN, ESITO SLAVO DEL DIO-TUONO INDOEUROPEO

I primi studiosi di mitologia slava, ritenevano che Perun non fosse altro che un esito slavo del Þórr norreno, che i Variaghi avevano importato dalla Scandinavia in Russia, poi fusosi con una divinità tutelare autoctona (Rożniecki 1901). Questa ipotesi veniva giustificata col fatto che i grandi principi di Kiev, che giuravano nel nome di Perun, erano di stirpe variaga, ma anche col fatto che i nomi di Perun e Þórr derivavano entrambi, nelle rispettive lingue d'origine, dalla parola per «tuono», segno incontestabile di una «traduzione» del nomen scandinavo in una lingua slava (Vyncke 1970). Altri studiosi arrivarono addirittura a far dipendere completamente la figura di Perun da quella del Þórr germanico; Adolf Stender-Petersen riteneva che gli Slavi non avessero conosciuto affatto un dio del tuono finché il confronto con i dominatori variaghi non li spinse a crearne uno sulla falsariga di Þórr, a cui poi sarebbe stato dato un nome derivato dalla parola slava per «tuono» o «lampo» (Stender-Petersen 1956). Sulla stessa linea si pone anche, in tempi più recenti, il francese Régis Boyer, secondo cui Perun non era altro che il risultato della slavizzazione del dio scandinavo Þórr, con nome derivato per qualche ragione da quello della madre del dio, Fjörgyn (Boyer 1989).

Queste ipotesi derivano tutte, più o meno, dalla vecchia concezione degli Slavi originariamente animisti che in seguito avrebbero sviluppato un pantheon ricalcato su quello germanico, introdotto dai Variaghi. Un'ipotesi che non tiene conto di un retroterra culturale indoeuropeo comune tanto agli Slavi quanto ai Germani. Non è ammissibile che la figura di Perun derivi in tutto e in parte da quella di Þórr, né che il dio russo sia una slavizzazione dello scandinavo, anche se è senz'altro possibile che vi siano state strette influenze tra la religione variaga e quella antico-russa. Più probabilmente, Þórr e Perun sono figure omologhe, in quanto esiti differenti, l'uno germanico e l'altro slavo, del mitologema del dio-tuono, le cui radici affondano nella comune mitologia indoeuropea.

Si tratta di una divinità attestata in tutta l'area indoeuropea, i cui esiti sono Indra in India, Hēraklês in Grecia, Tarhunta in Anatolia, Þórr in Scandinavia e Taranis in Gallia. In sintesi, l'archetipo di un re degli dèi, armato di folgore e protettore dell'ordine cosmico. Sarebbe sciocco presumere che gli Slavi, anch'essi di origine indoeuropea, mancassero di un elemento così importante del comune patrimonio. Questa visione di Perun come esito slavo del dio indoeuropeo del tuono è ammessa oggi da molti dei principali slavisti (Michajlov 1995).

Le non molte informazioni che abbiamo su Perun sono coerenti nel ricondurre la figura del dio verso il mitologema del dio-tuono indoeuropeo. C'è innanzitutto il carattere di Perun, quale dio guerriero, signore del tuono e della tempesta, a inquadrarlo senza alcun dubbio nella seconda funzione, insieme ad Indra e Þórr. Anche il legame con la quercia, attestato dalle fonti e forse anche etimologico, è un chiaro indizio che il dio va allineato con i vari Phēgōnaîos, Bagaîos, Quercus e Baginatis diffusi in tutta l'area indoeuropea, e questo è un altro chiaro indizio che abbiamo a che fare con dio fulminante. Sappiamo ancora che Perun era considerato il re degli dèi, e questa è di nuovo la collocazione tradizionale del dio-tuono indoeuropeo (si veda Indra nel pantheon vedico), detentore di una regalità guerriera, più diretta e attiva rispetto alla distaccata supremità che appartiene invece al dio-cielo.

Questo punto è molto importante in quanto risolve un'ambiguità rimasta in sospeso per decenni, se Perun sia da considerare o meno il dio supremo del pantheon paleorusso. Il punto è che gli studiosi hanno sempre finito col riferire le altre mitologie al modello classico, ragione per cui tutte le divinità supreme venivano confrontate con lo Zeús greco. In realtà il pantheon greco mostra caratteristiche provenienti dall'area semitica e la regalità di Zeús, essenzialmente una supremità celeste, non è confrontabile con la regalità indoeuropea che appartiene invece alla seconda funzione, inerente la forza guerriera. Per questa ragione, mentre alcuni studiosi confrontavano Perun con Zeús, facendone il dio supremo del pantheon russo, altri si affrettavano a negare l'ipotesi, non pienamente giustificata dai dati filologici e dalle fonti antiche. A causa della confusione del modello classico, molti autori finivano per confondere il dio-tuono con il dio-cielo, il primo portatore di una regalità guerriera e il secondo di una supremità celeste.

