VELES
Il signore della poesia e degli armenti

MITOLOGIA SLAVA  - Miti

Per quanto fosse un dio di una certa importanza, Veles non era rappresentato tra i sei idoli che si levavano sul colle di Kiev, ma sembra venisse adorato nella parte bassa della città. La natura di Veles è stata oggetto delle ipotesi più discordanti: signore degli animali? patrono dei poeti? re del mondo dei morti?

NARRATIVA
  1. Veles, il garante della pace
  2. Veles, il signore della poesia
  3. Veles, il dio degli armenti
    Fonti

SAGGISTICA
  1. Presenza di Veles nelle fonti antiche
  2. Analisi etimologica
  3. Interpretazioni della figura di Veles
  4. Veles: esito slavo del dio-vento indoeuropeo
  5. Il mito «principale»
    Bibliografia essenziale

1 - VELES, IL GARANTE DELLA PACE

"Velesŭ" - Illustrazione di Andrej Klimenkoei trattati di pace che i gran principi di Kiev strinsero con gli imperatori di Costantinopoli - lo abbiamo visto - la parte russa chiamava a testimone Perun della sacralità del proprio giuramento. Ma in certi passi, il dio supremo era invocato insieme a un altro nume: Veles il signore degli armenti!

Si ricorderà che, nell'anno 6415 [907], quando venne conclusa la pace con gli imperatori di Costantinopoli, il saggio Oleg, reggente di Kiev, ed i suoi uomini giurarono, secondo la legge russa, su Perun e sulle lame delle proprie spade, e inoltre su Veles il dio degli armenti.

Quando, nell'anno 6479 [971], le vicissitudini storiche portarono i Russi a stipulare di nuovo la pace con Bisanzio, furono parimenti invocata la medesima coppia di dèi. - Che io e coloro che sono con me e sotto di me, siamo maledetti da quel Dio in cui crediamo, da Perun e da Veles dio degli armenti! - Queste furono le parole del gran principe Svjatoslav Igorevič, che di tale patto fu il garante.

Non piccola era dunque l'importanza di questo dio Veles se compariva nei giuramenti e nei sacri patti insieme al supremo Perun. Sappiamo che il suo idolo non si trovava sulla cima della collina di Kiev insieme ai simulacri degli altri dèi: sembra piuttosto che fosse posto nella parte bassa della città. La ragione di questo fatto non è chiara: forse Veles era un dio ancora più antico, vicino al cuore e all'anima delle genti slave, mentre i nobili variaghi erano devoti a Perun. E forse, associando le due divinità a testimoni di un medesimo giuramento, si chiamavano a testimoniare insieme i patroni del popolo e quello dei loro dominatori.

 

2 - VELES, IL SIGNORE DELLA POESIA

a non sappiamo se sia davvero così, e d'altronde il popolo slavo - ci informano gli evangelizzatori cristiani - adorava tanto Perun quanto Veles. Sembra piuttosto di capire che, mentre Perun era un dio legato al cielo temporalesco, che poteva sentirsi a suo agio in cima alle colline, Veles doveva essere al contrario un nume oscuro e sinistro, legato alla terra, alle anime dei morti, alla magia e al vaticinio.

Crediamo che gli stregoni, i volchvi, guardassero a Veles come al loro patrono. Che i poeti e i vati lo venerassero è certo. Lo stesso Bojan, il più grande poeta dei tempi pagani, era detto «nipote di Veles». La sfera di appartenenza del dio era misteriosa, buia, infera, ctonia. Forse si opponeva a Perun come la notte si oppone al giorno, in una sorta di complementarità che insieme abbracciata tutti i livelli dell'essere.

 

3 - VELES, IL DIO DEGLI ARMENTI

cristiani, i quali ben sapevano che dietro al nome di Veles si nascondeva non un dio ma un dèmone, si limitarono a passare i suoi attributi e le sue funzioni a San Nicola, o San Biagio.

San Biagio [Vlasij] era, come Veles, il patrono protettore delle bestie e degli armenti. E infatti quei fuochi che ancora oggi vengono accesi nella ricorrenza del santo, in modo che le bestie passandoci in mezzo vengano purificate dalle malattie, sono quegli stessi fuochi che una volta i nostri antenati accendevano un tempo a Veles.

 

Fonti

I - PRESENZA DI VELES NELLE FONTI ANTICHE

La Cronaca degli Anni Passati non cita Veles tra le sei divinità del «Canone di Vladimir», i cui idoli si levavano sulla collina di Boričev in Kiev. Anche questa, seppur in negativo, è un'informazione preziosa. Il testo infatti non ignora l'esistenza di Veles, ma lo nomina, insieme a Perun, in due dei tre trattati di pace stipulati dai gran principi di Kiev con i Bizantini.

Царь же Леонъ со Олександромъ миръ сотвориста со Олгом, имшеся по дань и ротЂ заходивше межы собою, целовавше сами крестъ, а Олга водивше на роту и мужи его по Рускому закону, кляшася оружьемъ своим, и Перуном, богомъ своим, и Волосомъ, скотьемъ богомъ, и утвердиша миръ.

Gli imperatori Leone ed Alessandro la pace conclusero con Oleg, accordandosi sul tributo e dandosi scambievole giuramento, baciarono la croce e Oleg invitarono a prestare giuramento, e gli uomini di lui secondo la legge russa giurarono sulle proprie armi, e su Perun, loro dio, e su Veles, dio degli armenti, e stipularono la pace.

Cronaca degli Anni Passati [6415/907]

Аще ли от тЂхъ самЂхъ прежереченыхъ не съхранимъ, азъ же и со мною и подо мною, да имЂемъ клятву от бога, въ его же вЂруемъ в Перуна и въ Волоса, скотья бога, и да будемъ золоти, яко золото, и своимъ оружьемь да исЂчени будемъ.

Se non osserveremo qualche articolo [di questo patto], che io e coloro che sono con me e sotto di me, siamo maledetti da quel Dio in cui crediamo, da Perun e da Veles dio degli armenti; e che diventiamo gialli come l'oro e che la nostra stessa arma ci trafigga.

Cronaca degli Anni Passati [6479/971]

Il dio è poi nominato in un passo del Canto della schiera di Igor', dove il cantore Bojan è detto «nipote di Veles»:

Чили въ спЂти было вЂщей Бояне велесовъ внуче...

Invece così avresti dovuto cantare, o profetico Bojan, nipote di Veles...

Canto della schiera di Igor' [12]

Il nome del dio è infine attestato nei testi ecclesiastici. Compare nel Sermone del Christoljubec, tra gli elenchi delle false divinità invocate nel corso dei bacchetti. Lo troviamo poi nella  Discesa della Vergine all'Inferno un apocrifo russo del XII secolo, dove viene opportunamente demonizzato:

Ed essi fecero divinità dei dèmoni [chiamati] Trojan, Chors, Veles e Perun, ed essi adorarono questi dèmoni malvagi essi li adorarono.

La discesa della Vergine all'Inferno

D'altronde lo ritroviamo ancora, sempre come nome di un diavolo, nella demonologia cristiana dei secoli XV e XVI.

 

II - ANALISI ETIMOLOGICA

Il nome del dio Veles è attestato in antico russo in due forme alternative: Velesŭ e Volosŭ.

Inaccettabile l'etimologia proposta da Roman Jakobson che faceva risalire la forma Velesŭ a un protoslavo *velsŭ, col significato di «che ha vista [vel-] buona [-sŭ]», da cui sarebbe regolarmente derivata la forma alternativa Volosŭ (Jakobson 1962). Tale composto è assolutamente impossibile giacchè in tutte le lingue indoeuropee - ivi comprese le slave - l'elemento *sŭ funge unicamente da prefisso e mai da suffisso (Campanile 1994).

Un'altra etimologia riconduceva il nome del dio al verbo velěti «stabilire, decidere», di modo che Veles veniva interpretato come un dio del destino (Vyncke 1970). Hanno avuto tuttavia maggior consenso gli accostamenti con l'antico russo vlŭchvŭ «vate» e vlŭšĭba «magia» (Pisani 1949)

 

III - INTERPRETAZIONI DELLA FIGURA DI VELES

L'idea che Veles sia un dio del bestiame scaturisce dai giuramenti legati a due dei tre trattati di pace con i Bizantini, citati nella Cronaca degli Anni Passati [6415/907, 6479/971], dove la parte russa giura su «Perun il proprio dio» [Perunŭmĭ bogŭmĭ svoimĭ] e su «Veles il dio degli animali» [Volosŭmĭ skotĭemĭ bogŭmĭ]. Se ne è concluso che i due dèi avessero due diversi campi di competenza, l'uno come dio degli uomini, e l'altro come dio sugli animali, sì che l'invocarli congiuntamente nel giuramento significava chiamare come testimoni coloro che presiedono ad ogni forma di vita (Campanile 1994).