Il punto è che l'evoluzione dei vari esiti del dio-tuono nelle varie culture indoeuropee ha portato diversi spostamenti di funzioni e di poteri, spesso addirittura con declassamenti del dio-tuono a favore di altre divinità. I dati per il mondo slavo sono limitati, ma abbiamo l'impressione che Perun sia rimasto abbastanza fedele all'archetipo originale. Come il vedico Indra, il russo Perun conservava la sua posizione regale e intanto rimaneva a tutti gli effetti un dio guerriero. Se il traduttore russo della greca Vita di Gregorio il Taumaturgo di Gregorio di Nissa, rendeva col vocativo Perune il greco Zeû, identificando di fatto il dio-tuono slavo con il dio-cielo greco, è soltanto perché in Grecia le caratteristiche interenti alla regalità guerriera e al carattere fulminante appartenevano al dio-cielo, Zeús, il quale le aveva però usurpate all'originario dio-tuono Hēraklês. Nell'evoluzione del mito greco, Hēraklês era stato declassato al rango di semplice eroe e, perduti i fulmini, aveva dovuto accontentarsi di spacciare i mostri con una semplice clava, mentre Zeús era stato ridisegnato secondo il modelle delle divinità supreme del Medio Oriente: insieme alla supremità celeste aveva assunto in sé la regalità e il potere sui fulmini, ma non era mai diventato un dio guerriero e non aveva mai avuto nulla a che fare con la seconda funzione.

Diciamo questo per eliminare le false interpretazioni: è logico che gli antichi osservatori - e molti moderni studiosi - finissero per il confrontare Perun con Zeús, ma le due divinità, per quanto presentassero caratteristiche analoghe, non erano assolutamente omologhe. Perun - ripetiamo - è l'esito slavo del dio-tuono  indoeuropeo: un re degli dèi, un dio guerriero, appartenente alla seconda funzione, un nume fulminante a cui è sacra la quercia e il cui giorno sacro è il giovedì. Ma non è affatto un dio-cielo, cosa che invece Zeús era in origine e rimase sempre.

 

V - SOPRAVVIVENZA DI PERUN NELLA FIGURA DEL PROFETA ELIA

Molti dati interessanti sulla natura del Perun slavo si possono ancora desumere dall'agiografia cristiana, tenendo conto che in tutta l'area slava orientale e meridionale le funzioni di Perun passarono al profeta biblico Elia.

È indicativo il fatto che, quando nel 945 i Russi stipularono il trattato di pace con i Greci, il gran principe Igor' Rjurikevič con i suoi pagani prestò giuramento «sulla collina, sulla quale era Perun», mentre i Russi cristiani «prestarono giuramento nella chiesa di Sant'Elia» (Cronaca degli Anni Passati [6453/945]). Per alcuni studiosi, come il Brückner, questo passaggio da Perun ad Elia non sarebbe mai avvenuto e ciò che il popolo slavo racconta di Elia il Folgoratore [Il'ja Gromovnik] non concernerebbe affatto Perun; al contrario, il folklore cristiano, greco e russo, avrebbe attribuito ad Elia  il dominio delle nubi e delle folgori a causa della somiglianza del suo nome con quello greco del sole, hḗlios (Brückner 1918). L'ipotesi di Brückner è ridicola: non si è mai trovato nel folklore che Elia sia assimilabile al sole, né si capisce perché il sole avrebbe un legame con nubi e tuoni. Piuttosto, l'immagine biblica del profeta Elia che sale in cielo sul suo carro di fuoco è facilmente assimilabile a quella di un dio-tuono, simile a Indra o Þórr, che si muove tra le nubi sul suo carro, il cui frastuono produce i temporali.

In molti racconti popolari slavi troviamo Elia nel posto in origine probabilmente riservato al dio tuono Perun. Nella fiaba serbocroata del matrimonio tra Mesjac [la luna] e Danica [la stella del mattino], di cui esistono diverse versioni, si racconta che primo padrino era Dio, secondo padrino era San Pietro, djever era San Giovanni e stari svat Elia il Folgoratore [Ilija Gromovnik]. Allorché Dio assegna agli invitati i doni nuziali, dà ad Elia il tuono, il fulmine e i dardi (Vuk 1841, Andrić 1909). In altre versioni della fiaba jugoslava questo avviene quando, subito dopo la creazione, Dio assegna ai suoi santi funzioni di governo sulla terra ed in questa occasione Elia ottiene il tuono e la folgore (Grbić 1925, Čajkanović 1934).

Ma questa fiaba non è altro che l'esito della leggenda del matrimonio celeste diffusa, in un modo o nell'altro, in tutta l'Europa orientale. Non soltanto tra gli Slavi, ma anche tra i Balti e addirittura tra molti popoli ugrofinnici. Nella versione lettone, è il dio-tuono Pērkons ad essere invitato al matrimonio di una figlia di Diēvs con Mēness [la luna]. Presso i Mordvini troviamo il dio-tuono Purgine-paz arrivare in cielo a bordo di una trojka per sposare V'ezargo, la figlia del dio-cielo: e la trojka - come il carro di fuoco di Elia - fa tremare la terra e sprizza scintille.

D'altronde non dobbiamo dimenticare che le funzioni di Elia come successore del dio del tuono in epoca cristiana sono diffusi dal Caucaso alla Finlandia. Tra gli Osseti, Elia compare nelle vesti del dio del tuono Wacilla; in Georgia Elia è di nuovo divinità del tuono, sebbene il Karst, come fa Brückner per gli Slavi, pretende che nel Caucaso Elia non abbia nulla a che vedere col profeta biblico e risalga ad un georgiano elua, il lampo (Karst 1948). In Finlandia, Elia succede al dio folgoratore Ukko.

 

Bibliografia essenziale

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[BIBLIOGRAFIA]

Sezione Miti - Holger Danske.
Area Slava -
Koščej Vessmertij.

Creazione pagina: 26.10.2004
Ultima modifica:
13.10.2005

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