Invece, nel trattato di pace del 945, riportato in Cronaca degli Anni Passati [6453/945], è detto che il gran principe Igor' andò sulla collina per fare offerte a Perun, ma senza citare Veles. Di qui, supponendo che Perun fosse il dio tutelare del principe e del suo seguito, Frans Vyncke ha concluso che «logicamente» Veles sarebbe stato il protettore dei guerrieri (Vyncke 1970). La logica di Vyncke francamente ci sfugge: il gran principe Igor' era senza dubbio un guerriero egli stesso.

Altri studiosi sono invece arrivati alla conclusione che Perun fosse un dio importato dai conquistatori variaghi, cosa che spiegherebbe la sua posizione accanto al palazzo del gran principe, mentre Veles sarebbe stato un dio nazionale slavo (Bazzarelli 1991) e come tale il suo idolo sarebbe stato escluso dalla collina e relegato nella parte bassa della città. Quest'idea, approvata dalla scuola di pensiero secondo la quale il pantheon slavo fosse d'importazione germanica, comporterebbe che Veles fosse una divinità molto antica e ben radicata nelle tradizioni slave; in realtà, se anche Perun fosse legato alle classi superiori e Veles alle inferiori, questo non indicherebbe che l'uno sia d'origine germanica e l'altro di origine slava. Come cercheremo di dimostrare, sia Veles che Perun sono probabilmente delle divinità slave appartenenti al medesimo sistema teologico.

Lo strano attributo di «dio del bestiame» [skotĭemĭ bogŭ] ha portato al sospetto che la figura di Veles fosse una «paganizzazione» di San Biagio, vescovo di Sebaste, che in epoca cristiana era considerato il santo protettore delle mandrie e degli armenti. Ma anche questo sembra improbabile, in quanto i giuramenti citati nella Cronaca sono avvenuti in epoca precedente alla conversione della Russia. Secondo Brückner, il redattore della Cronaca degli Anni Passati avrebbe gabellato Veles per un dio del bestiame proprio perché questa era la specializzazione di San Biagio (Brückner 1918). Il nome originale del dio sarebbe stato dunque Velesŭ: la forma alternativa Volosŭ, attestata nella Cronaca, suggerirebbe appunto una confusione del teonimo col nome russo di San Biagio [Vlasij].

Per Vyncke, il curioso attributo di Veles di «dio del bestiame» non si riferirebbe ad una sua funzione di divinità tutelare del bestiame, ma solo ad uno dei suoi aspetti minori. Lo studioso nota come il giovane partner della dea-madre, nella storia delle religioni, sia spesso un pastore (Vyncke 1970). Si tratta però di un'ipotesi senza fondamento: non abbiamo indicazioni che Veles fosse legato a una dea-madre (quale dea madre?) e paragonarlo a una sorta di Tammûz slavo ci pare un tantino eccessivo.

Che la figura di Veles sia più complessa di quella di un semplice «dio del bestiame» ci viene rivelato, quasi di soppiatto, dalla citazione del nome del dio presente nel Canto della schiera di Igor', dove il vate Bojan è detto «nipote di Veles». Bojan era il grande cantore delle glorie del tempo passato, il detentore delle antiche tradizioni, le cui capacità erano sentite di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi aedo dei tempi successivi. Poiché il suo nome viene avvicinato a quello di Veles, ecco che il dio ci appare improvvisamente nella veste di un nume della poesia e del vaticinio, come del resto sembra confermato dall'etimologia che riconnetterebbe il nome del dio all'antico russo vlŭchvŭ «vate» e vlŭšĭba «magia».

Su questa linea è Edgardo Saronne che riunisce le due specificazioni di Veles definendolo «una sorta di Apollo slavo, dio delle mandrie e dei poeti» (Saronne 1988). La definizione di Saronne è tuttavia soltanto descrittiva: lo studioso non tenta alcuna ipotesi comparatistica. In realtà la figura di Veles - come ora vedremo - sembra appartenere a tutt'altro mitologema.

 

IV - VELES: ESITO SLAVO DEL DIO-VENTO INDOEUROPEO

Il dio vento indoeuropeo, nella nostra ipotetica ricostruzione, è un dio legato al soffio creatore, all'ebbrezza poetica e alla poesia. E poiché la poesia è sapienza, il dio-vento è il signore della magia, che agisce e combatte e seduce grazie alle sue arti stregonesche. E poiché poesia e magia vanno a braccetto con la scrittura, egli sarà il creatore dell'alfabeto, delle note musicali, del tenere i conti. È l'artigiano, l'inventore, l'eroe culturale. Il dio-vento si muove ovunque, con grande rapidità. Scorta i viaggiatori, i pellegrini, i mercanti lungo le strade, ed è anche il dio sciamano che conduce le anime dei morti all'aldilà. È un dio economico, legato alla pecunia, al bestiame, alle proprietà. All'occorrenza il dio-vento è astuto, inganna, froda, imbroglia, mente. È il dio dei ladri e degli ingannatori. È il trickster.

Ovviamente, nelle diverse culture derivate dalla comune matrice indoeuropea, la figura e il ruolo del nostro dio-vento andarono incontro a profondi mutamenti. Le fasi di questa evoluzione ci sono sconosciute: conosciamo soltanto i loro esiti finali, allorché tali culture cominciarono a registrare per iscritto le tradizioni mitologiche. Il dio-vento compare come Vāta in India, Hermês in Grecia, Mercurius a Roma, Mercurius/Lúg tra i Celti, Wotan/Óðinn tra i Germani. Secondo la nostra interpretazione, Veles potrebbe essere appunto l'esito slavo di questo dio-vento indoeuropeo.

Dalle considerazioni sovraesposte scaturisce infatti un'immagine del dio Veles come di una sorta di signore della magia, forse intesa come conoscenza dei canti magici o come sciamanesimo. Ciò sembra confermato dall'etimologia che ricondurrebbe il teonimo nel campo delle parole antico-russe vlŭchvŭ «vate» e vlŭšĭba «magia» (Pisani 1949). Si ricordi ancora una volta il famoso verso del Canto della schiera di Igor', dove il vate Bojan è detto «nipote di Veles».

Nella mitologia germanica, Wotan/Óðinn era tra le altre cose il dio della poesia e della magia. Egli deteneva l'idromele della poesia, che elargiva in dono ai poeti, ma era anche il dio che aveva inventato le rune, capace di incantesimi e canti magici, il cui sguardo spargeva il terrore sugli eserciti. Il nome del dio si fa derivare da una radice germanica *u (da cui il gotico wôds «posseduto», l'anglosassone wōþ «canto», il norreno óðr «ebbrezza poetica», il tedesco Wut «furore»), radice che nei suoi esiti germanici designa l'ebbrezza, l'eccitazione, il genio poetico. Le parole indoeuropee imparentate alludono alla violenti ispirazione poetica e profetica, la capacità quasi mistica della poesia di penetrare i misteri dell'essere (latino uates, antico irlandese faith). (Dumézil 1959)

Ne deriva che Veles e Óðinn sono due figure divine legate all'ispirazione e alla divinazione, divinità che vati e poeti consideravano loro patroni e ispiratori, e insieme, due dèi esperti nelle arti magiche e nello sciamanesimo.

È doveroso ricordare qui la straordinaria figura di Volch Veslav'evič, un eroe che, dopo la scomparsa degli dèi slavi, farà la sua comparsa nelle ballate popolari russe. Guerriero e insieme stregone, dai tratti sciamanici, dotato di esoteriche conoscenze, in grado di interpretare il linguaggio degli animali e capace di inaudite metamorfosi, questo personaggio deriva il suo nome da quello degli antichi stregoni slavi, i volchvi. È la stessa radice vlŭchvŭ che sembra alla base del nome di Veles. Non ci stupiremmo affatto se questa singolare figura di eroe dagli spiccatissimi tratti odinici, figlio di una principessa e di un serpente, non sia che la trasformazione finale dell'antico dio Veles.

Ma Wotan/Óðinn era anche il signore della Valhöll, dove regnava sui guerrieri caduti in battaglia. Nulla del poco che sappiamo di Veles ci autorizza a interpretarlo come un signore dei morti, anche se già Brückner a suo tempo aveva proposto un possibile legame tra il nome di Veles e le anime dei morti lituane, le Vė̃lės, associando quindi il dio slavo agli dèi baltici dell'oltretomba, il lituano Vélnias e il lettone Veļns, i cui nomi sarebbero divenuti in seguito quelli del diavolo (Brückner 1918).

Pisani, mettendo insieme le caratteristiche di dio del bestiame e del vaticinio, aveva pensato a suo tempo una divinità simile al greco Pán e «al suo doppione» Hērmês. Pisani trascura tuttavia di ricordare un elemento ancora più importante: che Hērmês, in qualità di dio che accompagnava i viandanti sulle strade, aveva anche un carattere psicopompo e scortava i morti nell'aldilà. (Pisani 1949).

Questa serie di significati tra loro interlacciati offre una buona chiave di lettura per interpretare la figura di Veles. A nostro avviso, una correlazione a largo spettro tra tutte queste figure, ci consente di dimostrare la loro omologia. Crediamo vi siano buone probabilità che Veles sia l'esito slavo del mitologema del dio-vento indoeuropeo. Un parente slavo di  Hērmês e di Óðinn, la cui figura sopravvisse nell'epica russa contribuendo a forgiare quella di Volch Veslav'evič.

 

V - IL «MITO PRINCIPALE»

L'espressione «mito principale» è stato introdotto da due studiosi russi, Vjačeslav Ivanov e Vladimir Toporov, e viene utilizzato tuttora da una nutrita scuola di loro seguaci. Cercando di fornire una visione quanto più ampia e sistematica del modello cosmico slavo-orientale, i due studiosi hanno riconosciuto la presenza, al livello superiore, di due divinità, Perun e Veles, a cui si aggiungeva un personaggio femminile (che nella tradizione russa si trattava probabilmente di Mokoš'). Queste due divinità rappresentavano rispettivamente, secondo gli autori, la seconda e la terza funzione, cioè quella guerriera e quella economica, ed erano collegate tra loro come personaggi partecipanti al presunto «Mito principale».

Rifacendosi al motivo, proprio di ogni tradizione mitologica sviluppatasi dalla mitologia indoeuropea, «della lotta della divinità della tempesta contro un avversario ctonio» (secondo l'espressione usata nel sunto di Michajlov), il quale, nella visione dei due studiosi, poteva essere via via «diavolo, mostro che vive sotto terra, drago, serpente». Nell'esito slavo-orientale di questo mito, il dio della tempesta Perun, che abitava in cielo o, secondo altre fonti, sulla cima di una montagna, perseguitava il suo nemico Veles, che abitava invece sulla terra o nel sottosuolo e che poteva apparire anche sotto forma di un serpente o di qualche altro animale ctonio. La causa dell'ostilità tra le due divinità stava forse nei rapimenti, da parte di Veles, del bestiame o degli uomini. In alcune versioni si poteva trattare anche del rapimento della sposa di Perun. Durante la battaglia, Veles, perseguitato ed attaccato dal suo avversario celeste, si nascondeva sotto un albero o sotto un sasso, si trasformava in cavallo, uomo o mucca. Perun, lottando contro Veles, colpiva gli alberi con il fulmine, spaccava i sassi, spaventava l'avversario con il tuono. La vittoria di Perun veniva infine celebrata con la pioggia, che prometteva l'abbondante raccolto alla fine della stagione (Ivanov & Toporov 1974 e 1992, Michajlov 1995).

La ricostruzione del «Mito principale» di Ivanov e Toporov si basa, in parte, sul materiale folkloristico lituano e lettone. Il ricorso alle analogie baltiche è in questo caso fondato poiché dobbiamo tener presente l'esistenza di uno stadio balto-slavo precedente alla tradizione slava. Se in questo i due studiosi russi non sbagliano, la difficoltà sta piuttosto nel fatto che il patrimonio folkloristico baltico è estremamente corrotto. Anche se nelle dainas (i canti popolari lettoni e lituani, di cui esiste un archivio immenso e in gran parte ancora inedito) appaiono motivi e personaggi di straordinaria antichità, essi sono stati riutilizzati in forma estremamente frammentaria e dissociata.

Il mito a cui si riferiscono i due autori, diffuso in tutte le mitologie indoeuropee, sembra essere piuttosto quello dell'uccisione, da parte del dio-tuono, del serpente cosmico che avvolge il mondo e trattiene le acque causando la siccità. I modelli sono la lotta di Indra con Vṛtra in India, di Tarhunta contro Illuyanka in Anatolia, di Þórr contro Jörmungandr in Scandinavia, eccetera. In tutti questi casi nulla si riduce a un semplice furto di vacche od al rapimento di una moglie: è in gioco l'equilibrio e la continuazione dell'universo. Ora, anche se Veles fosse una divinità ctonia, nulla ci autorizza a ritenerlo per questo un personaggio «negativo» ed opposto a Perun. Se l'omologia col dio-vento, da noi tracciata, è corretta, Veles verrebbe ad essere un dio dei morti, sì, ma alla maniera di Hērmês ed Óðinn. Dunque un personaggio appartenente soprattutto alla prima funzione e soltanto secondariamente alla terza.

Il motivo di uno scontro, nella tradizione popolare baltica, tra Pērkons/Perkū́nas e Veļns/Vélnias, ha sicuramente un'origine e una finalità differente: si può anche pensare a un'influenza cristiana, in cui il dio dei morti venne associato al diavolo. Ma sicuramente non ci autorizza a identificarlo come «mito principale» degli antichi popoli slavi.

 

Bibliografia essenziale

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[BIBLIOGRAFIA]

Sezione Miti - Holger Danske.
Area Slava -
Koščej Vessmertij.

Creazione pagina: 26.10.2004
Ultima modifica:
20.10.2005

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